E se fosse un bidone? È questo il terribile dubbio che comincia a serpeggiare nei corridoi rossoneri quando si pensa a Gonzalo Higuain. Uno dei primi cinque attaccanti al mondo a detta di molti, se non quasi tutti, ma che ora come ora non è neanche tra i primi cinque del nostro campionato, né in termini di gol - visto che ne ha fatti solo cinque -, né tantomeno in termini di rendimento. Higuain all'interno di questo Milan ha tutta l'aria di essere un corpo estraneo, uno di quei soprammobili - belli e prestigiosi quanto si vuole – totalmente fuori contesto nell'arredamento tattico rossonero. E vale poco l'appello al sacrificio fatto da grandi campioni del passato come Daniele Massaro, che per l'argentino invoca un maggiore sacrificio, perché fino ad ora il massiccio centravanti ha dimostrato di aver fin troppa poca voglia di sacrificarsi. E cosi la paura che si tratti di uno dei bidoni più costosi, ma soprattutto rischiosi dell'intera storia del Milan, prende sempre più corpo, giorno dopo giorno.

E pensare che quando era stato preso in estate, in molti pensavano a un colpo in stile Inzaghi. Il Milan infatti credeva di esssersi aggiudicato un bottino di gol ultragarantito per questa e per le prossime stagioni, ma la verità è che - fino ad ora - il trasferimento di Higuain si sta trasformano in qualcosa di molto simile a quello che fu il passaggio di Bonucci. Anche in questa occasione infatti assistiamo allo stesso strano fenomeno della scorsa stagione, quando si provò a trapiantare in rossonero un organo di vitale importanza per la difesa, che però fu rifiutato, visto che Bonucci non riuscì mai ad ambientarsi. Un percorso che purtroppo sembra ripetersi anche per il centravanti argentino, che adesso si è manifestato in maniera drammatica soprattutto dopo la clamorosa eliminazione in Europa League, ma che in molti avevano già cominciato a sospettare da almeno inizio novembre, quando Higuain dava i primi segnali di inceppamento. E cosi sale sempre di più una strana inquietudine in seno alla società rossonera, perché il Pipita non segna da oltre cinquanta giorni, e l'accordo con la Juventus si sta rivelando molto sconveniente fino ad ora dal punto di vista economico.

Arrivati a questo punto, più di qualcuno sta pensando che forse sarebbe il caso di non riscattare affatto la punta argentina, il che se da una parte consentirebbe alla società rossonera di risparmiare notevolmente soprattutto in ottica futura, dall'altro causerebbe una perdita clamorosa e per certi aspetti folle, visto che si sarebbe pagato la bellezza di 18 milioni di euro per un prestito stagionale. Che fare? È una domanda alla quale per adesso è difficile e forse anche troppo presto rispondere. In questo momento l'unica cosa che conta per il Milan e Gattuso è quella di rimettersi al lavoro per cercare innanzitutto di recuperare forma, risultati e soprattutto motivazioni, che ai rossoneri non dovrebbero mancare assolutamente, visto che c'è da conquistare una qualificazione in Champions League che manca da un'eternità per un club secondo solo al Real Madrid per numero di coppe vinte. Tuttavia la sensazione che si è avuta in questi primi mesi di rossonero è che il Pipita sia arrivato al Milan un tantino scarico e demotivato, è fin troppo evidente che si sia sentito tradito dalla Juve e lo si è capito proprio nello scontro diretto contro i suoi ex compagni, quando subito dopo essere stato espulso fu preso da un'attacco d'ira così plateale, che a momenti non si tramutava in un vero e proprio scontro fisico proprio nei confronti di quel CR7 che era andato a consolarlo.

Una reazione smodata certo, ma anche tremendamente spontanea e rivelatrice di un sentimento di rabbia e frustrazione nei confronti proprio di colui che è stato la causa della sua partenza. La verità è che Higuain proprio non se l'aspettava di andarsene dalla Juve, e il suo passaggio al Milan non lo ha stimolato come in molti avrebbero pensato. Higuain, infatti, fino ad ora ha sempre dato la netta sensazione di essersi perso in un cammino fatto sì di buone intenzioni, ma allo stesso tempo pieno di lacune dal punto di vista della concentrazione e delle motivazioni personali, non raccogliendo una sfida come quella rossonera, che pure è di assoluto prestigio. L'argentino ormai sembra uno che a 31 anni non ha né la voglia né la forza di sapersi rimettere in gioco, troppo adagiato sugli allori conquistati al Real, al Napoli e alla Juve, troppo pigro e svogliato. E cosi adesso la paura è che al posto di un Inzaghi, al Milan sia arrivato un altro Paolo Rossi, e cioè un grandissimo campione che però ormai ha già dato tutto e non può più essere utile ad una causa estremamente esigente come quella rossonera.