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Che cosa spinge il Milan a ragionare su cifre così impegnative per Ángel Correa? Che funzione ha visto in lui Giampaolo, tanto da arrivare a chiedere alla società rossonera uno sforzo così grosso? Il Milan che doveva ripartire dal gioco, il Milan del niente top player, solo gente funzionale, sarebbe ora in procinto di effettuare uno degli acquisti più costosi della sua storia. Il problema è che Correa non viene percepito come un top. E le richieste di Giampaolo continuano a spiazzare i tifosi, adesso più che mai.

L’errore che commettiamo noi comuni mortali, forse, consiste nel valutare il giocatore in assoluto, quando andrebbe invece calato e immaginato nel contesto italiano. Qui in Serie A, di giocatori con il guizzo e la tecnica di Correa ce ne sono veramente pochi. È un top relativo; è questo il presupposto teorico dell’intera operazione. La ‘follia’ di Giampaolo e soci, il loro ‘abbaglio’ non sarebbe altro che estremo realismo. L’estrema consapevolezza del livello attuale del calcio italiano.
 
CONTROLLO ARGENTINO – Il primo controllo di Correa è sempre molto interessante, sia che si trovi sulla trequarti che dentro l’area. Ha un’abilità tutta argentina nell’orientare lo stop, specie quando col primo tocco riesce a girarsi mandando a vuoto il marcatore alle spalle. Quando lo sente arrivare lo depista con la postura del corpo, poi grazie alla sua agilità, all’intuito e alla tecnica, lo lascia lì. Ecco un esempio superbo tratto da una partita di Copa del Rey: 5 dicembre 2018, Atletico Madrid-Sant Andreu (4-0).  
 


Al momento del passaggio di Lemar, Correa è praticamente dentro a un imbuto, o se preferite nel più classico dei fazzoletti. Il compagno di squadra gli ha chiesto una triangolazione per raggiungere il fondo e alle spalle dell’argentino, un avversario sembra aver intuito il prevedibile uno-due. Ma Correa lo sente e lo frega. Sbuca dall’imbuto con un tocco. Una carezza.  
 


A questa giocata nello stretto ne segue subito un’altra, ancora più estrosa. L’argentino riesce a trovare il gol con una trivelina elegantissima, concepita più per aggirare l’ultimo difensore in traiettoria che per superare effettivamente il portiere battuto in partenza. Nel momento in cui realizzi dalla linea di porta che il pallone è entrato in rete per di là, vorresti rinascere tutto fuorché portiere. 



LA POSIZIONE: COS’ HA VISTO GIAMPAOLO – Nell’ultima stagione Correa ha segnato in tutto 5 gol, tra campionato (3) e coppe (2). L’anno precedente un po’ di più, 9 in totale (8+1). Sembra pochino. Lo è, forse. Va ricordato però che Correa col Cholo giocava prevalente a destra, nel 4-4-2. Dunque tanti ripiegamenti difensivi, tante diagonali, un baricentro di squadra spesso abbastanza basso; tutte cose che alla lunga possono anche togliere lucidità, o molto banalmente metri preziosi di campo a un esterno. In più bisogna dire che se Correa non ha giocato come prima scelta da seconda punta nell’Atletico, è solo perché davanti aveva un fuoriclasse come Griezmann, la seconda punta più forte in circolazione (stavolta lo si dica pure in assoluto). Dunque perché Giampaolo va a prendersi un esterno di questo tipo se poi lo vuol mettere in tandem con Piatek nel suo 4-3-1-2? Primo perché al Milan non si vedono Griezmann da parecchio tempo. Secondo perché, comunque, nel gioco del Cholo Correa finiva spesso in una posizione intermedia, dove di solito agiscono le punte care al nuovo allenatore rossonero. E da quella posizione Correa sa essere pericolosissimo. Si veda il gol decisivo segnato contro il Valencia nella partita di ritorno di quest’anno. 



Ricevuta l’imbucata di Thomas, Correa è rapidissimo nell’aggiustarsi il pallone tra le linee. Ci riesce delle volte in area, nel fitto, figuriamoci sulla trequarti. Qui si gira e punta Diakhaby.
 


Un attimo dopo invece se la porta sul destro, china la testa e calcia ancora una traiettoria arcuata, intelligente, che va a finire in rete a fil di palo. Ha segnato diversi gol in questo modo: tiri dal limite a conclusione di strappi o strappetti palla al piede lungo la trequarti avversaria.   



ASSIST E CONTRASTI – Negli ultimi due anni Correa ha raccolto anche un discreto numero di assist (4 nella stagione appena trascorsa, 9 nella precedente). Una dote che certo non guasta se devi fare da spalla a un bomber come Piatek. Ecco l’ultimo passaggio con cui ha mandato in porta Griezmann al Wanda Metropolitano nel derby di febbraio.  



Di per sé forse questo assist non è nemmeno uno dei più difficili o spettacolari. Ve lo propongo lo stesso perché si lega e discende da un’altra qualità di Correa. L’aggressività senza palla, un’altra virtù ricercata tantissimo da Giampaolo.

Vedete nell’immagine sopra Vinicius Junior cerchiato in bianco, a terra? È stato appena toccato duro da Correa, che gli ha soffiato via il pallone innescando così la transizione. Palla recuperata seguita da un assist. Forse era addirittura fallo. Prima il balzo feroce, poi l’ancata sporca a sbilanciare il giovane talento del Real.



Il pianto di Vinicius Jr. non intenerisce nessuno al Wanda Metropolitano: Correa lancia Griezmann in porta. Nessun altro attaccante della Liga ha vinto più contrasti dell’argentino (69) nelle ultime due stagioni. Un dato top per il pressing alto di Giampaolo.