15
Totalmente Sarri. Non so se sia il Patto dei Parioli (pare siglato in un ristorante di pesce, insomma in quel quartiere di Roma non potevate aspettarvi un buiaccaro o una locanda romanaccia dai), o le inebrianti parole di Tare nel prepartita, che si è auto incoronato miglior venditore su piazza, o la schiacciata fiorentina, ma questa è stata la Lazio migliore da quando Maurizio Sarri è arrivato a portare un po' di sano pragmatismo a Roma, la città dei su e giù per eccellenza. Non so davvero cosa sia, ma abbiamo visto TUTTO quello che chiedevamo, che speravamo, che avremmo voluto. Palla bassa, uscita pulita, pressing, forza, concentrazione totale, capacità punitiva chirurgica. Ci siamo abituati a vedere alti e bassi da questa squadra: questo è il punto più alto della nuova era Sarri fino ad ora, in una partita fondamentale per la classifica e le ambizioni e il resto di questa stagione, che sta entrando nel vivo.

FASE DIFENSIVA - Non ha mai avuto senso parlare dei limiti dei singoli, esposti a critiche sempre e comunque, sempre sotto la lente d'ingrandimento. Lo sapete cosa penso: c'era bisogno di un difensore, ma non ha senso parlare ora. Ora ha senso metterci ad osservare l'intera fase difensiva accurata, attenta, fisica, muscolare. La difesa, a partire da Immobile - sì, ho detto Immobile - si muove compatta, forte, decisa, con muscoli e qualità di impostazione. Sarri si prende un rischio, i suoi vanno ad impostare quasi sulla linea di porta, accettano il pressing folle di Italiano (per inciso, la perdita di Vlahovic è stata colossale, ma questo allenatore è bravo davvero), lo trasformano in un'arma con lanci improvvisi. La Lazio vince perché non sbaglia niente, mentre la Fiorentina sbaglia (Nastasic per qualche minuto è sembrato il miglior Wallace eh). Ma la Lazio vince anche perché, in una gara a ritmi altissimi, riesce ad alzarli ancora, e ancora, e ancora.

FASE OFFENSIVA - Dopo 10 minuti di buona Fiorentina i ragazzi di Sarri alzano decisamente il baricentro, la corsa, il ritmo, vanno forti, fortissimi. Dimostrano quello che dice Sarri nel postpartita: questa è una squadra che, se può allenarsi con il suo allenatore, poi si diverte. Ho questo frame in testa: all'88' Immobile e i suoi compagni di attacco ancora pressavano a duemila Terracciano, come se non avessero corso, segnato, orchestrato, pressato per tutta la partita. Questo è Sarri: non fermarsi mai, giocare sempre, pressare sempre, non lasciare quartiere, scampo, metri agli avversari. Questo è maledettamente divertente, è una caccia. 
INTER O FIORENTINA - Ho detto che, contro la Fiorentina, ho visto la migliore Lazio. Anche contro l'Inter i biancocelesti hanno ottenuto una vittoria importante, ma è stata una vittoria Inzaghiana, fatta di attese, contropiedi fulminanti, velocità. Questa è più una vittoria alla Sarri, anche se poi questo paragone nel tempo sta sbiadendo e perdendo di senso, perché questa squadra si sta sempre più convertendo a questo nuovo credo, e lo fa con zelo, abnegazione. Ci crede, e la fede smuove le montagne.

I BIG - E a guidare la torma dei Sarri Boys ci sono i big. Salgono in cattedra tutti e 3: Immobile aveva promesso fedeltà al nuovo corso, ed è sempre il primo che corre, che va, che si immola, che segna con furbizia e astuzia e forza. Luis Alberto nel primo tempo si è preso la scena: trova lo spazio dietro Torreira, lo umilia e alla fine lo innervosisce tanto da farlo cacciare, giganteggia, guida transizioni offensive dirette verso la porta a tutta birra, trova corridoi e spazi dove francamente nessuno poteva sapere. Milinkovic Savic, che dire: il migliore di sempre. Concreto, potente, presente in tutte le azioni, nei tocchi più che nei gol sta diventando decisivo, nella costruzione, non ne sbaglia una, è sempre al centro di triangoli e idee e visioni. Questo è un giocatore che in un mondo normale vale 150 milioni, è unico e pazzesco, ma in un mondo di Lazio non ha un cartellino ma un peso sempre più importante nel cuore e nella testa dei laziali. Il Sergente è nostro, e vederlo così è godimento puro. Ma è anche la giornata dei Felipe Anderson - sfortunato - dei Zaccagni - sempre più letale -, dei Patric e dei Luiz Felipe. Se gira tutta la squadra, girano anche i singoli, le prestazioni vengono impreziosite. Il difensore centrale e la riserva di Immobile serviranno sempre, ma giocando così per qualche ora lo dimentichiamo. E non serve a questo il calcio, a portarci in un altro luogo, in un altro spazio, in quello che sta creando per noi Maurizio Sarri?