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“Il Torino come il mio Napoli?” Dopo il 2-0 inflitto al Milan, Walter Mazzarri ci pensa un attimo e risponde: “Con il mio Napoli si tendeva a tenere il 3 contro 2 in difesa, avevamo dei giocatori bravi nelle ripartenze e si stava più bassi. Il mio Napoli assomiglia più alla Lazio.. Noi quest’anno siamo più vicini all’Atalanta”. In effetti tra il miglior Napoli targato Mazzarri e il Torino attuale c’è di mezzo l’ascesa di Gasperini, con le sue idee, il fascino del suo gioco e un potere d’influenza senza pari al momento. Probabilmente l’Atalanta del Gasp sta iniziando a fare scuola. Di recente persino il Sassuolo di De Zerbi ha proposto un 3-4-1-2 con interpreti vagamente simili per caratteristiche al trio bergamasco: Berardi alla Ilicic, Sensi sulla trequarti come Gomez e Babacar alla Zapata. Nel Toro però non è tanto il reparto d’attacco a ricalcare per funzioni e interpreti il modello Atalanta, quanto piuttosto l’impianto difensivo e la combinazione di pressing e marcatura a uomo. La fase difensiva del Torino è in sostanza identica a quella dell’Atalanta. Ecco che da questo punto di vista i granata sono la versione aggiornata e implementata del Napoli di allora. 
 
I TRE TENORI – Ma non in attacco: “Dobbiamo cercare di avere più qualità” ha aggiunto Mazzari, che evidentemente ricorda gli scambi in velocità dei ‘tre tenori’, di fronte ai quali Belotti, Berenguer e Lukic arrossiscono, per quanto bravi. Il Torino non ha gli strappi di Lavezzi e Cavani, mancano le trovate di Hamsik. Non può pungere in ripartenza come sapevano fare i partenopei nella stagione 2011/2012.



È una squadra, il Torino, che dà l’impressione di non saper sfruttare al meglio la sua arcigna e rocciosa fase difensiva (tra le pretendenti al quarto posto è quella che segna meno). Lascia negli occhi un non so che di incompleto: è un blocco bloccato. Ma questa stessa impressione può altresì indicare una via da percorrere nel mercato estivo, non è dunque di per sé triste.  
 
IL TRIO DELLE MERAVIGLIEI ‘tre tenori’ del Torino non sono certo gli attaccanti. Sono i tre dietro: Izzo, Nkoulou e Moretti. 



Un mix di forza, intelligenza, esperienza, tecnica e tempismo che consente al Torino di aggredire in pressione ‘sbilanciandosi’ in avanti. Come potete vedere dall’immagine sopra, questi tre difensori centrali non temono l’uno contro uno. Nemmeno contro il Milan. Accettando il rischio dell’uno contro uno, consentono al resto della squadra di aderire perfettamente allo schieramento degli avversari (“Con questo gioco abbiamo messo in difficoltà tutti”, ha ricordato Mazzarri).  Eccolo qui un elemento distintivo rispetto al Napoli di allora, un elemento che proviene guarda caso proprio dalla ‘lezione’ di Gasperini.  
 
FASI DIFENSIVE A CONFRONTO – Prendiamo ad esempio una sequenza tratta dalla finale di Coppa Italia vinta dal Napoli 2-0 contro la Juventus, il 20 maggio del 2012, all’Olimpico. 
Storari riceve dalla destra e gira il pallone a Caceres, uno dei tre centrali della Juve di Conte. Questi, solo e indisturbato, controlla e avanza lungo l’out di sinistra. Due dei tre tenori scivolano in diagonale sul lato debole, il più vicino al pallone è Hamsik.  
 


Quando Caceres oltrepassa la metà campo, il Napoli di Mazzarri è schierato in questo modo. 



I tre centrali (Campagnaro, Cannavaro, Aronica) sono stretti sulle due punte Del Piero e Borriello (“si tendeva a tenere il 3 contro 2”), mentre Maggio e Zuniga, i laterali, stanno bassi a formare con loro una linea a cinque. Sul portatore di palla esce un attaccante, Inler e Dzemaili restano a schermare la difesa.
 
IL NUOVO TORINONel Toro di oggi le uscite ad accorciare o in pressione sono tendenzialmente diverse. Certo, capita ancora di vedere uno dei due attaccanti mentre rincorre il terzino avversario che risale il campo. Succede tuttavia quando il laterale lato debole non fa in tempo a uscire, ed è un rimedio occasionale più che una consegna. In generale infatti aggredire i terzini è compito dei due laterali (Ansaldi e De Silvestri), che devono quindi evitare di abbassarsi in una linea piatta a cinque, a differenza di quello che facevano abbastanza puntualmente Maggio e Zuniga. 
 


Si forma al massimo una difesa a quattro provvisoria, composta dai tre centrali più il laterale lato debole che effettua la diagonale. Difesa a quattro pronta ad essere abbandonata immediatamente non appena il pallone, manovrato dagli avversari, torna al portiere in impostazione (in questo caso Donnarumma). Ansaldi sale all’altezza di De Silvestri, a metà strada fra il terzino e l’esterno del Milan. Nel frattempo i tre dietro si sistemano “a uomo”, pronti a intervenire in caso di palla lunga.  



Quando il pallone viene poi indirizzato dagli avversari verso uno dei due lati, solo a quel punto il laterale opposto del Torino accenna a una diagonale (qui sotto De Silvestri), mentre il centrale lato palla (Moretti, in questo caso) accompagna e sostiene la pressione del laterale uscito (Ansaldi). Ed è proprio grazie a questo dispositivo che il Toro e l’Atalanta sembrano sempre “a uomo” in ogni zona del campo. Per questo fanno giocare male gli altri.