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Gol e vittorie, non parole. L’Italia di Roberto Mancini è in testa al proprio girone di qualificazione a Euro 2020, è a punteggio pieno, ha segnato tre reti anche in casa della Grecia, non ne subisce alcuna da sei gare consecutive. Il c.t. però, non è contento: voleva almeno un altro gol nella ripresa e si è  rammaricato che la squadra si sia limitata a controllare troppo. Non credo che esageri, visto che la penso esattamente come lui. Gli azzurri hanno vinto con tre gol nel primo tempo, tra il 23’ e il 33’ minuto. Poi, anziché affondare e divertirsi, hanno graziato un avversario malconcio. Stessa pietà ha avuto l’arbitro inglese Taylor che anziché cacciarne due per somma di ammonizioni (Samaris su Jorginho e Masouras su Verratti) ha preferito una breve e assolutoria concione. La dimostrazione di come non si debba  arbitrare a livello internazionale.

L’Italia, ovviamente, non è ancora qualificata ma, proseguendo di questo passo, arriverà spedita alla meta. Le ragioni sono due. Uno: la nostra Nazionale è cresciuta fino a trovare un centro di gravità permanente che non le fa più sbagliare partita. Due: il girone comprende avversari troppo scarsi per il nostro livello di gioco. Per esempio la Bosnia, considerata la seconda forza del raggruppamento, ha perso in Finlandia. E’ vero che ha giocato senza Pjanic, squalificato, ma i finnici sono una nazionale mediocre. Comunque buon per noi. Vorrà dire che staccheremo il biglietto per l’Europeo con largo anticipo e senza patema alcuno, non come è successo per il Mondiale con Ventura, il peggior c.t. della Nazionale degli ultimi sessant’anni.

Il punto è che l’Italia non solo vince, ma gioca anche in maniera convincente. Ad Atene ha condotto l’iniziativa, segnato presto, raddoppiato e triplicato in fretta e poi, forse per un malinteso senso di cavalleria, ha sbagliato almeno tre gol fatti. Mancini, ancora una volta, ha azzeccato tutte le scelte. Florenzi ed Emerson hanno funzionato molto bene da esterni di difesa, l’intoccato centrocampo (Barella, Jorginho, Verratti) è sempre più dominante, davanti giusto preferire Insigne a Bernardeschi con Chiesa a destra e Belotti in mezzo. Il centravanti del Torino ha realizzato l’assist per il primo gol (Barella al 23’), bruciando sullo scatto Manolas, e avviato l’azione della seconda rete segnata da Insigne (destro a giro al 30’). Il terzo gol (33’) l’ha messo a segno Bonucci, di testa, su splendido cross di Emerson Palmieri. Poi è stata la fiera dell’occasione mancata. Ha cominciato Barella, su assist profondo di Verratti. Ha proseguito Insigne (suggerimento di Chiesa), ha chiuso Chiesa su cross basso di Belotti. Dire che sarebbe potuta finire in goleada è dire poco.

La Grecia è scadente, ma il suo allenatore, Anastasiadis, lo è ancora di più. Ha cominciato la partita con un velleitario 3-4-1-2, l’ha chiusa con un rinunciatario 5-4-1, come se non volesse guai peggiori dello 0-3 che già gli pendeva sulla testa. In tutta la partita i cosiddetti padroni di casa hanno tirato una volta verso la porta (plastica parata di Sirigu) con Fortounis, il meno peggio, assieme al portiere Barkas che, nonostante i tre gol, ha limitato i danni. Dunque l’Italia ha trovato la propria quadratura, pratica un pressing continuo, tiene una linea difensiva molto alta. Tuttavia la Grecia è una delle nazionali meno competitive d’Europa e quindi, per sapere quanto valiamo, dobbiamo aspettare altro.

Sarà la Bosnia martedì a Torino? Francamente non credo anche se, dopo aver passeggiato ad Atene, qualcuno tra gli azzurri  potrebbe credere che il più sia fatto. Sarebbe un errore mastodontico che non possiamo permetterci. Se la qualificazione non ci sfuggirebbe comunque, non è ancora completato il percorso di credibilità che deve riscattarci dal Mondiale mancato. Non è il caso di fustigarci a sangue e di continuo, però l’espiazione non è ancora conclusa.