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Due rigori in 30 secondi, l'accusa di Tare dopo Milan-Lazio è pesante: ce lo aspettavamo. In settimana non si è parlato d'altro a Roma: di come le lamentele del Milan post-Juve avrebbero complicato la gara all'inverosimile per Rocchi. Partiamo da qui: Rocchi ha in canna il rigore, ne dà subito uno che nemmeno nei peggiori bar di Caracas, riuscendo a vedere con gli infrarossi un tocco di braccio che nemmeno il VAR più spudorato ha potuto avallare. Per correttezza estrema è perfino andato a vederlo, per sicurezza si è anche chiarito con Gattuso. Durmisi commette una leggerezza, ovvio, nell'azione dopo: non ha capito che qualsiasi cosa successiva in area sarebbe diventato rigore, in un momento molto delicato, come ha candidamente ammesso un uomo di campo come Guidolin, in commento tecnico. E così è stato: ma non è stato così su Milinkovic. 

Già, perché Rodriguez lo tocca in area, in quella che, va detto, è stata una battaglia furibonda. E Rocchi non l'ha visto, non l'ha voluto rivedere e su DAZN un costernato Guidolin per cinque secondi cinque ha perfino candidamente ammesso che il contatto c'era. Ma oramai il pistolero Rocchi era scarico, andata così. La gara si è giocata sul filo di lana, la Lazio avrebbe preferito perderla per un tocco di classe. Non va così a Milano: dopo il fallo di mano di Cutrone, non visto, stavolta è apparso un fallo di mano sulla via di Damasco, pardon, di Rocchi. L'apparizione lo ha folgorato. Diciamolo con forza, proprio noi: stavolta il VAR ha evitato a Rocchi di finire sulle prime pagine di tutti i giornali per un colossale abbaglio. 

Il discorso sull'arbitro, che ha comunque diretto una gara tesissima, pesantissima, giocata ad alta intensità secondo me BENE (lo scrivo maiuscolo perchè credo davvero che abbia tenuto in mano l'incontro fino al rigore di Acerbi), lo chiudiamo: perché la Lazio, dopo due gare decisamente indecorose, ha tirato fuori anima, gambe, coraggio, determinazione. Questa squadra merita almeno di giocarsela fino alla fine: non so se ce la farà, probabilmente rimarrà tutto aperto, tutto dipenderà dal famoso recupero contro l'Udinese. La furibonda rissa finale fa capire che il ritorno di Coppa Italia ci vorrà molta camomilla per viverlo con un minimo di raziocinio. Quello che la Lazio ha avuto per tutta la partita: ha atteso e provato a colpire, coperto bene e macinato occasioni. Nel primo tempo le migliori palle gol le ha la Lazio, nel secondo la stanchezza ha un po' abbassato i ritmi e le idee. Qualcuno dice che la Lazio si è strozzata con un mercato brodoso: Durmisi, l'uomo del match, doveva sostituire Lulic nelle idee di Tare. Sostituirà qualcun altro, l'anno prossimo, a qualche altra latitudine, se Dio vuole. Il Milan quanto ha speso a gennaio? La Lazio? Questo fa tanto, eppure ogni volta che le due squadre si incontrano io non riesco a dire che questo maxi-mercato si veda. 

La Lazio doveva vincerla nel primo tempo: ha sprecato troppo, in Serie A, in questo momento della stagione, una palla-gol sbagliata può fare la differenza. La Lazio ha fatto quello che doveva, con forza. Poi possiamo parlare per ore del fatto che l'uscita dal campo di Correa ha tolto profondità, imprevedibilità alla Lazio. Che senza "il Tucu" perde troppo: tecnica, capacità di girare veloce, di alzare all'improvviso le marce. Non vedo e non riesco mai a vedere una superiorità evidente nel Milan, o dell'Inter l'anno scorso. Quindi potrebbe benissimo andare in Champions. Non vedo superiorità, se non nella pochezza di certi gesti: de Vrij annunciato a pochi giorni dal match contro la Lazio, Kessie che mostra la maglia di Acerbi, un ex Milan, allo stadio, dopo avergliela chiesta. Peccato, occasione sprecata di fare una bella figura: il Milan non può essere elegante, non può concedersela. Questo è il duro mondo del calcio bellezza: bisogna far quadrare i conti, in qualsiasi modo, il resto, comportamenti compresi, contano poco. Forse in Champions il Milan ci potrà anche andare, ma l'eleganza i 50 milioni del quarto posto non la possono comprare.