7
Prima avevo visto Atalanta-Verona, una bella partita da Premier League: tanto, tantissimo gioco di squadra, occupazione del campo, architetture mobili disegnate sul terreno dai movimenti collettivi sincroni. E un sacco di gol. Poi Manchester City-Manchester United e qui ho visto una fantastica partita di un campionato che non c'è, qualcosa che ha in se sia della miglior Liga spagnola che della miglior Serie A: infinita tecnica, tattica ai massimi, alta qualità ad alta velocità. Partita vinta dalla squadra (lo United) che ha fatto al meglio possibile quello che è contropiede ma è più che contropiede, è contropiede ricamato di filo d'oro e di acciaio, geometrico come diamante.

Tre minuti di gioco e cinque azioni di attacco sono l'esordio della partita. Quando i minuti sono sei le azioni sono state nove e dopo nove minuti le azioni giunte nell'una o l'altra area sono dodici (8 a 4 per quelli in maglia celeste del City). Al minuto 15 la media è ancora quella: una squadra va in area avversaria ogni trenta secondi (lo United tira di più). Conteggio media mostruosa, conteggio interrotto al ventesimo da Bernardo Silva che entra su Rushford in area: rigore (entrata anche inutile oltre che fallosa). Due minuti dopo (Var) Rushford tira il rigore. United in vantaggio fuori casa nel derby di Manchester (il 179° della serie).

Nei due minuti successivi al rigore possono andare a rete due volte i celesti e due volte i rossi, poi Rushford centra la traversa e poi al minuto 28 Martial girando su se stesso e in mezza rovesciata fa due a zero per lo United. Dal minuto 29 al 47 del primo tempo City in area avversaria almeno altre sei/sette volte, Gabriel Jesus spreca la più grossa, David Silva sfiora la palla a un metro dalla linea di porta.

Ripresa: dieci minuti di attacchi del City, attacchi belli, furiosi, perfino sfortunati. Al minuto 20 gran parata davvero di De Gea. Ma anche Lingard che si vede parare da Ederson il tiro. Metà secondo tempo, quante saranno state le azioni da possibile gol del City? Dieci? Brutta scena di accendini tirati dagli spalti addosso a Fred. Il City attacca e attacca e attacca e dopo 20 (?) azioni Otamendi subentrato a Stones la mette dentro di testa. United 2, City 1. Mancano dieci minuti, recupero compreso. Al primo di questi De Gea risalva il risultato. United mette dentro due difensori a far barricata, City che spinge avanti fino all'ultimo secondo e non è un modo di dire.

Perché ha vinto lo United (dopo questo, in vantaggio di 21 derby vinti sul City)? Per De Gea, per la linea difensiva (Wan Bissaka soprattutto) quasi fusa con la linea mediana a fare due muri con quasi nulla tra l'uno e l'altro. E soprattutto per il meraviglioso contropiede.

Perché ha perso il City? Non per eccesso di guardiolismo (700 circa i passaggi e non uno lento). Perché non c'era Aguero. Perché non è un caso che son nove partite che prende gol, dietro qualcosa non va. E soprattutto per quell'imponderabile che fa in modo che dieci, quindici volte sei lì per metterla in rete ma in rete non va. E perché, come accade nella miglior Serie A, succede che la squadra che si difende meritatamente vince.

Manchester City, di fatto addio alla Premier. Liverpool lassù, 14 punti lontano, sembra proprio l'anno del titolo ai Reds. Manchester United, una gran pinta di soddisfazione e autostima, magari un abbozzo di rinascita.