Roberto Mancini cammina sulle macerie lasciate da Gian Piero Ventura. Le prova tutte, anche cambiare nove elementi dell’Italia che ha pareggiato con la Polonia (unici superstiti Donnarumma e Jorginho), immette due esordienti (Lazzari della Spal e Emerson Palmieri), modifica il sistema di gioco (prima il 4-4-2, poi il 4-3-3 infine il 4-2-4), ma se non ci fosse il giovane portiere del MIlan (almeno quattro parate decisive) la sconfitta con il Portogallo sarebbe più ampia e meno onorevole.

Invece finisce solo 1-0 con i nostri avversari che possono raccontare anche di un salvataggio sulla linea (Romagnoli su tiro di Bernardo Silva) e di una traversa (sarebbe stato autogol di Cristante).

L’Italia adesso è ultima in classifica nel proprio girone della Nations League: ha solo un punto avendo giocato una partita in più di Polonia e Portogallo. Il rischio serie B, un altro danno all’immagine, è concreto, ma il nostro c.t. ha altro per la testa. Vuole provare e, soprattutto, far giocare ad alto livello più calciatori possibili perché il traguardo da cogliere è la qualificazione all’Europeo itinerante (si comincia a Roma, semifinali e finale a Londra), primo passo di una rinascita tutta da venire.

Se non fosse così, Mancini non avrebbe rinunciato anche a Bonucci e Chiellini, ancora insostituibili in difesa, per lasciare spazio a Romagnoli e Caldara, non ancora impiegato da Gattuso nel Milan. 

Era scontato ritrovare Criscito a sinistra (anche se mi aspettavo una prova più consistente), Immobile, prima volta da capitano, a fare il centravanti (purtroppo è sembrato un Balotelli con meno chili addosso) e Chiesa sull’esterno (tanto impegno, altrettanta corsa, un tiro in porta). Imprevista, invece, la presenza di Zaza (ha giocato pochi minuti nel Torino) che, però, è stato il più concreto e il più pericoloso. Non ha esattamente tirato in porta - ed è questo il problema dell’Italia - ma ha pressato, conquistato palla, si è buttato in area ed è arrivato a pochissimo da conclusioni che potevano essere decisive. Dopo Donnarumma e Romagnoli - uno eccellente, l’altro ampiamente sufficiente - Zaza va considerato quasi sufficiente.

Male Caldara e malino Lazzari. E non solo perché sul gol (48’ Andrè Silva con tiro a giro) il primo perde la palla in uscita a beneficio di Bruma e il secondo lo sopravanza, ma perché il giocatore della Spal è meno terzino di quanto si possa immaginare e, soprattutto, nel proprio club, non gioca in una difesa a quattro. Di apprezzabile solo qualche sganciamento e un paio di cross.

Caldara, invece, ha pagato la desuetudine alla partita. E’ vero che se gli italiani non giocano, qualcuno deve avere il coraggio di gettarli nella mischia, ma si poteva intuire che il neo milanista potesse patire qualche difficoltà. 

Tuttavia i peggiori, ancora una volta sono stati i centrocampisti. Su Jorginho non voglio attardarmi. E’ un sopravvalutato che non ha spessore internazionale e se, contro il Portogallo, ha sbagliato meno che con la Polonia, è stato comunque più prevedibile, giocando troppi palloni lunghi e pochissimi filtranti.

La circolazione della palla è stata lenta e, a dire tutta la verità, non ha avuto alcun aiuto da Cristante, un altro che nella Roma ha giocato un paio di spezzoni di gara senza dimostrare nulla. Anche perché - l’avevo scritto nella presentazione - con l’Atalanta faceva il trequartista o, comunque, giocava più avanti. Un suo clamoroso errore (retropassaggio in orizzontale) ha rischiato di farci capitolare già nel primo tempo, mentre sul rischio autogol (traversa) è stato più sfortunato che improvvido.

Bonaventura si è dannato l’anima, cominciando da esterno di sinistra nel 4-4-2. Ma a parte la tenuta (nella ripresa era stanchissimo e nel finale non riusciva più nei recuperi), è stato impreciso e, a volte, ostinato nel portare palla, soprattutto quando faceva il terzo nella mediana. Il ragazzo è serio e ha qualità, è maturo e darà di più. Però certe occasioni vanno sfruttate, specie se si ha la fortuna di finire la partita con la fascia di capitano addosso (da Immobile a Criscito, da Criscito a lui): significa che si ha l’età e l’esperienza adeguate.

Il primo cambio è stato Berardi per Immobile. Ribadito che il laziale è stato nullo, mi chiedo se il ragazzo calabrese del Sassuolo sia poco fortunato (entra in gare difficili) o abbia smarrite quelle capacità che tutti gli riconoscevano. Ha conquistato una punizione, ma è un po’ poco in oltre mezz’ora.

I critici “impressionisti” hanno parlato di un discreto primo tempo dell’Italia e di una ripresa deludente. In realtà le due frazioni sono state entrambe deficitarie. E Mancini, prima di chiedersi  perché non si segni più, deve domandarsi il perché. Cerchi in mezzo al campo e troverà dove non funzioniamo proprio.