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In vista del derby di Milano, in programma domani sera, Lucio, ex difensore dell’Inter, che attende il Milan, parla del suo passato in nerazzurro a la Gazzetta dello Sport: “La notte di Madrid non si può dimenticare, ma tutta quella stagione fu incredibile: in testa avevamo solo l’idea di vincere e ci riuscimmo. Il ritiro? Sono felice di tutto quello che ho vissuto in carriera, ora mi dedicherò molto di più alla famiglia. Quest’anno starò in Brasile con loro, ma ho già l’idea di venire in Europa a studiare per restare nel calcio. Una cosa è giocare, un’altra allenare”.


SUL DERBY - “È una partita speciale tra due grandi squadre con grandi tifoserie: i miei derby li ricordo bene, ne ho giocati 5 e vinti 4. Forse portavo fortuna... L’atmosfera del Meazza è bellissima, i tifosi si comportano bene, c’è grande rispetto tra la gente. Per me Inter-Milan è il “clasico” più importante del mondo”-


IL 4-0 - “Fu una partita pazzesca: Sneijder era appena arrivato e fece la differenza, Maicon e Thiago Motta segnarono e giocarono molto bene. Non era un risultato qualunque per un derby ma avevamo dimostrato di essere molto più forti. Avevamo più qualità e fu una partita chiave della stagione”.


SULLA JUVE - “Fu un errore. Nel 2012 era cambiato tutto, c’era un allenatore, Stramaccioni, che mi diceva di restare ma non era ciò che voleva. Infatti ogni 10 minuti mi chiamava Branca e mi diceva di trovarmi una squadra. Non era facile dopo tutto quello che avevo fatto all’Inter. Non arrivavano contratti forti, all’ultimo giorno non avevo altre opzioni: il mio manager mi disse di andare alla Juve. Ma è stata una decisione sbagliata”.

SU CONTE - “Di Conte dico che è un buon allenatore, quello che è successo ci poteva stare. Bonucci rischiava una lunga squalifica e Conte mi disse che avrei giocato io, poi non è successo e non ho trovato spazio. Sono stato poco alla Juve, non ho provato per i bianconeri quell’affetto che ho sentito sempre nei confronti dell’Inter”.


SUL CONTE INTERISTA - “Non ho rancore nei confronti del mister. Lo reputo un tecnico davvero preparato, che si dedica molto alla squadra e le trasmette tanto: può essere l’allenatore giusto per riportare l’Inter in alto”.


SU IBRAHIMOVIC - “È un attaccante molto forte e molti dicono che è arrogante, però non lo conosco abbastanza per confermare questo giudizio. All’Inter ci siamo allenati insieme una settimana: io arrivavo, lui andava a Barcellona. Marcarlo è difficile: i corpo a corpo con lui sono difficili perché è grande e forte. Quando lo affrontavo la prima cosa a cui pensavo era il pallone non il corpo”.


SU PAQUETA’ - “In Italia lo seguo poco, lo ammetto. Me lo ricordo al Flamengo: ha tecnica e visione di gioco, però qui in Brasile c’è un altro modo di giocare, più lento, più tecnico. In Europa è diverso e giocatori così quando arrivano soffrono se non sono preparati”.