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  • Lega allo sbando, dinosauri in Figc: al calcio manca un Grillo che rompa tutto

    Lega allo sbando, dinosauri in Figc: al calcio manca un Grillo che rompa tutto

    L'ultimo spettacolo è stato il più deprimente. Purtroppo, altri ne verranno. La Lega di A è andata in frantumi, dopo essersi riunita a Milano nel tentativo di  eleggere il nuovo presidente per la seconda volta in ventidue giorni: l'attuale è dimissionario da 1 anno e 10 mesi, ma è tuttora lì e, secondo Lotito, dovrebbe restarci per altri sei mesi, in regime di prorogatio. D'altronde, siamo o non siamo il Paese delle proroghe, del provvisorio, delle deroghe? Lotito sarebbe felice se tutto rimanesse com'è, se lui e Cellino continuassero a fare i consiglieri federali; se il consiglio di Lega rimanesse inalterato, con il corollario di dimissioni annunciate per il giugno prossimo. Ma vi pare normale?

    Il quorum per eleggere il presidente della Lega è di 14 voti: ieri sera, Abodi è sceso da 11 a 8 (Juve, Inter, Roma, Samp, Catania, Pescara, Siena e Atalanta; Palermo, Udinese, Napoli e Fiorentina se ne sono andate); Simonelli da 6 a 3 (Milan, Torino, Chievo). Beretta 1 (indovinate chi ha votato per lui); Lotito 2, bianche 2, nulle 4. C'è stato anche chi ha fatto lo spiritoso e ha scritto "Vota Antonio". Ma Totò faceva ridere, questi fanno piangere.  

    Ha detto bene Abodi, che verrà sicuramente rieletto presidente della Lega di B dove ha fatto un ottimo lavoro: "Ma il calcio è di chi lo usa o di chi lo ama? Speravo in un sussulto di dignità, ma non c'è stato. Non ho parlato di programmi perchè, finché non c'é chiarezza su come stare assieme, è inutile. La Lega prima di parlare di fatturati deve mettere ordine sulle regole dello stare insieme. I progetti contano poco, contano le pesone. Non c'è orgoglio di appartenenza, ci sono troppe divisioni". 

    Il fatto è che, per troppi dirigenti del pallone o nel pallone, tanto è la stessa cosa, contano solo i soldi delle tv, come ripartire i soldi delle tv, sino a quando  ci saranno i soldi delle tv. Stop. Il resto? Chissenefrega.

    Così, la riunione di ieri è cominciata con due ore e mezzo di ritardo perchè prima c'era un supervertice nella sede del Milan, convocato da Galliani, ospiti le altre Grandi e Lotito: figuratevi come gli alri club possano averla presa. 

    In un clima da lunghi coltelli, un professionista del calibro di Ezio Maria Simonelli ha avuto cinque minuti cinque per illustrare il suo programma di lavoro. Calciomercato.com l'aveva illustraton in anteprima ieri mattina.

    La piattaforma è di Luca Scolari, attuale presidente di un fondo di investimento internazionale, brillante manager di estrazione sportiva, con un passato in Lotto e Ferrero. Le idee di Simonelli e Scolari sono decisamente rivoluzionarie per un sistema votato all'immobilismo. 

    Se Simonelli fosse stato eletto, grazie al lavoro di Scolari sui mercati internazionali avrebbe potuto contare anche sulla disponibilità di un fondo sovrano arabo, pronto ad investire 250 milioni nella Lega di A. Visto che in Lega non hanno voluto ascoltare Sinonelli, per i sordi e quelli che fanno finta di non sentire, giova ricordarne i cinque punti.

    1) nuove funzioni della Lega; 2) risoluzione del problema stadi; 3) merchandising; 4) internazionalizzazione del marchio della Lega e penetrazione del calcio italiano sui mercati stranieri dove soffre terribilmente la concorrenza di Premier League, Bundesliga e Liga; 5) mondo digitale: rivoluzione del sito internet e sfruttamento della Rete, sviluppo dell'e-commerce.

    Assodato che, compreso l'indotto, il calcio italiano paga 2,4 miliardi di euro di tasse;  che il contributo dell'industria calcio, diretto o indiretto, allo Stato si traduce in circa il 2% del prodotto interno lordo, Simonelli e Scolari hanno individuato nella gestione diretta delle scommesse da parte della Lega una nuova fonte di introito capace di garantire ai club almeno 250 milioni di euro all'anno.  

    Questa è soltanto una delle sorgenti alternative di introito, poichè i ricavi delle società sono legati in misura eccessiva ai diritti tv (65%, a fronte del 50% in Premier, del 38% in Liga e del 32% in Bundesliga). Ancora: sponsor e commercializzazione del marchio costituiscono una opportunità di crescita sinora sfruttata poco e male. Basti pensare che il valore delle Grandi di A risulta 2,3 volte inferiore rispetto alla  media europea (67 milioni di euro sono la media di Milan, Inter e Juve contro i 155 milioni di Real, Barcellona, Manchester United, senza contare i passi da gigante già mossi dal Psg).

    Il valore complessivo della serie A risulta di soli 852 milioni di euro, rispetto ai 2.300 della Bundesliga; ai 3.168 della Premier. Il fatturato della Lega di A (17 milioni di euro) è inferiore rispetto alla Liga (19,5), alla Premier (28,5) e alla  Bundesliga (34,8 milioni).

    Simonelli e Scolari, nel loro programma battono e ribattono sulla necessità che la Lega incrementi i ricavi e il valore di tutti i club e non soltanto dei più importanti. Il modello di riferimento è la Germania: il valore medio di un club della Bundesliga è di 115 milioni (90 milioni se viene tolto il Bayern), il valore medio di una società di A è di 42 milioni (20 milioni senza Juve, Inter e Milan).

    La Lega sinora ha bistrattato la forza di Internet, sottovalutandone la potenza dirompente. Risultato: i visitatori unici del sito ufficiale sono 280 mila al mse; l'Nba ne conta 13,8 milioni al mese; la Bundesliga 1,6 milioni al mese, la Premier 4 milioni al mese.

    Simonelli sottolinea che una parte dei nuovi ricavi dovrà essere reinvestita nel sociale, con progetti mirati per le scuole, gli oratori, i centri sportivi. Il video che  correda il discorso programmatico si chiude con un'immagine beneaugurante: uno stadio desolatamente vuoto che si ripopola grazie al lavoro della nuova Lega.

    La stessa che, invece, è teatro di un gioco allo sfascio, sulla pelle del calcio italiano. 

    Lunedì 14 gennaio, a Roma, l'assemblea generale della Federcalcio elegge il suo presidente. Candidato unico, Giancarlo Abete, presidente uscente dopo essere stato per dieci anni il vice di Carraro e dopo avere ricoperto il primo incarico federale nel 1989. 

    Venerdì 18 gennaio, a Milano, l'assemblea di Lega si riunirà un'altra volta per contare i cocci e cercare di rimetterli insieme. Se la Confindustria del Pallone non rinnova le proprie cariche e non sceglie i propri rappresentati, in consiglio federale resta fuori dalla stanza dei bottoni. Intanto, per non sapere né leggere né scrivere, Maurizio Beretta, presidente dimissionario della Lega di A, ha dichiarato: "Incontro Abete su mandato dell'assemblea di A, favorevole alla riconferma di Abete". 

    Se ne deduce che a tutti i club del massimo torneo, in questi mesi schierati contro Abete e la sua federazione in materia di giustizia sportiva, mancata riforma della responsabilità oggettiva, immobilismo gestionale, eccetera eccetera, stia bene la riconferma di Abete.

    A cominciare da Andrea Agnelli, presidente della Juve che, en passant, ha una piccola controversa giudiziaria con la Figc, in base alla quale chiede la modica cifra di 443,7 milioni di euro, a titolo di risarcimento danni per le conseguenze di Calciopoli.

    Con la Lega allo sbando e il Palazzo in mano ai dinosauri, per cambiare il calcio italiano ci vorrebbe un Grillo che rompesse tutto. Purtroppo, all'orizzonte s'intravede solo il vecchio che avanza. Auguri. 

     

    Xavier Jacobelli

    Diretore Editoriale

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