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Lo sapevamo, ma non eravamo pronti. La Lazio prende un punto ad un Torino tonico, che se la mangia fisicamente e che mozzica per 90', ma noi lo sapevamo. La Lazio pareggia alla maniera meno Sarrista di sempre: lancio lungo di Reina, torre del lungagnone Milinkovic, rigore guadagnato dall'altro lungagnone Muriqi (che forse fa la cosa migliore da quando è a Roma).  Lo sapevamo che sarebbe stata dura, una specie di scorpacciata di sassi. Che hanno la stessa consistenza di certi errori, certe imprecisioni tecniche, certi movimenti storti. Certi imbarazzi.

IL MERCATO GLI IMBARAZZI A FORMA DI FULMINE - Lo sapevamo: che contro il Torino oramai è un mezzo derby per varie vicissitudini, che è sempre così, che vorrebbero sempre mangiare la testa ai giocatori della Lazio e in particolare ad Immobile per ordine del loro grande burattinaio, che è un po' il grande burattinaio di tante cose ma ok. Lo sapevamo, sapevamo che sarebbe stato difficile, che avremmo pareggiato partite durissime, sapevamo che avremmo avuto bile, e nervosismo, che questo processo di formazione al Sarrismo era una specie di addestramento dei Navy Seals per le nostre coronarie. Lo sapevamo, sapevamo che la società ha fatto un mercato buono nei numeri ma che si sta rivelando meno buono sul campo. Se oggi Cataldi ha di nuovo dimostrato come mai la Lazio ci punta al posto di Leiva, nello stesso tempo l'assenza imbarazzante di un terzino destro di ruolo mette alla berlina due buoni esterni destri, Marusic e Lazzari, che da punti imprescindibili delle sgroppate Inzaghiane si ritrovano sempre in difficoltà, sempre sul chi va là, sempre pronti a prendersi la mazzata micidiale. Aina ha fatto quello che ha voluto su Marusic, Pjaca è salito in testa a Lazzari sul gol. Imbarazzi che furono fulmini, a forma di fulmine per dirla come Vasco Brondi. Sicuramente si adatteranno, nel frattempo buona bile a tutti.
LO SAPEVAMO - Sapevamo che alla fine la Lazio, questo gruppo, questi ragazzi hanno una fottuta anima di ferro, che alla fine loro non mollano, che in questo momento in cui fisicamente meh, in cui il gioco si sta trovando, le misure pure, i Sarrismi qualcosina (Pedro, ecco quell'azione di Pedro) alla fine bisogna fare più punti possibili nell'unico modo che in questo momento è possibile: soffrendo le pene dell'inferno, mangiando sassi, camminando sulle ginocchia, con tutto quello che il calcio può dare tranne il pallone, che oramai zappiamo, sgraffiamo, sbattiamo, ma di certo non giochiamo con delicatezza. Lo sapevamo che con Sarri avremmo avuto sorprese: Muriqi sembra andare a velocità tripla rispetto ad Immobile - che pure ha già fatto 6 gol, e pure stavolta il suo l'ha fatto, segnando senza aver mai tirato in porta praticamente (anche se quel colpo di testa...) - che Pedro è bellissimo da vedere, utile, intelligente, che Felipe Anderson dopo 60 minuti di corsa su e giù comincia a vedere le stelle senza Virgilio al fianco. Che Acerbi ancora meh, per favore serve una versione decisamente migliore. Abbiamo archiviato questa doppia senza allenatore, non ce ne voglia Martusciello ma Sarri ci serve. Ci serve vederlo, ci rincuora, ci serve nelle interviste, nelle parole che spiegano, che mettono a terra, che ci confermano. Sarri è una conferma continua, la squadra ancora no, ma pazienza: lo sapevamo, sapevamo quanto sarebbe stata dura all'inizio. Quanto dura questo inizio? Sapevamo che poteva durare molto. Come per tutte le cose belle, ci vorrà tempo e fiducia. Anzi fede. In questa squadra, in questo modo di giocare, in questo allenatore. Senza sfilacciarsi, senza sentire i profeti di sventure o i nervosismi - giusti, necessari persino - del momento. Sarri ci serve, ci serve la sua conferma che stiamo camminando sulla strada giusta. E pazienza se è dura, sassosa, tremenda e perfino il Torino sembra quasi imbattibile: se è quella di Sarri, allora è quella giusta. Lo sapevamo, ma siamo pronti?