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L’Ifab è un organismo composto da otto presunti cervelloni che hanno il potere di cambiare le regole del calcio (pensare che uno di questi debba per forza essere irlandese, uno gallese e uno scozzese, paesi notoriamente al vertice nel mondo, oltre a uno inglese, fa abbastanza sorridere, ma tant’è). Ebbene, dopo una riflessione lunga qualche anno questi signori hanno riscritto la regola sul fallo di mano. E hanno combinato un disastro.

Nel tentativo di rendere il giudizio uniforme, si è stabilito - in soldoni - che ogni braccio largo debba essere punito con il rigore. Così sperano di pulirsi la coscienza e, soprattutto, di mettere al riparo gli arbitri dalle polemiche e dagli errori.

Ebbene, si sbagliano. Innanzitutto perché, con questa decisione, hanno tradito lo spirito del gioco. Chiunque abbia messo tre volte gli scarpini sa che concedere un rigore come quello assegnato al Brescia a Cagliari, per un tocco di braccio di un giocatore di spalle, è assolutamente folle. E in verità è difficile accettare pure quello fischiato alla Fiorentina contro il Napoli per il mani di Zielinski, come ha onestamente ammesso lo stesso Montella: “Non lo capisco, ma le nuove regole dicono che è rigore”.
Quanto all’uniformità, andate a rivedere il tocco di Samir in Udinese-Milan: se sono rigori i due appena citati, come può non esserlo quello per i rossoneri? C’è chi sostiene che sfiori il pallone con la spalla, ma ha comunque il braccio largo. E allora, come la mettiamo?

Se questa è la soluzione ai problemi, meglio la vecchia soluzione: le polemiche erano le stesse, ma il gioco non veniva violentato. Il calcio è un’altra cosa.

@steagresti