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Quando un giocatore-chiave del quale il club di appartenenza non ha intenzione di privarsi arriva vicinissimo alla scadenza contrattuale con il concreto rischio di partire a parametro zero significa che è stato commesso un gravissimo errore. Quando l'errore si ripete per un altro giocatore-chiave che ha la medesima scadenza contrattuale verrebbe da dire che "errare è umano e perseverare è diabolico". Ma anche se si tratta proprio del Diavolo si tratta due situazioni delicatissime, due minacce incombenti sull'imminente futuro. Gravi dal punto di vista tecnico e ancora più gravi dal punto di vista patrimoniale. 

Il riferimento non è  puramente casuale, anzi ha due nomi e due cognomi: Hakan Calhanoglu e Gianluigi Donnarumma. Il Milan non può e non deve permettersi di perderli a parametro zero e, allo stato attuale delle cose, in teoria entrambi sarebbero liberi di firmare con qualsiasi club del mondo e a qualsiasi cifra d'ingaggio a partire dal 1 gennaio 2021. Ciò significa che il Milan ha meno di 3 mesi di tempo per togliersi due roventi castagne dal fuoco. E l'unico modo per togliersele, purtroppo, è rinnovare i loro contratti a ogni costo e a ogni condizione. Entrambi, molto legati al Milan e desiderosi di proseguire l'attuale progetto tecnico come leader in campo e punti di riferimento fuori, non hanno interesse ad andare in scadenza contrattuale per firmare con altri club accordi principeschi. Ma di certo i loro rispettivi procuratori sarebbero degli incompetenti se non sfruttassero la situazione che si presenta come uno scintillante red carpet per raggiungere il palco di un eccellente rinnovo contrattuale. Sia dal punto di vista dell'ingaggio sia, e questo vale soprattutto per il portiere, dal punto di vista dei benefici di un'eventuale cessione o inserimento di clausola rescissoria. 

Il Milan, esattamente come era accaduto pochi mesi fa con il rinnovo di Ibra, non ha scelta. Per motivi tecnici, ma soprattuto economici il club di via Aldo Rossi è obbligato a essere accondiscentente con le pretese anche esose degli agenti di Donnarumma e Calhanoglu. Li mettiamo sullo stesso piano, piccola parentesi, a testimonianza del fatto che non è solo Raiola il "brutto cattivone che chiede tanti soldi", ma che l'agenzia che cura gli interessi di Calhanoglu si comporta esattamente allo stesso modo del vituperato italo-olandese. Segno che i procuratori fanno il loro mestiere, sono i club che devono evitare di trovarsi in situazioni in cui sono costretti a lasciare nelle mani dei calciatori tutto il potere contrattuale. E il Milan, negli ultimi anni, non ci è riuscito quasi mai. Al punto da arrivare, anche in questo caso, a dover accettare il raddoppio di contratto per Calhanoglu e un rinnovo a 7 zeri per la Donnarumma family. Rinnovi che avranno luogo nelle prossime settimane e che, al di là delle comunicazioni ufficiali, soddisferanno in tutto e per tutto le richieste dei due calciatori. 
Gazidis non ha scelta. Soprattutto a giudicare dal nuovo pesantissimo rosso di bilancio che certo non può consentire al Milan di perdere a zero due pezzi grossi come il turco e il portierone. A parziale giustificazione di questa evoluzione delle due vicende contrattuali dobbiamo dire che non hanno certo agevolato la pianificazione di rinnovi preventivi e lontani dalla scadenza i continui cambi di proprietà e soprattutto le ripetute rivoluzioni dell'assetto dirigenziale. E’ difficile per qualsiasi dirigente pianificare strategie pluriennali se rimane in carica solo per una stagione sportiva o addirittura meno. E questo vale per tutti, da Mirabelli a Leonardo, da Boban a Maldini. C'è da dire che in questioni così importanti come i rinnovi di asset aziendali potenzialmente ricchissimi come il cartellino di Donnarumma dovrebbe intervenire la proprietà o chi la rappresenta, in questo caso Gazidis. Tanto più con il portiere gestito da Raiola che già agli albori della gestione "Fassocinese" aveva obbligato il Milan a un rinnovo-monstre per evitare di perderlo a zero. 

Ripetere lo stesso errore a 3 anni di distanza è molto grave. Decisamente peggio che portare Calhanoglu alla scadenza. È vero che il turco aveva un'età, un potenziale tecnico e un ingaggio contenuto che potevano suggerire di non farlo arrivare "a zero", ma obiettivamente l'esplosione definitiva dell'ex Leverkusen è avvenuta soltanto nell'ultimo anno grazie a una corretta collocazione in campo e alla fiducia infusa nella squadra da Ibra. Fino a pochi mesi fa perdere Calhanoglu a zero non sarebbe stato un dramma e per questo possiamo circolettare l'errore di Gazidis e company con la penna rossa. Invece per il mancato rinnovo di Donnarumma ci vuole quella blu. Anzi nera.