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La vittoria contro la Fiorentina ha un significato particolare e questa, più di tutte le altre partite, è la certificazione del fatto che il Milan possa davvero lottare fino alla fine per vincere lo scudetto. I viola sono una squadra che sta attraversando un pessimo momento ma hanno valori tecnici indiscutibili, eppure la squadra di Pioli/Bonera/Ibra ha tenuto in mano senza problemi la partita dal 1’ al 90’ minuto. Lo ha fatto vincendo da grande squadra, con la sicurezza e l’autorevolezza che si conviene a chi punta al traguardo massimo. Non a caso ho scritto “Pioli/Bonera/Ibra” perché è talmente unita e coesa la squadra che non si distingue più esattamente chi sia l’allenatore. L’assenza forzata di Pioli e l’infortunio di Ibra lo stanno confermando.

Al Milan non c’è un allenatore ma un vero e proprio team che in panchina gestisce e decide all’uninsono. Bastava vedere l’atteggiamento di Ibra in panchina e le indicazioni che dava ai compagni in campo, praticamente giocava anche lui: una cosa mai vista da un giocatore indisponibile. E in campo la squadra riflette pienamente l’unità d’intenti e la coesione che si vede fuori. Concentrazione e ferocia vengono fuori sulle palle inattive, laddove una squadra carente fa emergere le proprie lacune, vedasi appunto la Fiorentina. E invece alla prima occasione Kessiè e Romagnoli giocano a pallavolo nell’area avversaria. Uno alza  e l’altro schiaccia, prendendosi poi davanti alle telecamere una piccola rivincita rispetto alle ingenerose critiche subite. Il raddoppio è figlio di un rigore nato dall’ennesima iniziativa di Saelemaekers, giocatore sgraziato che faceva storcere il naso a molti quando è arrivato, cominciando dal sottoscritto. E invece il belga ha dimostrato di avere eccezionali doti atletiche e di sopperire con esse anche alle lacune tecniche. Kessiè conferma dal dischetto che sa battere benissimo i rigori, ma poi dimostra che li può sbagliare anche lui, esattamente come Ibra.
Chi invece sta riducendo al minimo il margine di errore è Donnarumma, ancora una volta migliore in campo, capitano in pectore a soli 20 anni, avviato chiaramente a diventare uno dei migliori portieri della storia. Le sue parole tranquilizzano sul suo inevitabile (anche se carissimo) rinnovo contrattuale, ma in questo periodo le sue prestazioni non ne avevano risentito. Cosa che invece non poteva dirsi di Calhanoglu. E che non a caso contro la Fiorentina è tornato a fornire una performance di alto livello. Proprio perché nei giorni scorsi sono stati fatti decisi passi avanti (e indietro nelle pretese) che rendono ormai quasi una semplice formalità il suo agognato rinnovo contrattuale.