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"Non farlo più". Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, non sembra aver digerito l’esborso da 80 milioni che la Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli con in pancia la quota di controllo della Fiat e della Juventus, si sarebbe impegnata a versare per ricapitalizzare la squadra torinese. E il suo disappunto, lo avrebbe manifestato durante il consiglio della stessa Exor a John Elkan, presidente e amministratore delegato della holding.
 
In quei giorni faceva caldo, perché era il 29 agosto. E a riscaldare ulteriormente il clima della riunione, ci ha pensato una piccola richiesta avanzata, e approvata dai consiglieri, da Andrea Agnelli. Il rampollo, figlio di Umberto, non è stato preso in considerazione per la guida dell’impero della dinastia torinese, passato per volere del nonno Gianni nelle mani del cugino John. A lui è toccata la squadra di calcio, di cui è diventato presidente a maggio del 2010. 
 
Allora, a fine giugno 2010, la società bianconera aveva in cassa (posizione finanziaria netta) 6,4 milioni di euro liquidità. Dopo poco più di un anno di gestione, quella stessa voce di bilancio è in rosso per 77 milioni di euro. Lo stadio e i nuovi acquisti hanno pesato molto, ma la richiesta di un aumento di capitale da 120 milioni, 80 dei quali a carico della Exor non è piaciuta a Sergio Marchionne. John Elkan per non turbare la quiete familiare, messa a dura prova dalle questioni sulla eredità dell’Avvocato, non si è opposto, mentre il manager che sembra aver raggiunto a Torino, anche con merito, una posizione simile a quella che avrebbe voluto ottenere il silurato Giuseppe Morchio qualche anno fa, non ha mancato di sottolineare il proprio disappunto. Anche perché cinque giorni prima Marchionne aveva smentito un possibile aumento di capitale di Fiat, come dire che nuovi soldi per l’auto, a differenza della Juve, non ce ne sono.