Si avvicina la primavera e con essa arrivano le scadenze ineludibili per il Milan e la sua dirigenza, chiamata a fornire quelle risposte necessarie per programmare con maggiore serenità il proprio futuro. Il lavoro dell'amministratore delegato Marco Fassone è continuo, con l'obiettivo principale di rifininanziare il debito complessivo da 370 milioni di euro che il club rossonero e il suo proprietario Yonghong Li hanno contratto col fondo statunitense Elliott e che va estinto entro il mese di ottobre. La banca americana Merrill Lynch ha ottenuto il mandato in esclusiva per individuare anche più soggetti disposti a rifinanziare su base pluriennale il debito della società rossonera che, sull'esempio di quanto fatto in passato da Inter e Roma, starebbe valutando di creare una newco virtuosa in cui confluiscano solamente gli introiti da sponsorizzazione e diritti tv e che attiri il maggior numero di investitori possibili. L'obiettivo è quello di scorporare il debito a carico del Milan da quello di Yonghong Li, che per conto suo potrebbe valutare l'idea di affidarsi a un socio di minoranza per avere una maggiore liquidità immediata, non perdendo di vista l'obiettivo di quotare in borsa il club entro il 2020.

E IL MERCATO? - Altro step fondamentale sarà poi la discussione con la Uefa del settlement agreement dopo il no al voluntary dei mesi passati. Qualora Fassone riuscisse a presentarsi a Nyon entro marzo con la questione Elliott già risolta o bene avviata, sarebbero maggiori le possibilità di non incorrere nelle sanzioni economiche e nelle limitazioni all'organico (e dunque al mercato) previste per chi, come il Milan, ha sforato i limiti alla voce rosso di bilancio nell'ultimo triennio. Indipendentemente da quelli che saranno gli scenari futuri, il Milan è convinto di poter trattenere tutti i suoi pezzi pregiati, da Donnarumma a Suso, passando per Bonucci e Romagnoli, e di avere anche un budget a disposizione che il ds Mirabelli utilizzerebbe per mettere a segno quei 2-3 acquisti per migliorare ulteriormente la rosa dopo la faraonica campagna estiva da circa 230 milioni di euro.