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Un confronto tattico e politicamente scorretto tra i due registi del momento è quello che ci vuole per avvicinarsi nel modo migliore a Juventus-Milan. Locatelli e Tonali. Il giorno e la notte. L’arcangelo del palleggio dezerbiano assoldato da Allegri, contro il licantropo di Lodi incatenato e civilizzato da Pioli. Domenica sera per fortuna non si incroceranno sul campo queste due brutte metafore, bensì il processo di ambientamento dell’uno e dell’altro nei rispettivi grandi club. A che punto stanno, insomma, Manuel e Sandro? Bisogna sforzarsi di andare al di là delle caratteristiche individuali. Le differenze tra i due giocatori esistono, lo sappiamo. Su questa rubrica ne avevamo anche già parlato in un approfondimento del 28 agosto 2020. Ma parecchie cose sono cambiate da allora. Le dinamiche che stanno vivendo questi due giocatori sono quasi antitetiche. Tonali è arrivato a Milano da sgrezzare, con un potenziale evidente tanto quanto i suoi difetti. C’è voluto un anno, il lavoro paziente di Pioli per ripulirlo dalle frenesie verticali del Brescia. Locatelli, al contrario, è fresco di Juve, e per giunta approda alla corte di Allegri perfettamente scolpito nel dettaglio. Una mente in grado di processare qualsiasi traffico di dati a centrocampo. Al punto che forse in questo preciso momento è chiamato a dimenticare o per lo meno mettere da parte tante operazioni logiche che il calcio di De Zerbi richiedeva. Perché Allegri, nel bene e nel male, è certamente un’altra cosa. 

TRE PROBLEMI PER LOCATELLI - Partiamo da Manuel. Locatelli è alle prese (e lo sarà probabilmente ancora per un po’ di tempo, se non per tutto l’anno) con tre ordini di problemi. Numero uno: i principi di gioco di De Zerbi, quelli che lo hanno reso ciò che è diventato, sono ora filtrati dal ‘calcio semplice’ di Allegri. Due: la presenza del regista arretrato Bonucci potrebbe rivelarsi complementare a Locatelli o antagonista, non è ancora chiaro. Tre: le strategie mirate di Allegri cambiano in base allo spessore tecnico dei rivali. Per il tecnico livornese non è reato lasciare il pallino agli avversari in determinate circostanze.   

1) PRINCIPI CHE SALTANO -  A Malmoe soprattutto, ma a sprazzi anche a Napoli abbiamo iniziato a vedere cosa può dare Locatelli alla Juventus se schierato davanti alla difesa. Principalmente ordine e pulizia nel palleggio. La sensazione però è stata quella di un Locatelli ancora al 70%. Non parlo di condizione fisica ovviamente. Per un giocatore abituato a sfondare il muro dei 100 palloni giocati a partita, i 61 di Napoli sono pochini. E i 71 passaggi tentati in Svezia sono niente rispetto ai 126 alla sua portata totalizzati da Jorginho contro lo Zenit. Solo questione di ambientamento? La risposta è no. Locatelli avrebbe giocato molti più palloni fosse stato per lui. Il seguente è solo un esempio tra i tanti che avrei potuto selezionare da Malmoe-Juve.



Quando Locatelli vuole palla spesso la chiama in questo modo, puntando il dito davanti a sé. Un indice di personalità, se permettete la battuta. Qualora il pallone non gli arrivi subito, ecco che si posiziona alle spalle della prima linea di pressione avversaria. In uno spazio che, secondo i dettami del gioco posizionale, è ancora più utile. Così facendo, si creano connessioni potenziali all’ interno della struttura degli avversari. Qui sotto un circuito interessante sarebbe quello che parte da Bonucci e arriva a Bentancur tramite Locatelli.



Ma la Juve di Allegri naturalmente non è il Sassuolo, e Bonucci preferisce l’assai più innocuo ma sicurissimo passaggio a De Ligt. Locatelli allora ci rimane male. Per lui la soluzione più logica è un’altra, quella più rischiosa. Prestateci attenzione, vi capiterà di vedere siparietti simili anche contro il Milan.



2) BONUCCI: REGIA COMPLEMENTARE O ANTAGONISTA? - Un altro nervo scoperto da toccare è la compartecipazione carismatica di Bonucci ai compiti di regia. Sì perché non è ancora chiaro se sarà un valore aggiunto per Locatelli o un problema. Se sarà una regia complementare o involontariamente antagonistica. Perché a Leo piace tanto lanciare, sia per risolvere alla radice situazioni ingarbugliate (nello sbrogliamento delle quali eccelle Locatelli), sia per mettere in porta un compagno lontano, calciando a palla scoperta.



Sicché da parte di Locatelli in queste occasioni vedremo spesso la sequenza ‘dito puntato-schivata’. Ossia altri palloni giocati in meno. 



Per tacere poi della costruzione dal basso, e in particolare su rimessa dal fondo. Con Allegri è tornato tutto un po’ all’antica; sarà molto raro veder giocare un pallone dal portiere al centrocampista pressato alle spalle. Che Locatelli sia tra i migliori a gestire queste situazioni non importa più di tanto al momento. Meglio cercare direttamente le punte, per Allegri, anche a costo di perderla.



3) LE STRATEGIE DI ALLEGRI - Il terzo punto riguarda la strategia attendista che spesso ha caratterizzato la Juve di Allegri. Contro il Napoli ne abbiamo avuto un primo assaggio. E non certo o non solo per le assenze dei sudamericani. Ebbene, quella era anche la prima di Locatelli in cabina di regia. Non deve essere semplice concettualmente passare dalle percentuali di possesso di De Zerbi a quelle di Allegri (contro il Napoli soltanto il 31%). Locatelli è umile e maturo e vuol diventare un ‘uomo Juve’. Sono convinto che ce la farà e forse gli serve proprio un allenatore del genere. È che fa solo un po’ effetto vederlo impiegato così. Il rischio infatti non manca. Che Locatelli rimanga in una via di mezzo tra passato e presente, insoddisfacente per tutti, in primis per lui.

TONALI È NEL SUO HABITAT- Veniamo a Tonali. Il quadro è decisamente più semplice. In primo luogo perché le caratteristiche del giocatore erano potenzialmente più che adatte al calcio di Pioli. Il tecnico doveva solo mostrargli certe geometrie, certa calma nella gestione della palla. C’è dietro un anno di lavoro specifico, un anno di prove e prestazioni così così su cui il ragazzo ha potuto riflettere per migliorare. Poi c’è un ambiente, un sistema squadra che funziona con un’identità molto chiara ed è lanciato ai mille all’ora verso lo scudetto. Nel centrocampo dinamico, tecnico e muscolare del Milan, Tonali ora ci sta proprio bene. Guardate in questo caso Tomori, contro il Liverpool, come si fida del recupero di Tonali su Thiago Alcantara. 



E guardate poi Tonali con che saggezza tattica si infila all’interno, tra il centrocampista di Klopp e la porta da difendere, assecondando l’astuzia dello spagnolo che gli taglia la strada.



Duello risolto con le cattive. Questo non è un indice ma una spalla intera di personalità.



INTENSITÀ, PRESSING E PERCUSSIONI - L’irruenza di Tonali si sposa bene con l’intensità e il pressing del Milan, che in Italia ha pochi eguali da questo punto di vista, mentre in Europa c’è ancora un po’ di strada da fare, dopo Anfield. Prendiamo allora questa bella ed esemplificativa ripartenza contro la Lazio. Sul tocco orizzontale di Marusic per Acerbi, Tonali fiuta l’errore, lascia perdere la pressione su Luis Alberto e si getta a caccia del pallone con la gamba irrazionale del licantropo.



Rompe la traiettoria del pallone anticipando Acerbi e conduce, rincorso da Luis Alberto.



Vede la prateria alle spalle del centrale, dalla parte di Hysaj, il terzino sinistro ancora troppo alto per rientrare in tempo. E con un tocco di esterno fa il tunnel ad Acerbi, si lancia oltre confidando nelle sue capacità di strappo, che sono tanto funzionali al gioco del Milan, sia in transizione sia per guadagnare campo rompendo linee schierate. 



E poi l’idea, la visione di gioco che non gli manca anche quando è lanciato in corsa. Dopo essersi tirato dietro mezza Lazio su un lato, cambia gioco improvvisamente per Leao, dove il Milan può contare sulla superiorità numerica e l’inserimento del terzo uomo Rebic.



Non vorrei infine tralasciare qualcosa sulla qualità del fraseggio di Tonali, certamente cresciuta in tutte le zone del campo. Gli strappi infatti li faceva anche nel Brescia, non sono una novità. Questo Milan che lavora molto bene tra le linee, con interscambi e movimenti continui in zona di rifinitura, aveva del resto bisogno di centrocampisti evoluti, in grado di leggere non solo le imbucate dirette ma intere sequenze ragionate di passaggi. Le qualità Tonali le aveva, andavano solo stimolate, indirizzate e allenate come ha fatto Pioli.