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A quel punto, solo Messi poteva risolvere i guai dell’Argentina. Brutta e involuta rispetto a quella già battuta dall’Arabia Saudita, incapace di rompere la ragnatela che il Tata Martino aveva tessuto davanti alla propria area di rigore. Di Maria lento e prevedibile, De Paul scolastico. Scaloni aveva appena tolto il modesto Guido Rodriguez e l’inutile Lautaro Martinez, stavolta poco Toro e tanto nulla, mandando finalmente in campo Enzo Fernandez, che averlo e non usarlo è un delitto di leso calcio.

Avevi gli occhi ancora pieni della Francia di le Roi Mbappé e già facevi i conti per capire quante chances avesse l’Argentina per salvarsi, nell’ultima partita contro la Polonia. E poi, improvvisa, la rasoiata di Leo Messi, che s’infila fra cento gambe e va nell’angolo, irraggiungibile per Ochoa, un’altra leggenda, anche lui al quinto Mondale, traguardo che sta diventando una moda (erano 3 prima del Qatar, sono già 6 e potrebbero diventare 7, con un altro messicano, e sarebbe il quarto).
Messi in copertina, come voleva il Mondiale. Perché la faccia di Leo serve a tutti, non solo all’Argentina. Come serve, e tanto, quella di Ronaldo. I due continuano la sfida testa a testa a suon di gol, vedremo qui chi andrà più avanti. Messi è talento e classe pura, Cristiano scienza e applicazione, un po’ una sfida fra primi della classe, dove c’è quello cui non serve studiare tanto e c’è il secchione, che fa i compiti anche la domenica e in vacanza. E noi ci siamo divertiti, ci stiamo divertendo.

C’è poi chi conta i gol e sovrappone le statistiche anche col passato e quindi Messi può sfidare addirittura Maradona, di cui contro il Messico ha eguagliato le partite giocate (18) e i sol segnati (8) nei Mondiali. E poi le Champions vinte e i Palloni d’Oro, cui Diego non poteva nemmeno concorrere, e ancora le statistiche dei gol e dei campionati vinti, tutte a favore di Leo, meno quella dei Mondiali (1) o delle finali giocate (2) e allora si arrendono. Ma invece non è lì la differenza, che è tutta nelle emozioni e nella magia che Maradona regalava ogni volta che Diego toccava il pallone, in un calcio molto diverso da questo, molto meno televisivo e più cattivo (dato oggettivo, non si discute), anche più difficile e più bello (soggettivo, si può non essere d’accordo). Per questo, anche se l’Argentina dovesse vincere il Mondiale (cosa che peraltro oggi ci sentiamo di escludere), Diego resterà il più grande, e anche di molto.
@GianniVisnadi