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Salutare l’esclusione dall’Europa League come una notizia positiva è paradossale, ma fa parte della contraddittoria storia del Milan di questi ultimi anni. Dopo l’atteggiamento del “muro contro muro” che ha prodotto un irrigidimento delle massime istituzioni del calcio internazionale nei confronti del Milan, negli ultimi mesi i dirigenti rossoneri (prima Leonardo e Maldini e adesso Boban) hanno optato per la via della diplomazia. Si è trattato dell’opzione migliore, quella adottata per tutta l’era Berlusconi, un atteggiamento che aveva portato il Milan ad essere uno dei club più “ascoltati” di Nyon e dintorni. Se si fosse rimasti su quella linea probabilmente adesso non saremmo qui a parlare di esclusione dalle coppe Europee. Altrettanto sicuramente, se non si fossero appesantiti bilancio e monte ingaggi con le “follie” dell’estate 2017, adesso non saremmo qui a pietire dall’Uefa un anno in più per il raggiungimento del famoso “break even”.

Un obiettivo assolutamente impossibile da realizzare nel 2021, ma molto difficile anche per il 2022. Il Milan però, finalmente ha intrapreso la strada del risanamento economico e ha il dovere di provarci. Anche se questo costa l’esclusione dell’Europa League e costerà il sacrificio di uno o due top player. In questa rosa non ce ne sono molti, ma i pochi che ci sono dovranno partire. Le maggiori richieste sono arrivate per Alessio Romagnoli, ma è il capitano ed è l’ultimo che Boban e Maldini vorrebbero cedere. Sembra invece impossibile evitare la cessione di Donnarumma. Guarda caso ce lo prende Leonardo che, pur essendo andato al PSG, continua a fare gli interessi del Milan rovesciando una “carrettata” di milioni nelle casse di via Aldo Rossi, proprio nel momento del bisogno. Di questo dobbiamo tenere conto quando pensiamo al brasiliano. E confrontarlo per esempio con i dirigenti che se ne sono andati da Milan dopo aver fatto più danni della grandine, dopo essersi rinnovati i contratti e minacciando pure di fare causa.

La cessione di Donnarumma e probabilmente di qualche altro pezzo della rosa non deve far pensare che quei soldi vengano interamente reinvestiti sul mercato. Anzi. Quei soldi servono per dare una prima “sverniciata” al bilancio e quelle cessioni servono soprattutto per abbattere l’allucinante monte ingaggi. Inoltre, con il solo campionato da giocare, diventa pressoché inutile o controproducente costruire una rosa con 29/30 giocatori. 24 sono più che sufficienti e costano anche molto meno. Questo significa che tra partenze e arrivi il saldo non sarà in pareggio. Tutt’altro. E questo significa che i tifosi del Milan non devono illudersi con i grandi nomi. Non arriveranno. Ci saranno invece 3 o al massimo 4 operazioni in stile Krunic. E ben vengano. Anche se per i tifosi è sempre meglio dare ascolto a chi promette Cristiano Ronaldo, per il futuro del club è decisamente meglio avere dirigenti che pensano e lavorano per il bene di questi colori. Era il caso di Leonardo e di Maldini, lo sarà anche per Boban. Questo non significa che i nuovi dirigenti, peraltro novelli, non commetteranno errori. Ma almeno, se dovessero farlo, abbiamo la certezza che agiranno per il bene del Milan. Poi un giorno la storia rivelerà chi ci ha ridotto così.