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Come la maggioranza dei lettori di Calciomercato.com sa bene, considero l’Inter la prima candidata alla conquista dello scudetto. Lo dicevo quando era sotto al Milan, lo ribadisco adesso che ha un punto in più i classifica. A poche ore dal derby non solo il mio giudizio non è cambiato, ma - se possibile - si è rinforzato. Intanto perché l’Inter, battendo il Milan, può staccarlo (andrebbe a più quattro) e staccarsi dal resto degli inseguitori (motivazione psicologica), ma anche perché la squadra nerazzurra ha potuto preparare gradualmente e senza assilli lo scontro con i rossoneri (motivazione fisico-tattica).

A Conte è rimasto solo il campionato e questo, se da una parte rappresenta un fallimento in rapporto a Champions, Europa League e Coppa Italia, è un grande vantaggio da qui alla fine della stagione. Del resto Conte è uno dei migliori allenatori al mondo quando gioca senza le coppe. Naturalmente, nel dare per favorita l’Inter nel derby, c’è molto di più. Conte ha tutti i titolari a disposizione (Sensi è una riserva e quest’anno ha giocato pochissimo), ha già la formazione in testa e ha potuto provarla, a metà settimana, in un’amichevole senza viaggi e senza stress.

Al contrario, Pioli si ritrova con Bennacer (fondamentale) e Mandzukic infortunati e con mezza squadra che ha giocato a Belgrado. Inoltre per la preparazione della partita e per recuperare pienamente ha avuto a disposizione due giorni scarsi. E’ vero che l’allenatore milanista a Belgrado è ricorso ad un ampio turnover, ma è altrettanto vero che le sollecitazioni per l’intero gruppo (viaggi, ore di sonno, alimentazione, ridotta intensità dell’allenamento) sono tali da avere sacrificato almeno tre giorni alla settimana-tipo.

Le condizioni iniziali non sono dunque eque, ma ad esse si devono aggiungere altre valutazioni. La prima è che il Milan è in calo, mentre l’Inter è quasi in orbita, che i nerazzurri hanno più alternative durante la gara e, sempre a mio giudizio, a centrocampo dispongono di cambi di maggiore qualità. Infine Conte saprà innescare una carica decisiva nei suoi uomini.

Qui non si tratta di stabilire se l’allenatore interista sia meglio di Pioli, si tratta piuttosto di constatare che il salentino è diverso sia per l’intensità di gioco, sia per l’aggressività dei suoi elementi in campo. Ovvio che non tutte le partite possano essere uguali, altrettanto ovvio che qualcuna sia stata sbagliata per l’atteggiamento tecnico (con la Juventus in Coppa), tattico (con il Milan all’andata) e comportamentale (con la Sampdoria). Tuttavia i passaggi decisivi - e il derby è uno di questi - Conte in campionato non li sbaglia.

Viene da chiedersi se l’Inter aspetterà il Milan, come ha fatto con la Lazio, per colpirlo in ripartenza. Potrebbe essere un’idea, ma è troppo banale perché Pioli vi abbocchi. E’ probabile, dunque, che ne nasca una partita fortemente imperfetta, magari decisa da un episodio fuori contesto. Il rigore su Lautaro Martinez ha indirizzato il successo sulla Lazio, ma fino a quel momento, la squadra di Simone Inzaghi aveva fatto di più e meglio. Poi è arrivato un secondo gol fortuito e l’Inter ha preso il largo. Sia chiaro. Il calcio non è solo episodio (Spezia-Milan, per esempio, ha rappresentato un dominio) e chi lo sostiene ha una visione miope sia del gioco che del suo sviluppo. Però a volte, in gare che hanno la valenza di una finale, la contingenza supera la tendenza. Non sono certo io a dover ricordare ai tifosi interisti quale fu l’epilogo dell’Europa League contro il Siviglia. In una partita assolutamente pari, Lukaku decise con un gol sbagliato e, qualche minuto dopo, con l’autorete. 

Altro tema. Chi prevarrà tra Ibrahimovic e Lukaku? Il giocatore che, al contrario di quanto si pensa, si metterà a disposizione della squadra. Per caratteristiche, generosità e silente rapporto con i compagni, io dico il belga. Ben lungi dall’essere una valutazione in senso assoluto, essa prescinde anche dalle modalità e dalla quantità di gol realizzati. Ibra ha il senso della porta, Lukaku il senso della manovra.

@gia_pad