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Non è semplice inquadrare tatticamente un giocatore interessante come Charles De Ketelaere. Soprattutto tenendo presente la destinazione Milan, che è poi il motivo per cui mi appresto a scrivere questo articolo. Il talento belga classe 2001 del Club Bruges (sì, ha un anno in meno di Raspadori e due in meno di Scamacca…) nella stagione appena trascorsa è esploso, segnando un totale di 18 reti fra campionato (14) e coppe (4). Un’impennata notevole considerando le due annate precedenti, nelle quali, benché ancora acerbo, aveva già accumulato un bel po’ di presenze e minutaggio, senza tuttavia risultare altrettanto prolifico (in Jupiler Pro League, nel 2020/21, si era ‘fermato’ a 3 reti in 32 apparizioni). 
Nell’ultimo anno è certamente cresciuto lo spazio a sua disposizione, con la piena fiducia del club, ma l’impressione è che sia stato anche facilitato da un ruolo più definito (meno sperimenti in giro per il campo…), un ruolo cioè che si è rivelato in base alle sue caratteristiche decisamente funzionale e redditizio. Il che da un lato dimostra quanto possa essere duttile (a prima vista) De Ketelaere, ma dall’altro pone la seguente questione: e al Milan, dove giocherebbe? Visto che vagamente lo ricorda per movenze, tecnica, piede e statura, sarebbe come domandarsi dove giocherebbe Kai Havertz nel Milan di Pioli.         

È UN ESTERNO? - Si sa che i rossoneri stanno cercando un esterno di destra e un trequartista innanzitutto. Tanto vale allora partire da qui, dalla fascia occupata da Saelemaekers e Messias nella stagione appena trascorsa e chiedersi: De Ketelaere potrebbe fare l’esterno da questa parte, ossia a piede invertito, dato che è mancino e può rientrare per calciare forte e a giro? Nulla lo vieta, ma è bene precisare che nel Club Bruges tendenzialmente non gioca lì. O meglio, praticamente mai nell’ultimo anno.



Detto ciò, in questa sequenza di due fotogrammi possiamo apprezzare la sua capacità di associarsi e cambiare passo come un vero e proprio esterno che chieda al trequartista una triangolazione improvvisa.



L’accelerazione è notevole in effetti, e gli servirà per arrivare a tu per tu col portiere e segnare il quattro a uno al Lovanio. Vorrei però ricordarvi che De Ketelaere in quella partita di campionato (15/12/21) si era solo defilato in fascia per un momento, partendo dal ruolo di punta centrale nel tridente di Philippe Clement (poi passato al Monaco a gennaio). Una settimana dopo, contro lo stesso avversario, ma stavolta nei Quarti della Beker van Belgie, trovate la conferma in questa fase di aggressione alta.



Il centrale del Lovanio, il turco Ozkacar, è grosso (1,87 m, 85 kg) quasi quanto un Acerbi, ma il giovane De Ketelaere (1,92 m per quasi 80 kg) in pressione sa il fatto suo, ed è parecchio fastidioso quando arriva forte spalla contro spalla. Infatti gli sradica il pallone e va a servire l’assist a Lang. Nel Milan sarebbe un peccato toglierlo da là davanti per fargli rincorrere un terzino avversario lungo la fascia. 



È UN TREQUARTISTA? - Ma dunque è un trequartista come viene definito per lo più? Il Milan lo prenderebbe per metterlo sotto la punta nel 4-2-3-1? È vero che nel Belgio, ad esempio contro la Polonia ha preso il posto di De Bruyne, ma son pur sempre sistemi molto fluidi, quelli di Roberto Martinez. Lo stesso De Bruyne (che peraltro è il modello di De Ketelaere) svaria molto trasformando il 3-4-1-2 in un 3-4-2-1 a piacimento. Di certo in nazionale, a differenza che col club, De Ketelaere non fa la prima punta, ma si muove o da trequarti puro o da trequarti di destra. Anche perché in nazionale i centravanti ‘pesanti’ non mancano…



Solo che col Belgio ha 7 presenze e 1 gol (all’Italia), per un totalino di 242 minuti giocati. Quindi ha ancora senso parlare di trequartista se le cose migliori le ha fatte vedere da prima punta?
MA ALLORA COS’È?  UN CENTRAVANTI? - Per questo tiravo in ballo Kai Havertz, perché anche il tedesco, come De Ketelaere, può interpretare sia il ruolo di trequartista, sia quello di riferimento avanzato dinamico e di manovra (al posto di un Lukaku, magari…). Anzi, è proprio giocando da centravanti che De Ketelaere ha trascorso e concluso la sua stagione migliore al Club Bruges. E questo anche nella seconda parte dell’anno, cioè dopo il cambio di allenatore, ovvero sotto la guida del tecnico Alfred Schreuder, che ora ha preso il posto di ten Hag sulla panchina dell’Ajax. Schreuder che, fra l’altro, era stato il vice proprio di ten Hag nella clamorosa stagione 18/19 dei Lancieri. Ecco uno sviluppo recente del Club Bruges, con De Ketelaere punta in un sistema a tre (3-5-2).



Dopo aver offerto un accenno di profondità a Mata e abbassato la difesa avversaria, De Ketelaere va incontro al braccetto in conduzione per associarsi nello stretto coi compagni vicini.



Svuota il centro dell’attacco e funge da link player per liberare Lang con un tocco di prima. A quel punto il ‘quinto’ Skov Olsen può tagliare come un esterno d’attacco sul filtrante possibile di Lang.



IL COLPO DI TESTA - Proprio come Kai Havertz, anche De Ketelaere ha realizzato diversi gol di testa. Diciamo che la statura li accomuna e avvantaggia in determinate circostanze, risultando estremamente efficace in quanto è unita alla velocità, all’imprevedibilità e all’intelligenza nei movimenti. Questo qui sotto è un esempio che risale al 20 marzo, nel 3 a 1 in casa contro il Genk: si vede addirittura De Ketelaere allontanarsi dal lato palla (movimento da finalizzatore vero) per sfruttare il mismatch col quinto sul lato debole. Quasi a volerlo tagliare fuori in partenza da un possibile sviluppo su cross.



Cosa che infatti avviene puntualmente sul filtrante di Vanaken per Mata, che arriva sul fondo e trova la splendida girata di testa di De Ketelaere, in anticipo sia sul quinto, che sul braccetto di destra del Genk.



NUOVE SOLUZIONI PER PIOLI - In conclusione sostengo che, per caratteristiche, con De Ketelaere sarebbe tutto un altro Milan rispetto a quello con Calhanoglu prima e Diaz poi: Pioli avrebbe un trequartista molto più offensivo, un trequartista ‘alto’, quasi un centravanti in più. Un giocatore che, molto probabilmente, lo aiuterebbe anche a sperimentare nuovi sistemi di gioco, o anche solo nuove giocate dentro lo stesso 4-2-3-1.