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Roberto. Mancini. Wembley. Tre parole che ci hanno accompagnato e hanno accompagnato l'avventura meravigliosa ad Euro 2020 del nostro ct. Il grandissimo principale artefice di una delle più grandi imprese della storia del nostro calcio, una vittoria inimmaginabile se ripensiamo che solo tre anni fa toccavano uno dei punti più bassi, costretti a guardare da casa il Mondiale di Russia.

WEMBLEY CANCELLATO - Il destino ha voluto che tutto questo potesse essere cancellato in uno stadio che da sempre è uno dei tempi del calcio mondiale, ma che per Roberto Mancini - e con lui Gianluca Vialli, Attilio Lombardo, Fausto Salsano e Giulio Nuciari, compagni di avventura nella Samp e oggi in azzurro - evocava tremendi ricordi. Era il 20 maggio 1992, una finale di Coppa dei Campioni persa in maniera beffarda ai supplementari, per mano del Barcellona. Se l'è sentito ripetere di continuo, ogni qual volta l'Italia ha calcato il prato del campo londinese durante questo Europeo, ha atteso il suo momento Mancini e le lacrime dopo la parata decisiva di Donnarumma su Saka dicono tutto.

 
LA FORZA DEL GRUPPO - Non è un caso che tra i primi ad abbracciarlo ci fosse proprio un amico, un compagno di tante battaglie, come Attilio Lombardo, che ha dato proprio l'idea di dirgli: "Ce l'abbiamo fatta, Mancio, ce l'abbiamo fatta!". E con lui Gianluca Vialli, un partner offensivo come pochi altri ma soprattutto un fratello nella vita, al quale dare forza e sostegno nel suo momento più complicato, quello della malattia e della sofferenza. La forza di questa meravigliosa Italia campione d'Europa dopo 53 anni è sempre stata quella del gruppo, si è detto, ma questa vittoria, consentitecelo, è soprattutto di Roberto Mancini. E delle sue lacrime liberatorie.