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Dai campi di San Siro al ristorante di Quartu, Fabio Macellari è ripartito da zero dopo una vita sulla fascia sinistra. Tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000 andava su e giù come un treno, dopo una parentesi nei boschi dell'Emilia Romagna dove faceva il miele e tagliava la legna è tornato nella "sua" Sardegna, e in diretta sulla nostra pagina Instagram ci ha raccontato le sue mille vite: "Ora sono a Quartu, da un amico". L'immagine va e viene, Macellari svela il mistero: "Sono in cucina che sto preparando le cozze per stasera". Fabio chef, altra qualità di un uomo dalle mille risorse. Il coronavirus però a costretto in casa anche lui: "Per fortuna abbiamo un giardino e non ci lamentiamo, ma quando usciamo a fare la spesa ci rendiamo conto della situazione drammatica che si vive". E col calcio?: "Mi hanno proposto di allenare ragazzi in provincia di Cagliari, ma il problema è che sarei stato impegnato solo tre giorni a settimana. Ora sto dando una mano a un amico in un ristorante, ma in un attimo ci siamo trovati ad abbassare la serranda in attesa di nuove decisioni"

L'INTER CON RONALDO - Una vita lontana dal pallone, ma sempre col sorriso: "Io da giovane non giocavo solo a calcio, mi occupavo di mille cose perché sono un tipo curioso. Basta fare quello che piace per stare bene e lavorare felice. Io ho bisogno di alzarmi la mattina e sfogarmi, sono un tipo iperattivo. Poi i ricordi da giocatore impressi lì, nella memoria e nel cuore: "A otto anni andavo a San Siro a vedere Milan e Inter e già avevo deciso di giocare in quello stadio. Un sogno che ho cullato tutta la vita e che ho realizzato, ma purtroppo sono passato ad essere da uno degli esterni più forti in Serie A a fare 15 partite in un anno tra campionato e coppe. Con l'arrivo di Tardelli al posto di Lippi si complicò la situazione e quando le cose vanno male purtroppo si tende a colpire i giocatori considerati meno importanti. Ma che emozioni con quella maglia, ricordo che prima di un Inter-Juve 2-2 mi girai verso la curva e provai una sensazione indescrivibile. Ronaldo? Giocando con lui mi rendevo conto quanto eravamo normali noi giocatori comuni di fronte a campioni come lui. In allenamento avevo paura di fargli male, ma tanto la maggior parte delle volte era difficile anche capire cosa volesse fare. Il compagno al quale ero più legato era Laurent Blanc, se dovessi mai rientrare un giorno nel calcio mi piacerebbe farlo al suo fianco". Macellari ha affrontato tanti giocatori forti, ma quello che l'ha messo più in difficoltà è: "Vasari, perché pensava solo ad attaccare avendo la fascia coperta dal terzino. Mi dava più fastidio un giocatore con le sue caratteristiche di un Cafù o un Zambrotta".
LA NAZIONALE SFIORATA - "E' il rimpianto più grande della mia carriera. Il giovedì mi chiama Di Biagio da Milano dicendomi che ha saputo che sarei andato a fare l'amichevole con la Nazionale di Trapattoni che mi aveva convocato. Il giorno dopo per anticipare Nervo nella partitella in allenamento mi si è rotto il crociato. Da quel giorno in poi ho mollato con la testa, rescindendo il contratto con il Bologna a causa di miei errori che non mi hanno più portato ad alti livelli". Macellari ci mette la faccia. Parlando del Cagliari torna il sorriso: "Qui ancora mi riconoscono dopo tanti anni, questa è casa mia. E' una città speciale che ogni giorno mi regala un affetto pazzesco. Ieri in un supermercato una commessa ha spalancato gli occhi dicendomi: 'Ma sei tu?', e per me è una gioia inspiegabile". Poi scatta l'aneddoto: "Arrivò Cellino con una Mercedes bellissima. Quando uscì dalla macchina, scherzando gli dissi che serviva più a me per andare a rimorchiare che a lui. Il presidente mi disse che me l'avrebbe venduta ma io non volevo comprarla perché avevo appena preso casa. Così mi promise di regalarmela se la domenica successiva avessimo vinto la partita decisiva per salire in Serie A. Io ho lasciato cadere la cosa, ma il lunedì, dopo la vittoria, trovai un persona pronta a darmi le chiavi di quella Mercedes in mano. Su Cellino si possono dire tante cose, ma oltre a essere un grande imprenditore è anche una gran persona".

@francGuerrieri