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IL PERSONAGGIO David Villa avvicina il bomber spagnolo di tutti i tempi: "Siamo tornati? Non ci eravamo mai persi".
El Guaje, il bambino a due passi dal mito di Raul.
Ha iniziato a tirare al quinto minuto e non ha mai smesso, anche nell’azione del vantaggio ha insistito fino a che la palla non è entrata. Era in fuorigioco, ma stavolta non sarà la moviola a lasciare il segno, l’eroe è ancora lui, 'Villa maravilla' anche se non gli piace essere chiamato così. È ossessivo, ostinato e rognosissimo perché non solo prova da ogni angolo ma non molla mai un’azione, crede ai miracoli e sente di essere arrivato qui al suo meglio. Ne era tanto certo che ha obbligato il Barcellona a fare in fretta, a chiudere il suo contratto prima di partire perché «non potevo stare in bilico e rischiare distrazioni». A 28 anni, ti capita l’ingaggio della vita (40 milioni più premi) nella squadra che hai sempre sognato («non esiste un altro posto dove sarei voluto andare») e l’uomo chiamato bambino è così maturo da dettare il tempo, proprio come fa in campo.

Quattro gol come i quattro che ha segnato all’Europeo vinto nel 2008 con il titolo di miglior realizzatore (giusto ieri, due anni fa). Allora era uno del gruppo, adesso è la faccia della Spagna: testa piena di gel, passione per i giubbotti di pelle e per il pizzetto e una timidezza cacciata indietro a forza di risultati. Al Valencia dicono che parlava poco, che era uno noioso, abitudinario, IPod nelle orecchie e poca vita sociale. Qui però ci è arrivato diverso, spavaldo e dopo la sconfitta con la Svizzera ha avuto coraggio: "Garantisco, questa è la miglior Spagna di sempre". Era quello che serviva, uno scossone o un atto di fede. Poteva sembrare un pazzo, ma con questa fiducia ha svegliato l’ambiente. 42 reti in nazionale, gliene mancano solo due per raggiungere Raul. "Le voglio fare tutte qui", ha detto ieri sera dopo aver distribuito complimenti ai compagni rimasti sul campo a festeggiare.