JUVE - In un derby vissuto dal primo all'ultimo minuto sullo scontro fisico fra i suoi protagonisti, la palma del miglior bianconero non poteva che attribuirsela Mario Mandzukic. Il gigante buono della Juve, oltre a cementare con la sua corsa ed il suo vorticoso gioco di gomiti la saldezza del non solidissimo centrocampo juventino, nella ripresa, quando la Juve ha deciso di schiacciare l'acceleratore per cercare di vincere la stracittadina, è riuscito a rendersi il più pericoloso, fino a risultare determinante. Prima ha schiacciato di testa per Dybala un pallone che la Joya ha mandato a schiantarsi sulla schiena di Baselli, poi ha costretto Ichazo ad atterrarlo energicamente quanto platealmente regalando così a Cristiano Ronaldo il pallone con cui realizzare dal dischetto il suo undicesimo gol stagionale (ed il cinquemillesimo della ultrasecolare storia juventina). Un rigore che ha aggiudicato alla Juve un derby vissuto fino alla fine sul filo dell'equilibrio. Infine, un paio di minuti dopo, aveva anche segnato personalmente il secondo gol, vanificato solo dai pochi centimetri di fuorigioco di Cristiano Ronaldo nel momento in cui deviava verso il compagno il pallone crossato da Pjanic. Una prestazione sontuosa quella di Marione, come molte altre ne ha fornite in maglia bianconera. Una delle tante che ne hanno scolpito il nome nel cuore dei tifosi bianconeri. Parlare di un peggiore in un derby è difficile. Molti bianconeri hanno sofferto, ma tra quelli più in difficoltà Alex Sandro, che ha faticato molto col dirimpettaio Ola Aina sia in fase di contenimento che nelle complicazioni che gli ha creato quando doveva proiettarsi in avanti. TORINO - Se ha perso di misura il derby, il Torino ha ritrovato sicuramente Belotti. Erano mesi che non lo vedevamo così concentrato, così voglioso, così pericoloso. Non ha trovato il gol per poco in alcune occasioni, ma è stato l'autentico trascinatore di un Torino che ha pagato la differenza di qualità complessiva della sua rosa, piuttosto che demeriti sostanziali della sua prestazione. Con un Belotti così l'Europa può non essere più solo un sogno. Il meno brillante, forse Baselli, evanescente a tratti. Zaza non ha concluso molto,  ma si è impegnato moltissimo. Gliene va dato atto.