54
Centoventi. Come gli anni di storia del Milan, pronto a festeggiare il compleanno il prossimo 16 dicembre. Tra i simboli di questa storia ultra-secolare ecco la famiglia Maldini: da Cesare a Paolo, con un futuro pronto ad illuminarsi con il giovane Daniel, già convocato da Pioli per la gara di qualche settimana fa con il Napoli.

L'ex capitano, ora direttore tecnico del club, ha concesso un'intervista a SportWeek, in cui spiega: "Non ho mai chiesto a mio padre cosa rappresentasse per lui il Milan e non l'ho nemmeno spiegato ai miei figli: meglio capirlo, maturare un'idea".

SULL'IDEA DI CALCIO - "Il Milan viene riconosciuto come squadra tecnica, che vuole proporre un calcio di qualità. E vale anche per le formazioni giovanili. Sono cose presenti nel nostro dna più di quanto si pensi".

SULL'ESSERE MALDINI - "Difficile da spiegare. Però può bastare quest'esempio: quando iniziai a giocare a Milanello, tutti mi chiamavano Cesare, quando iniziò Cristian tutti lo chiamavano Paolo. E lo stesso vale per Daniel. Così emerge la strada percorsa dalla mia famiglia, i ricordi che ha lasciato":
SUL FIGLIO DANIEL - "E' difficile per gli altri capire una cosa del genere. Ma è semplicissimo per chi ha vissuto sempre con onestà intellettuale. Qualcuno vede adesso lo stesso conflitto di interessi che videro ai tempi del mio esordio...Piuttosto c'è una forte componente emozionale: ma non è un problema, è un orgolio".

SUL FILO CHE UNISCE I MALDINI - "La passione per il calcio e per il Milan. Una passione spontanea e naturale, tra l'altro, mica inculcata. Mio padre mi lasciò scegliere se fare il provino al Milan o all'Inter e se stare in porta fuori. E allo stesso modo non ho mai forzato Cristian e Daniel a giocare o a tifare Milan".

SUI VALORI DEL MILAN - "Passione, eleganza e ambizione. Abbiamo avuto brutte cadute, ma siamo sempre rimbalzani in alto anche se poi vanno considerate le varie epoche. Ai tempi di Berlusconi era facile risalire: c'era una struttura societaria importante e minore concorrenza. Adesso tutte le squadre inglesi e tante altre in Europa possono permettersi di spendere cifre importanti sul mercato".

SUL MILAN DEL FUTURO - "Per cambiare le cose devi fare un programma a media scadenza. Ma bisogna avere l'ambizione di prendere il treno che passa e accelerare. Altrimenti non avremmo vinto lo scudetto con Zaccheroni e almeno un paio di Champions. Dovremo avere la prontezza di saltare sul treno, perchè poi lassù si sta comodi e all'improvviso ti riscopri al livello degli altri, se non meglio. Quindi noi lavoriamo per mettere le fondamenta, ma siamo pronti a fare un bel balzo".