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Un paio di giorni fa l’osservatorio Cies ha pubblicato un aggiornamento dell’interessante analisi mensile sul costo di costruzione della rosa delle più importanti squadre europee. Tradotto: quanti soldi sono stati spesi per acquistare i giocatori. Come facilmente immaginabile, in testa ci sono i soliti noti, con fatturato superiore al mezzo miliardo di euro. A parte la Juventus, che in termini di giro d’affari cerca di insediare le grandi continentali, è interessante scorrere la lista arrivando più in basso:



La rosa attuale del Milan è costata oltre 400 milioni di euro e, secondo i dati dell’osservatorio svizzero, supera anche i costi sostenuti dall’Inter che una buona fetta della critica individua per questa stagione come vera antagonista scudetto dei bianconeri, e il Napoli che lo è stato negli ultimi anni. In quest’ultimo caso di un’ottantina di milioni. Guardando alla rosa rossonera, si nota come nell’ultimo biennio il ricambio sia stato pressochè integrale, a parte sporadici casi come Donnarumma, Calabria, Romagnoli, Suso, Bonaventura. Gli oltre 400 milioni investiti partono quindi dall’estate 2017 con il pirotecnico duo Mirabelli-Fassone per arrivare a quest’ultima finestra di calciomercato dove sono stati investiti sul mercato circa 80 milioni di euro. E stravolgono in modo integrale il parco giocatori.

Considerando che l’ultimo bilancio al 2018 si è chiuso con un fatturato (al lordo delle plusvalenze) di 255 milioni di euro, il rapporto alla cifra spesa per acquisto dei giocatori diventa ancora più significativo e si avvicina all’1 a 1 rispetto ai ricavi per ciascuno dei due anni presi ad esame. Eppure i risultati non hanno ripagato dal punto di vista sportivo gli investimenti effettuati (5° posto in campionato e fuori su accordo dall’Europa League) e hanno appesantito il bilancio, l’ultimo chiuso con un rosso di 126 milioni, in attesa di valutare i numeri di quello 2019 che verrà approvato a breve ma non prevede segni positivi all’ultima casella del conto economico. Nell’ultima estate Maldini e Massara hanno impegnato 80 milioni in acquisti con un impatto in termini di costi sul prossimo bilancio 2020 di circa 37 milioni:


A fronte di queste entrate ci sono state uscite, non molte, ma importanti per l’equilibrio complessivo, cui aggiungere anche i circa 25 milioni di ingaggi risparmiati per l’uscita definitiva di Montolivo, Mauri, Bertolacci, Zapata, Abate:



Sostanzialmente si può dire che, almeno nell’ultima finestra di calciomercato, la dirigenza rossonera abbia agito con grande oculatezza e rispetto della sostenibilità dei conti. Sul bilancio al 2020 il peso dei nuovi acquisti dovrebbe infatti essere di poco inferiore rispetto al beneficio di cessioni e prestiti onerosi come il last-minute Andrè Silva e Laxalt.

Per il momento in paradigma rossonero non può essere che questo. Passi falsi come i quasi 20 milioni investiti tra prestito e ingaggio lordo per avere Higuain per sei mesi non sono più possibili, almeno fino a quando la nuova dirigenza non riuscirà a scollare il bilancio dai 200 milioni di euro al netto delle plusvalenze. E anche per l’anno in corso è presumibile che la soglia non si discosti di molto, a meno di colpi significativi in termini di marketing, nuovi sponsor etc. E’ per questo motivo che la costruzione di un nuovo stadio appare più significativa per il Milan piuttosto che per l’Inter che, ad oggi, sotto la gestione Zhang, ha portato il fatturato ad essere pressochè il doppio rispetto a quello dei rossoneri grazie soprattutto a nuovi sponsor provenienti dall’Asia e ricavi da biglietteria aumentati grazie al costante pieno di pubblico.

Al momento rimane la fotografia del dato offertoci dall’osservatorio svizzero: il Milan è la 13esima squadra per costo di costruzione della rosa e il dato sembra un po’ cozzare con le recenti dichiarazioni del presidente Scaroni: “Non vorrei sembrarvi venale ma è tutta questione di soldi. Perché il Milan non va bene? Lo spiego subito: il Milan fattura 200 milioni e il Real Madrid 700 milioni. Vuol dire che il Real Madrid può comprare migliori giocatori e pagarli di più". Le risorse, infatti, sono state impiegate, seppur in deficit, e lo mostrano i dati. Il problema, più probabilmente, è che nel turnaround degli ultimi due anni sono andati per dispersi (o quasi) i costosi investimenti fatti per Higuain, Bonucci, Laxalt, A.Silva, Strinic, Conti, Kalinic, Biglia, Caldara etc.

Dal punto di vista della resa/investimento si può dire che il livello per tutti sia stato prossimo allo zero. Appare riduttivo, quindi, attribuire al fatturato al palo la mancanza di risultati. I soldi sono stati investiti, invece, e per la maggior parte a fondo perduto. Senza giustamente dimenticare od omettere il peso e gli strascichi lasciati dalla fallimentare proprietà cinese Lì. Ma la discontinuità o il cambio di marcia sperato dai tifosi milanisti, per il momento, con la gestione Elliott non si è visto. Piuttosto si è notato questa estate un modo di operare sul mercato più congruo alle disponibilità di bilancio, con nomi meno altisonanti, più adatti al contesto storico ed economico rossonero. Per aumentare il fatturato servono soprattutto risultati ed entusiasmo dei tifosi. Senza i proventi Uefa qualsiasi club è destinato a rimanere prigioniero della sua dimensione nazionale. Mentre gli altri crescono. E spendendo anche meno sul lungo periodo, ci dice sorprendentemente il Cies.