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Meno 3. Conto alla rovescia per lo scontro al vertice tra Napoli e Inter, in campo lunedì sera al San Paolo per il posticipo della 14esima giornata di campionato in Serie A. Tre giocatori nerazzurri hanno rilasciato delle interviste ai tre quotidiani sportivi nazionali. 


Il centrocampista brasiliano Felipe Melo alla Gazzetta dello Sport: "Ho battuto Messi a casa sua, figuriamoci se temo Higuain. Non ho paura di nessuno, siamo primi. Io cattivo? Sono nato così, non per fare male, ma per arrivare e vincere". 

Felipe Melo: cos’è la cattiveria? 
"Ce ne sono di due tipi: quella dell’anima che ti porta a fare male, roba che non conosco; e quell’altra, che invece conosco. La mia vita è fatta di cattiveria: per emergere, arrivare, farcela". 

Esempi? 
"A tredici anni mi svegliavo alle 4 di mattina per prendere l’autobus: vedevo altri uscire dalla discoteca, mentre io andavo a scuola e poi all’allenamento. C’erano due-tre ore di macchina: mio padre doveva fare un doppio lavoro, la mamma preparava il pranzo, io mangiavo il mio e poi imboccavo mio padre perché doveva guidare. Questa è la mia... cattiveria: insistere, andare avanti. Per arrivare". 

Ha detto: «Mai entrato per rompere un avversario». Mai mai? 
"Mai. E’ storia. Non lo faccio per principio e perché anch’io ho le gambe...". 

Però ai tempi di Firenze... Si ricorda di Diego Lopez? 
(sorride) "Lì fu diverso. Successe dopo un Fiorentina-Cagliari, io fui l’ultimo ad uscire, lui mi aspettò volutamente nel tunnel". 

E lo colpì. 
"Aveva esagerato, detto frasi brutte su mia moglie che allora era incinta". 

Cosa la fa arrabbiare? 
"Chi si alza la mattina e dice 'Che vita di merda...'". 

Se però uno è senza lavoro capita che gli scappi... 
"Ma c’è la vita da vivere. E qualcuno che sta peggio di te, al mondo, c’è sempre. Io ringrazio Dio ogni giorno, faccio quello che mi piace e credo di aver avuto da lui più di quanto mi attendessi. Vede, quando mi svegliavo alle 4 mio padre mi diceva sempre: 'Hai un’opportunità che io non ho potuto vivere perché dovevo scegliere fra calcio e lavoro. Sfruttala'. La vita una possibilità te la dà sempre...". 

Quante possibilità ha l’Inter a Napoli? 
"Una è seconda e l’altra è prima". 

A chi dice che l’Inter gioca un brutto calcio cosa risponde? 
"Non m’incazzo nemmeno più. Una volta, in Turchia, ci dissero: 'Non avete battuto il Fenerbahçe in casa'. Sa cosa successe? Con un pareggio nel loro stadio, col Galatasaray vincemmo il campionato facendo il giro di campo al buio perché spensero apposta le luci e a impianto vuoto. I loro tifosi se ne erano andati, i nostri non li fecero entrare. Ho goduto come mai. E a chi mi ripeteva quella frase per un derby sentitissimo io dicevo solo una cosa: abbiamo vinto il campionato. Questo per dire che chissenefrega di quel che dicono. In questo caso e in altri". 

Altra frase ricorrente: al San Paolo sarà sfida fra chi gioca bene a calcio e chi no. 
"Se vinciamo è tanta roba, perché in pochi riescono a vincere a Napoli. Se pareggiamo dipende, e anche se perdiamo bisogna vedere come... Una cosa è certa: noi facciamo il nostro lavoro, bene e senza paura. E l’autostima non ce la intacca nessuno, comunque vada". 

Higuain si ferma come Balotelli? Bisogna 'menare'? 
"Ecco, anche su quella frase è stato fatto un romanzo. Melo istiga alla violenza, Melo qui e là, come quando si fece male un giocatore del Chievo che mi venne addosso o Pazzini, situazione nella quale scivolai addirittura prima... Quella frase sul 'menare' l’ho detta sorridendo. L’ho detta perché Balotelli è un giocatore differente da tutti. Come Higuain. E bisogna dedicargli molta attenzione. Ecco il senso". 

Considerando anche Allan e Jorginho dall’altra parte, banalizziamo: è un Argentina-Brasile. 
"Una situazione già vinta. Era il 6 settembre 2009, Argentina-Brasile 1-3. Facevo coppia con Gilberto Silva in mezzo al campo, fu una serata indimenticabile. Sconfiggemmo il più forte giocatore del mondo, Lionel Messi. E in campo c’era il mio idolo, Veron". 

Come dire: sconfitto Messi a casa sua, la paura di Higuain si riduce un po’... 
"Paura di nessuno, sempre. Ma non c’è solo Higuain o un altro o Hamsik: c’è il Napoli. Bisogna stare attenti al Napoli. Punto". 

Lei si prenderebbe al Fantacalcio? 
"Sì, se sono il capitano". 

Le ammonizioni pesano però... 
"La mia storia la sapete: di espulsioni, in vita mia, poche...". 

E’ mai stato espulso o sospeso a scuola? 
"Mai. Ho rispettato sempre tutto e tutti. Me lo ha insegnato papà, Josè. Regole. Quelle che dò ai miei figli: a letto alle 21,30, ipad o giochi elettronici per un’ora dalle 20,30 ma senza aver fatto prima i compiti, nada, niente, non si toccano". 

Chi è stato cattivo con lei? 
"Per quanto mi riguarda, beh, me ne sono quasi sempre fregato. Anni fa me la prendevo, poi maturando ho lasciato dire... Semmai dopo il Mondiale 2010 dissero cose spiacevoli sul mio conto, il procuratore, il fatto che fossi nel Brasile... Ecco: mi dispiacque perché quelle frasi arrivarono all’orecchio di mia madre e lei mi chiese il perché di quelle cose. In fondo, siamo sempre lì". 

Al chiacchiericcio. 
"Parlano tutti di calcio. Ma non tutti a proposito. C’è quello che voleva fare il calciatore e non c’è riuscito, c’è quello che ha giocato e non è arrivato in una grande squadra, c’è quello che è arrivato in una grande squadra e non ha vinto un ca...". 

Lei ha vinto e sa vincere. 
"Una quindicina di titoli fra Brasile e Turchia. Solo in Italia non ce l’ho fatta, anche se a Firenze conquistammo l’accesso in Champions che fu come una vittoria. Senta questa: dopo la partita Inter-Juventus postai su twitter una frase inerente al Triplete nerazzurro. Mi insultarono. Ma cosa hanno il coraggio di dire? Io di Triplete ne ho fatti due, al Cruzeiro e al Galatasaray". 

Ecco: il Mancini del Gala e quello di oggi sono diversi o molto simili? 
"Entrambi con una voglia di vincere pazzesca. Ma quello di oggi fa lavorare di più". 

Ci elenchi tre cose per le quali poter dire che l’Inter vale. 
"Sappiamo vincere insieme. Siamo una famiglia, e non è un modo di dire perché ci sono allegria ma anche momenti di aiuto reciproco. E sappiamo soffrire in campo". 

Da 1 a 10: quante possibilità ci sono di andare in Champions? 
"Non mi posso permettere pronostici né promesse: noi lavoriamo al 110% per vincere lo scudetto". 

E’ già nota la storia che sarebbe potuto arrivare all’Inter con Mourinho: ma quanto fu veramente vicino? 
"Il mio agente sentì Marco Branca. Ci fu qualcosa di abbastanza serio, poi furono fatte altre scelte. Ma evidentemente era destino che dovessi venire qui". 

Forse è destino che lei ritorni nella Seleçao. Perché meriterebbe una nuova chiamata? 
"Perché i numeri parlano". 

E’ vero che da piccolo faceva l’attaccante? 
"Il centravanti. In un torneo, Coppa Zico, feci 15 gol in 12 partite. Poi un allenatore mi spostò a centrocampo". 

Chi è il suo amico vero nel calcio? 
"Amauri". 

E di cosa ha paura? 
"Di perdere la gente che amo". 

Lei ama Dio: quella in atto, compresi gli orrori di Parigi, è una guerra di religione? 
"Scusatemi, ma stavolta tengo per me ciò che penso. Ognuno ha la propria fede, io ho la mia". 

Lei è uno che si ama o si odia. 
"Vede, io nel mio lavoro metto tutto. Per questo la gente capisce: perché vede quel che dò. Poi è chiaro che c’è qualcuno che dice 'Quel rompicoglioni di Melo qui e là...', però sono convinto che vorrebbe uno come Melo in squadra. Così come potrei dire io di Cristiano Ronaldo, oppure di Higuain che è un gran 'rompi' ma è chiaro che potrei voler giocare con lui piuttosto che contro di lui. E magari succede anche questo nei miei confronti". 

Felipe Melo ha molti nemici? 
"No, non ho nemici. Quando ero piccolo e succedeva qualcosa a scuola mio padre mi diceva tre cose: prima di tutto se ci sono problemi parla con la maestra, poi cerca di evitare il contatto e se proprio non ce la fai non tornare a casa rotto perché sennò poi le prendi anche da me...". 


L'attaccante montenegrino Stevan Jovetic al Corriere dello Sport: "Voglio solo lo Scudetto, io segnerò 20 gol. Possiamo fermare Higuain e il Napoli". 

Jovetic, si aspettava di vedere a fine novembre l’Inter in testa alla classifica? 
"No, sinceramente no. Ero convinto che avremmo iniziato bene, ma non così". 

Perché l’Inter è prima? 
"Perché abbiamo parecchia... fame. Rispetto ad altre formazioni che giocano insieme da più anni abbiamo tanti elementi nuovi, ma tutti stanno dando il massimo per la squadra con l’intento di mettere l’allenatore in difficoltà nelle scelte". 

Qual è la sua favorita per lo Scudetto? 
"Non vedo un’unica favorita, ma 4-5 formazioni che possono lottare fino alla fine. Mi riferisco a Juventus, Inter, Roma, Fiorentina e Napoli". 

In un’Inter campione d’Italia, dunque, lei crede? 
"Certo che ci credo". 

E non firmerebbe per il terzo posto che vuol dire qualificazione alla prossima Champions League... 
"A inizio stagione l’obiettivo era quello, ma adesso abbiamo capito che possiamo fare di più. Per riuscirci bisogna però continuare a giocare bene e fare risultati sapendo che in Serie A non esistono partite facili". 

Quando sente dire che l’Inter non gioca bene si arrabbia o sorride? 
"Sono il primo a cui piace il bel calcio e non credo che l’Inter giochi male. Contro la Juve, la Roma e il Frosinone, solo per fare alcuni esempi, abbiamo fatto bene. In questo sport comunque la cosa più importante è vincere: finché ci riusciamo, i critici possono dire quello che vogliono". 

Napoli-Inter è uno spareggio Scudetto? 
"Lo sarebbe se fossimo a due giornate dalla fine e invece siamo solo a un terzo del campionato. Diciamo che sarà una gara importante per la rincorsa a uno dei primi tre posti". 

Colpito dalla rapidità con cui Sarri ha preso in pugno il Napoli? 
"Sono contento per lui. A Empoli aveva già mostrato di essere bravo e a Napoli lo ha confermato. Si è inserito bene e la sua squadra gioca un ottimo calcio. Mi aspetto una bella sfida". 

Higuain in campionato al San Paolo ha segnato in tutti e 6 gli incontri degli azzurri. Il Napoli partirà da 1-0 anche contro di voi? 
"Non lo so, ma spero proprio di no. Higuain è un ottimo attaccante, un top player che non a caso ha giocato anche nel Real Madrid. Cercheremo di fermarlo". 

Lei ha battuto gli azzurri l’ultima volta il 13 marzo 2010, in Napoli-Fiorentina 1-3. E’ arrivato il momento di interrompere il digiuno? 
"Speriamo... Mi ricordo quella partita: segnai una rete e servii due assist a Gilardino". 

Le fa piacere vedere i viola così in alto in classifica? 
"Sì perché la Fiorentina come squadra e Firenze come città mi sono rimaste nel cuore. Lì ho passato 5 anni bellissimi e mi sono tolto grandi soddisfazioni. Sono sempre contento quando i viola vincono". 

Sente ancora alcuni dei suoi ex compagni? 
"Dei miei anni ne sono rimasti pochi... Presto andrò a salutare gli amici anche perché in città ho ancora casa a cinque minuti dallo stadio". 

Il suo ex allenatore alla Fiorentina, Vincenzo Montella, si è trasferito alla Sampdoria. Cosa gli augura? 
"Tutto il meglio possibile. Sono rimasto legato a lui perché è bravo e a Genova farà grandi cose come a Firenze. Ha solo bisogno di un po’ di tempo". 

Le piace il calcio di Paulo Sousa? 
"Molto e non mi aspettavo che facesse subito così bene con una squadra rinnovata e in un campionato che da allenatore non conosceva". 

I 6 gol incassati dalla Roma a Barcellona ridimensionano un po’ i giallorossi? 
"Contro il Barcellona è dura per tutti. Io l’ho affrontato una sola volta perché in altre due occasioni con il City ero in panchina: Messi e compagni sono dei fenomeni e può capitare di perdere male contro di loro. La Roma, però, è una squadra forte e se vinceranno l’ultima gara del loro girone, si qualificheranno per gli ottavi di Champions". 

A proposito di Manchester City, ha visto il match degli inglesi contro la Juventus? 
"Certo. Mi sono messo davanti alla tv e ho fatto il tifo per i miei ex compagni. A Manchester ho vissuto due anni bellissimi anche se la scorsa stagione è andata come è andata (dissapori con Pellegrini, esclusione dalla lista Champions e poche presenze, ndr). Sento ancora Kolarov, Kompany e Silva". 

La Juve che ha visto contro il City è una squadra da temere anche per un’Inter adesso a +9? 
"I bianconeri sono forti e, con 25 partite da giocare, può succedere di tutto. Come ho detto prima, possono lottare per lo scudetto". 

Perché Jovetic non segna da tre mesi? 
(Sorride) "L’ho fatto in nazionale qualche giorno fa". 

Con l’Inter però... 
"Lo so che da me tutti si aspettano i gol e sono il primo che voglio segnarne tanti. Per me però è importante soprattutto giocare bene ed essere utile per i miei compagni. Posso farlo anche servendo assist o facendo quello che Mancini mi chiede". 

Perché dopo i 3 gol nelle prime 2 partite si è bloccato? 
"Forse sono andato oltre le più rosee aspettative e ho pagato l’infortunio nel riscaldamento con la Fiorentina. Io comunque non mi faccio condizionare: rimango tranquillo e continuo a lavorare perché so che prima o poi la rete arriverà". 

Riuscirà a sbloccarsi lunedì? 
"Sarebbe il massimo". 

E’ ancora convinto di arrivare a quota 20 gol come ha dichiarato un mese fa? 
"Sì, ci arriverò". 

Il miglior Jo-Jo che i tifosi dell’Inter hanno visto finora qual è stato? 
"Quello contro la Juventus. Mi sentivo davvero bene". 

Prandelli sostiene che Jovetic-Icardi può essere la miglior coppia della Serie A, ma per il momento i vostri numeri non sono eccezionali. Perché? 
"Siamo una buona coppia, ma abbiamo giocato poco insieme e non abbiamo reso al massimo. Di sicuro possiamo e dobbiamo migliorare". 

Cosa risponde a chi dice che per caratteristiche tecniche voi due siete difficili da combinare? 
"Mauro è un buon giocatore e stiamo facendo di tutto per migliorare. Lui è un uomo d’area, mentre io posso fare il centravanti, agire dietro la punta o a sinistra. La mia posizione la decide Mancini e io mi adatto". 

Rispetto agli anni alla Fiorentina quanto ha trovato migliorato Ljajic? 
"E’ cresciuto tanto. Sta lavorando di più in allenamento e ha sempre qualità tecniche indiscutibili". 

Ljajic ha servito assist a Icardi e a Brozovic. A lei invece... 
"Contro il Frosinone una bella palla l’ha data anche a me, ma non ho segnato. La prossima volta non sbaglierò". 

Quando è iniziata la trattativa per portarla all’Inter? 
"Di preciso non ricordo, ma Ausilio e Mancini mi hanno convinto in fretta. Ho immediatamente creduto in questo progetto". 

Cosa le ha detto il Mancio per strapparle il suo sì? 
"Che avremmo costruito una grande squadra. Mi ha il lusingato che mi abbia voluto al City (Jo-Jo è arrivato dopo che Mancini era stato esonerato, ndr) e che poi mi abbia chiesto anche all’Inter. E’ bello sapere che un allenatore come lui ti stima e ti segue per anni". 

Alla Pinetina avrebbe potuto arrivare anche prima visto che i dirigenti la conoscono da quando è minorenne. 
"Lo so, ma la trattativa non si è mai concretizzata. Ho imparato che nel calcio ci sono tante voci, ma che fino a quando non arrivano le firme...". 

E’ vero che anche la Roma si era interessata a lei? 
"La scorsa estate non lo so, l’anno prima sì". 

Ma lei non ha rimpianti riguardo alla sua scelta. 
"Assolutamente no". 

Perché è convinto di aver scelto il progetto giusto? 
"Perché ho trovato un bell’ambiente, formato da ragazzi bravi, umili e tutti desiderosi di togliersi delle soddisfazioni. Non capita in tutti gli spogliatoi". 

Con il City ha messo in bacheca una Premier League e una League Cup. All’Inter cosa vuole vincere? 
"Lo Scudetto, magari già quest’anno. Se poi arriva anche la Coppa Italia, meglio". 

Pogba a inizio stagione ha sofferto perché il 10 che aveva scelto... pesava. E’ successo anche a lei? 
"Assolutamente no. Per me è solo un piacere indossarlo e non capisco questa storia della maglia che pesa: un numero è solo un numero. Io penso a far bene e a dare il massimo, non al numero che porto sulle spalle". 

Giocare in un’Inter con molti giocatori dei Balcani le piace? 
"Tantissimo. Siamo 6 più Stankovic e Manaj che è albanese. Stiamo bene insieme e vogliamo tutti vincere". 

Ausilio sta seguendo altri due giocatori dei Balcani: il serbo Grujic e il croato Pjaca. Li conosce? Vuole sponsorizzarli? 
"Grujic l’ho visto giocare, è forte e mi piace. Di Pjaca invece mi hanno parlato benissimo Brozovic e Perisic". 

Lei che da piccolo ha vissuto da vicino i bombardamenti della Nato alla Serbia e al Montenegro, ci sa spiegare che “rumore” rimane dentro quando ti esplode una bomba non troppo lontano? 
"I ricordi sono brutti, ma li ho già cancellati quasi del tutto. Ormai quei fatti sono il passato e sono contento che ai miei familiari non sia successo niente". 

Cosa ha pensato quando le hanno detto delle bombe e degli attentati di Parigi? 
"Sono rimasto molto male perché tanta gente ha perso la vita. Spero che tutto si fermi presto. Nel mondo c’è bisogno di pace". 


L'attaccante serbo Adem Ljajic a Tuttosport: "Inter formato Triplete. Se Eto'o rincorreva gli avversari in difesa, perché non dovremmo farlo anche noi?". 

Adem, di lei dicono che in campo lei sia un tipo indolente. Invece con il Frosinone, dopo Biabiany, è stato tra gli interisti quello che ha percorso più chilometri... 
"Beh non è difficile aver voglia di aiutare i compagni se sai che loro poi ti aiuteranno quando c’è da attaccare". 

Secondo luogo comune: Ljajic non lega con gli allenatori. 
"Questo non è proprio vero: io ho avuto un solo problema con un allenatore, con gli altri è filato tutto liscio. Io rispetto tutti, soprattutto chi decide cosa si deve fare in una squadra". 

In cosa l’ha migliorata Mancini? 
"Nel dare di più per la squadra. Inoltre mi ha migliorato nell’atteggiamento in campo". 

Vale a dire? 
"Parla con tutti, infonde positività nei giocatori e sa motivarti come pochi altri. Inoltre ha dimostrato di saper dare una chance proprio a tutti. Così facendo però Mancini ci tiene sulla corda anche perché non sai mai cosa lui possa decidere: è capitato che giocasse chi non se lo aspettava proprio". 

E lei come si regola? 
"Semplice: guardo la lavagna e cerco di scoprire se ci sono...". 

Quanto è importante per lei avere un allenatore che è stato anche un grande attaccante? 
"Molto perché lui per primo capisce le mie e le nostre esigenze, il problema è che se non facciamo le cose per bene, ci mette niente ad accorgersene". 

Quando si arrabbia di più? 
"Quando là davanti perdiamo palla, urla". 

Lei all’Inter è un precario: come vive questa situazione legata al riscatto dalla Roma fissato a 11 milioni? 
"Facile: non ci penso. Quando finirà la stagione, prenderemo tutti insieme una decisione. Al momento la mia unica preoccupazione è giocare bene e dare tutto per questa maglia. Poi vedremo che succede". 

In proposito, lei come si pone? 
"E’ chiaro che mi piacerebbe che l’Inter mi riscattasse ma, le dico la verità, oggi non lo vedo come un problema o una preoccupazione: voglio solo giocare. A fine campionato, parleremo di tutto". 

Cosa è successo alla Roma col Barcellona? 
"Ero davanti alla tv e mi spiace che abbiano perso in quel modo anche se avevano di fronte una squadra tanto forte. Ora spero che vincano la prossima e riescano a passare il turno". 

Finora tra Inter e Roma la differenza più sostanziale è data dal fatto che voi, con le medio-piccole, siete stati spietati. Concorda? 
"Sì,ma c’è un motivo: loro, con in mezzo la Champions, hanno tante partite che portano una grande fatica fisica e mentale oltre agli infortuni. Ogni settimana hai una finale e, se per caso si fanno male due-tre giocatori, diventa tutto veramente difficile: io ci sono passato un anno fa e posso assicurarle che è così. Per noi, avendo soltanto il campionato, è tutto molto più semplice solo per il fatto che, se giochi una partita a settimana, riesci ad allenarti molto meglio". 

Regge la teoria in base a cui voi attaccanti segnate poco anche perché vi sfiancate in fase difensiva? 
"Questo contribuisce sicuramente a essere meno lucidi quando ci troviamo in zona gol ma noi dobbiamo continuare a fare questo lavoro perché, semplicemente, ha dato dei risultati. Finché andrà tutto bene, non dovremo cambiare nulla però dobbiamo provare a giocare di più con la palla e creare più occasioni. In pratica quello che si è visto con il Frosinone: una partita in cui è stato divertente giocare". 

Nell’ultima grande Inter, quella che ha conquistato il Triplete, Eto’o e Pandev facevano i terzini: è quello l’esempio da seguire? 
"Me lo ricordo bene com’era quella squadra perché io ero già arrivato in Italia e mi ricordo pure bene come giocava: tutti correvano, tutti difendevano. Se ci riuscivano Eto’o e Pandev, perché non potrebbero farlo il sottoscritto, Biabiany o Perisic? Solo col sacrificio arrivano le vittorie e quanto fatto da quell’Inter è un esempio da seguire e da imitare". 

Sull’Inter, in questi mesi, se ne sono sentite tante: che ha un gioco antico, che è brutta ma vince e che è una squadra cattiva. Qual è la critica che l’ha fatta più arrabbiare? 
"Molta gente chiacchiera ma noi siamo primi, abbiamo vinto tante partite e firmo adesso per arrivare a fine campionato vincendole tutte per 1-0 creando anche una sola occasione da gol. Dicono che siamo brutti e siamo primi in classifica: pensi cosa potrebbe succedere quando inizieremo a giocare meglio". 

Ci si dimentica, in tal senso, che l’Inter è stata rifondata quest’estate. 
"Infatti sarebbe stato strano il contrario visto che giochiamo insieme da tre mesi e dobbiamo ancora conoscerci per bene. Lasciamoli parlare i critici: intanto noi siamo davanti a tutti". 

A proposito: quando ha scelto l’Inter, si aspettava di essere in testa al campionato a fine novembre? 
"A dire il vero, quando sono arrivato non avrei mai pensato di essere primo in classifica dopo tredici partite. Pensavo che saremmo stati lì per lottare per i primi tre posti e che avremmo avuto i problemi che ha una squadra appena assemblata, invece siamo più in alto di tutti". 

Scaramanzia a parte: iniziate a pensarci davvero allo Scudetto? 
"Per indole non mi piace guardare così in là. Anche perché sono rimasto scottato dai due anni passati a Roma: pensavamo fosse sempre la volta buona e poi non siamo mai riusciti a vincere perché abbiamo trovato una Juve che era molto più forte". 

Napoli è l’ultimo esame di maturità per questa Inter? 
"Da tanto tempo loro sono una grande squadra, hanno l’attaccante più forte del campionato e Sarri ha messo a posto le cose in difesa. Il Napoli gioca molto bene, sa come metterti in difficoltà ma sappiamo anche noi di essere forti e sono convinto che andremo là a giocarcela alla pari". 

Higuain si ferma mettendogli le catene? 
"No, con la miglior difesa di campionato: io contro Murillo e Miranda gioco in allenamento e vi posso assicurare che ti rendono la vita molto dura". 

Ritiene che anche la Juve possa rientrare in corsa per lo Scudetto? 
"Anche loro hanno cambiato tanto dopo essere rimasti senza Pirlo, Tevez e Vidal che erano stati i tre giocatori migliori dell’ultima stagione. Ma la Juve è sempre lì, è una squadra pericolosa e sicuramente lotterà fino in fondo". 

Ljajic, una curiosità: quando è successo quell’episodio con Delio Rossi, non ha temuto che sarebbe stato ricordato solo per quell’aggressione? 
"Ero giovane, è successo, è passato e non mi piace girarmi a guardare il passato. Sa cosa dicono? 'Quando muore una persona se ne parla per tre giorni e poi non se ne ricorda nessuno'. E io voglio solo che la gente ricordi i miei gol, i miei assist e non quello che è successo con quel signore".