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    Lukaku sbriciola la Lazio e trascina l’Inter in testa. Ci starà fino alla fine e vincerà lo scudetto

    Lukaku sbriciola la Lazio e trascina l’Inter in testa. Ci starà fino alla fine e vincerà lo scudetto

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    L’Inter ridimensiona la Lazio, supera il Milan e vola in testa alla classifica dove - come io predissi ad agosto - resterà fino alla fine. Domenica prossima il derby le offre un’altra occasione. Se batte i rossoneri - risultato più che possibile - allunga a più quattro e, in pratica, comincia una piccola, ma significativa fuga.

    Non è stata una vittoria epica, ma di attesa e ripartenza. La Lazio, almeno fino al primo vantaggio nerazzurro, ha giocato meglio, attaccando con più uomini, senza però mai tirare in porta. Si può ragionevolmente dire che la squadra di Simone Inzaghi abbia fatto la partita anche dopo l’1-0, ma ha pagato gli errori di Hoedt (non avrebbe dovuto giocare e, per sostituire Radu, il tecnico piacentino ha dovuto schierare Acerbi centrale di sinistra), la mediocrità di Patric, la serata di luna storta di Immobile e Luis Alberto, l’inconsistenza di Correa. Perciò, anche se fino all’ora di gioco la Lazio ha tenuto di più la palla, non ne ha fatto un uso né vantaggioso, né logico.

    E dire che alla vigilia sembrava, per l’Inter, l’avversario più scomodo della serie A. Sia perché veniva da sei vittorie consecutive, sia perché le aveva ottenute giocando un calcio convincente e, a suo modo, spettacolare. Tuttavia le certezze dei biancocelesti si sono sbriciolate a poco a poco, cozzando non solo contro una difesa quasi granitica, ma soprattutto contro Romelu Lukaku che ha fatto più di qualsiasi altro compagno: l’assist a Lautaro da cui è nato il rigore trasformato dal belga, il gol del raddoppio (inizialmente annullato e poi convalidato dal Var Irrati) e l’accelerazione che ha mortificato Parolo (entrato per Hoedt) decisiva nel servire la palla del terzo gol a Lautaro Martinez (tocco a porta vuota).

    Conte e Simone Inzaghi hanno giocato a specchio, non perché si volessero reciprocamente neutralizzare, ma perché il 3-5-2 è il sistema base della loro idea di calcio. L’allenatore interista, privo di Vidal, ha riproposto Eriksen insieme con Brozovic e Barella. Il danese non ha fatto il secondo centrale, ma la mezzala di inserimento, a sinistra, riuscendo a creare più problemi di Barella. Altra presenza non propriamente scontata, quella di Perisic che a mio giudizio ha vinto il duello con Lazzari.

    Solo Lazio, però, fino al 20’ del primo tempo: dialoghi stretti e piacevoli, molti uomini coinvolti nelle azioni offensive  (provvidenziale un’uscita di piede di Handanovic fuori area), qualche buon smarcamento senza palla. L’Inter è stata ordinata, ma anche preoccupata. Fino a quando il rigore, decretato da Fabbri, ha messo la partita sui binari che Conte voleva. Ovvero l’attesa per la ripartenza e il contropiede. L’arbitro ha deciso bene (Hoedt colpisce prima la palla di Lautaro, ma finisce per travolgerlo comunque), chi ha fatto male è stato il centrale della Lazio che, sul filtrante di Lukaku, era fuori posizione e ha dovuto rincorrere disperatamente l’avversario. La trasformazione di Lukaku è stata - come al solito - perfetta.

    Il primo tiro in porta della Lazio va registrato dopo 37 minuti (Immobile da fuori area, para Handanovic in due tempi), ma è stata prevalentemente l’Inter a rendersi pericolosa in contropiede (Brozovic ad Eriksen, cross basso e Reina che salva), fino a quando ha raddoppiato in modo fortuito: la palla a Lukaku, che sembra in fuorigioco ma non lo è (Var dixit), arriva da un rimpallo, non da un’azione costruita. Caso? Buona sorte? Comunque all’intervallo, l’Inter chiude avanti di due gol.

    Potrebbe fare il terzo (58’) se Hakimi, lanciato da Lautaro, non si facesse rimontare da Parolo, entrato al posto di Hoedt (l’altro cambio Escalante per Leiva). La partita sembra indirizzata, ma all’improvviso (61’) e molto casualmente, la Lazio la riapre. C’è una punizione dal limite provocata da Hakimi (giallo, ma rischia il rosso per plateali proteste), la batte Milinkovic-Savic ed Escalante, posizionato a due passi dalla barriera, devia con il bacino ingannando Handanovic. Sembra l’inizio di una nuova fase e invece, tre minuti dopo, da un pallone perso al limite dell’area interista da Immobile, Brozovic trova Lukaku nella metacampo avversaria. Nella potenza che il belga sprigiona per bruciare Parolo c’è qualcosa di metaforico. Sembra lo scatto che l’uomo forte dell’Inter piazza ai danni del Milan in una classifica in piena modificazione. La palla arriva a Lautaro che insacca a porta vuota. Il sorpasso è compiuto.

    Ci sarebbe ancora un’altra occasione per amplificare il punteggio (Lukaku, sempre in contropiede, costringe Reina a bloccare a terra), ma forse sarebbe troppo per una Lazio che nel finale difende solo con due centrali, vogliosa com’è di trovare almeno il 2-3. Finisce fra i sorrisi e le pacche sulle spalle degli interisti, Siamo solo alla terza giornata di ritorno, ma il destino è già nei piedi degli uomini di Conte. Gli altri sono tutti dietro.


    :(actionzone)


    IL TABELLINO


    Reti: 22' rig. e 46' Lukaku (I), 61' Escalante (L), 64' Lautaro Martinez (I)

    Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi (90' D'Ambrosio), Barella, Brozovic, Eriksen (72' Gagliardini), Perisic (90' Darmian); Lukaku (90' Pinamonti), Lautaro Martinez (78' Sanchez). All. Conte

    Lazio (3-5-2): Reina; Patric, Hoedt (46' Parolo), Acerbi; Lazzari, Milinkovic-Savic, Leiva (46' Escalante), Luis Alberto (78' Pereira), Marusic; Correa (70' Caicedo), Immobile (70' Muriqi). All. S. Inzaghi

    Ammoniti: Hoedt (L), Lukaku (I), Hakimi (I).  

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