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    Mancini, è inutile appellarsi allo spirito di Wembley: quell'Italia non c'è più. Giocare con la Macedonia del Nord è già un fallimento

    Mancini, è inutile appellarsi allo spirito di Wembley: quell'Italia non c'è più. Giocare con la Macedonia del Nord è già un fallimento

    • Alberto Cerruti
      Alberto Cerruti
    Premessa fondamentale: stasera siamo tutti con l’Italia, prima di tutto per un’ovvia questione di tifo perché non possiamo guardare il secondo mondiale consecutivo senza la nostra Nazionale, e poi anche per interesse perché un’eventuale sconfitta contro la Macedonia del Nord sarebbe un grave danno per il calcio italiano e per tutti gli organi di informazione. Ciò non significa che si debba sorvolare sul significato di questa tappa forzata della squadra di Mancini, che rappresenta già un fallimento per il c.t. e i suoi azzurri. Gian Piero Ventura era stato giustamente massacrato, e quindi esonerato, dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 2018, perché la sua Nazionale non aveva segnato nemmeno un gol tra andata e ritorno contro la Svezia. Allora, però, l’Italia era arrivata seconda nel girone, e quindi costretta ai play off, dietro la Spagna già favorita in partenza. 

    Stavolta, invece, gli azzurri dopo aver vinto l’Europeo l’11 luglio scorso a Wembley, contro l’Inghilterra, sono arrivati secondi dietro la Svizzera che non crede ancora adesso di averci superato. La colpa non è di Jorginho che ha sbagliato due rigori contro Rodriguez e compagni, ma di tutta la squadra che ha pareggiato quattro partite su cinque nelle gare di qualificazione: due volte contro la stessa Svizzera, una contro la Bulgaria tra l’altro in casa e l’ultima a Belfast contro l’Irlanda del Nord. Una “pareggite” non nuova, perché l’Italia all’Europeo ha stabilito un record al proposito, pareggiando al 90’ tre gare su quattro a eliminazione diretta. Ricordare, per credere, il successo ai supplementari contro l’Austria negli ottavi e poi, dopo l’unica vittoria entro i 90’ nei quarti contro il Belgio, le due vittorie ai rigori contro la Spagna in semifinale e l’Inghilterra in finale. Mai nella storia del calcio una nazionale aveva vinto un titolo pareggiando tre gare su quattro a eliminazione diretta nei 90’.

    E’ stato giusto festeggiare, ma è stato ed è ancora sbagliato pensare che l’Italia sia stata più forte degli avversari, perché una squadra forte non pareggia ma vince le partite, come l'Italia di Bearzot nel 1982, unica nazionale italiana campione del mondo mai andata ai supplementari e capace di segnare sempre su azione. Ripetere, come fa Mancini, che bisogna ritrovare lo spirito di Wembley, quindi, è uno slogan tanto facile quanto inutile. Nel calcio, infatti, il passato anche recente non conta e ci sono molti esempi che lo dimostrano. Tornando alla nazionale di Bearzot, dopo quell’esaltante titolo mondiale con le vittorie contro i campioni del mondo dell’Argentina e contro i campioni d’Europa della Germania Ovest, Zoff e compagni non si qualificarono per l’Europeo del 1984 e a nulla servì ricercare lo spirito del Bernabeu, perché la magia era finita. 

    Per rimanere a chi ha vinto l’Europeo e ha sofferto dopo, ricordiamo la Danimarca che lo conquistò a sorpresa nel 1992, battendo 2-0 la Germania in finale, non si qualificò per il mondiale successivo, del 1994, arrivando soltanto terza nel girone dietro la Spagna e l’Irlanda. Un caso identico a quello della Grecia che vinse l’Europeo del 2004 in Portogallo battendo, come noi, i padroni di casa ma non ai rigori, e poi però non si qualifico per il Mondiale del 2006, soltanto quarta nel girone. Non sarebbe la prima volta, quindi, che una squadra campione d’Europa non si qualifica per il Mondiale e per questo è meglio volare bassi senza fare proclami perché la squadra di Wembley non c’è più, come si può constatare guardando i nomi dell’improvvisato quartetto difensivo di stasera. Tutti gli avversari vanno temuti, a maggior ragione quelli che sembrano inferiori, per cui prima di pensare al Portogallo o alla Turchia è meglio pensare a battere la Macedonia del Nord, sfatando anche la cabala, perché quel suffisso “Nord” storicamente non ci ha mai portato fortuna. L’Irlanda del Nord, prima di bloccarci sullo 0-0 nell’ultima gara di qualificazione, ci aveva negato la partecipazione al Mondiale del 1958. La Corea del Nord ci ha sbattuto fuori in modo clamoroso al Mondiale del 1966.

    E quindi tocchiamo ferro, evitando di dire “non c’è il due senza il tre”, visto che stasera affrontiamo la Macedonia del Nord. Batterla, al limite ancora ai rigori, sarebbe soltanto il minimo. Perché il massimo è quello ottenuto dalla Svizzera, che sabato può permettersi il lusso di giocare un’amichevole a Wembley. Con tanti saluti all’Italia di Mancini, che rischia di essere rimasta lì. 

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