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    Mazzarri e Stramaccioni, errori senza fine: Napoli e Inter li pagano tutti. Fuga Juve, Milan da 2° posto, Firenze in volo

    Mazzarri e Stramaccioni, errori senza fine: Napoli e Inter li pagano tutti. Fuga Juve, Milan da 2° posto, Firenze in volo

    Brutta cosa la presunzione. Prima o poi, ti presenta sempre il conto. Prendete Mazzarri e Stramaccioni, per esempio. Il Napoli è in crisi nera da quando Cavani non segna più (670') e ora sbaglia anche i rigori. Eppure, prima di affrontare il Chievo, Mazzarri s'infuria: non meritiamo tutte queste critiche, abbiamo 6 punti in più dell'anno scorso, veniamo da 5 vittorie e 5 pareggi. Appunto. A parte il fatto che Mazzarri s'è dimenticato il cappotto inflitto dal Viktoria (aggregato 5-0 e tanti saluti all'Europa League), a Verona il Napoli sprofonda, scivolando a - 9 dalla Juve e riducendo a 2 i punti di vantaggio sullo scatenato Milan di Allegri (44 punti nelle ultime 20 gare).

     

    E vogliamo parlare di Stramaccioni? Dopo la batosta di White Hart Lane dove il Tottenham ha passeggiato fra le macerie dell'Inter, il giovane tecnico si è inalberato: "Soltanto noi veniamo massacrati così. La nostra priorità è il terzo posto". Poi, a San Siro si presenta lo scatenato Bologna (terza vittoria consecutiva), un fantastico Gilardino (11 gol sinora, 158 in A e ha soltanto 30 anni), colpisce e affonda la squadra di Moratti, 105 anni il 9 marzo e rughe dappertutto. Così evidenti che manco se la bombassero di botox, sparirebbero. Anche stasera, l'Inter di Stramaccioni è stata un'accozzaglia senza capo né coda, senza gioco, senza idee, senza una vaga idea di che cosa fare. Un disastro. Con l'aggravante che Stramaccioni ha di nuovo sbagliato formazione, mandando allo sbaraglio un talento purissimo come Kovacic e inserendo Cassano troppo tardi. La facce dei Moratti a fine partita dicevano tutto.

     
    Il terzo posto è più che mai del Milan di Balotelli, 5 presenze, 5 gol. Mario ha  fatto un sogno: voglio vincere lo scudetto.  Forse sarebbe stato possibile, se lui fosse arrivato prima (a proposito:  complimenti a Berlusconi che il 7 gennaio definì Mario "una mela marcia. Mai e poi mai vorrei infettasse lo spogliatoio di Milanello").  E, soprattutto, lo scudetto sarebbe possibile se la Juve frenasse almeno un po'. 
     
    Niente da fare: a 10 giornate dalla fine, i campioni d'Italia,  freschi di ritorno nei quarti di Champions League dopo sette anni di assenza, battono anche il Catania, sia pure dannandosi
    l'anima e grazie soltanto al gol di extremis di Giaccherini. Conte respinge le avances di Abramovich, rimane bianconero sino al 30 giugno 2015 e, da lassù, a quota 62, conta i punti di vantaggio sulle rivali: 9 sul Napoli, 11 sul Milan che ora pensa solo al Barcellona. E' un vero peccato che Pazzini sia stato azzoppato da Portanova il quale doveva essere espulso dal disastroso Damato così come lo stesso avrebbe dovuto cacciare Bertolacci e Bovo,
    oltre a concedere due rigori netti al Genoa. 
     
    Malauguratamente, gli arbitri di Nicchi & Braschi sono come le panzane di Platini, quello che
    ha introdotto i giudici di porta e dice che sono fantastici: non finiscono mai. Come i gol di Jovetic e Ljajic che stendono la Lazio e consentono alla Fiorentina di fare il salto in alto. Montella scavalca in un colpo solo Petkovic e Stramaccioni e si ritrova quarto e solo.
     
    In coda, affonda il Palermo che, per il proprio bene, dopo 7  allenatori cambiati in un anno e mezzo e un battaglione di acquisti e cessioni sbagliati, dovrebbe cacciare l'unico rimasto al suo posto: l'ineffabile Maurizio Zamparini. Denis ha spento la speranza pescarese, mentre il Siena è piombato a due punti dal Genoa che gioca bene, ma ha perso due partite di fila.
    Troppe, con l'aria che tira. 
     
    Xavier Jacobelli
    Direttore Editoriale www.calciomercato.com 

     

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