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Milan, Inter e l'Euroderby del 2003 che lasciò Milano senza fiato. Fu il pareggio più bello della storia rossonera

Milan, Inter e l'Euroderby del 2003 che lasciò Milano senza fiato. Fu il pareggio più bello della storia rossonera

  • Alberto Cerruti
    Alberto Cerruti
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C’era una volta la “Sei Giorni” di Milano, una gara di ciclismo su pista che ogni anno nella quale i corridori rimanevano in ritiro all’interno del Velodromo dall’inizio alla fine della settimana. Erano i tempi dei campioni belgi Merckx e Sercu, degli italiani Moser e Saronni, capaci di catturare l’interesse anche dei tifosi dell’Inter e del Milan. Un grande spettacolo, anche di costume, con ristoranti e musiche all’interno della pista che ormai appartiene a un passato senza ritorno.

La vera “Sei Giorni” per la città di Milano è poi diventata un’altra e potrebbe ritornare presto. Basta aspettare fino a domani a mezzogiorno e poi sapremo se l’urna di Nyon ci offrirà nei quarti di finale di Champions League un altro doppio derby europeo come il primo, indimenticabile, del 2003.

Allora l’Inter di Cuper e il Milan di Ancelotti si affrontarono in semifinale in quello che è rimasto il derby più importante per la storia delle due squadre. Ricordare, per credere, le tensioni dei giocatori e non soltanto per la caccia al biglietto degli amici, perché a vent’anni esatti di distanza l’ex rossonero Costacurta, allora in campo, ripete che quella è stata la settimana più difficile della sua carriera, mentre l’ex nerazzurro Bergomi ha già avvertito che si rifiuterebbe di commentare un altro derby europeo per eccesso di sofferenza.

Eliminati a fatica i rispettivi avversari nei quarti, l’Ajax per il Milan, il Valencia per l’Inter, le squadre scesero in campo la prima volta la sera di mercoledì 7 maggio e secondo il calendario Maldini e compagni giocarono in casa. Troppa tensione in campo e così, malgrado la presenza di grandi attaccanti, Inzaghi e Shevchenko da una parte, Crespo e Recoba dall’altra, il primo tempo della doppia sfida finì 0-0.

Da mercoledì 7 a martedì 6 maggio tutta Milano trattenne il respiro per sei giorni, con bandiere rossonere e nerazzurre appese alle finestre, perché il traguardo era la finale di Manchester. Erano ancora i tempi in cui i giocatori italiani abbondavano nel nostro campionato, perché nel Milan in partenza c’erano soltanto quattro stranieri (Kaladze, Seedorf, Rui Costa e Shevchenko) mentre nell’Inter ce n’erano sei (Cordoba, Zanetti, Emre, Conceicao, Recoba e Crespo) con due presidenti italianissimi, Moratti e Berlusconi il quale dichiarò che essendo milanese, prima che milanista, avrebbe fatto il tifo per l’Inter se fosse arrivata in finale. Ovviamente sperava che ci andasse il Milan, che al ritorno aveva il vantaggio di potersi qualificare anche con un pareggio diverso dallo 0-0, grazie al valore doppio dei gol in trasferta in caso di parità di reti complessive.

E proprio così finì in una notte indimenticabile per i tifosi rossoneri, mescolati a quelli nerazzurri in uno stadio strapieno con 85.300 spettatori. Un gol di Shevchenko alla fine del primo tempo sembrava spianare la strada al Milan, ma l’ultimo arrivato Martins, subentrato a Recoba, firmò il gol dell’1-1 a 7’ dalla fine che rilanciò l’Inter e poco dopo soltanto una parata decisiva di Abbiati, in stile Maignan, negò il gol del successo a Kallon che aveva preso il posto di Crespo.

Due minuti di recupero, pochi oggi ma tantissimi allora, tennero tutti i rossoneri con il fiato sospeso, prima di festeggiare il pareggio più bello nella storia del Milan, grazie all’involontario aiuto del calendario e di una regola che è stata abolita e con il senno di poi mai come quella volta non aveva senso, perché il fattore “trasferta” nella stessa città e nello stesso stadio era pura teoria. Stavolta in caso di doppio pareggio si andrebbe ai tempi supplementari e poi eventualmente ai calci di rigore, che poi vent’anni fa premiarono la squadra di Ancelotti nell’unica finale tutta italiana contro la Juventus.

Prima di fare calcoli, però, bisogna vedere se davvero Inter e Milan si affronteranno di nuovo in Champions, nei quarti o addirittura in semifinale come vent’anni fa. Perché sognare un derby ancora più importate nella finale a Istanbul, il 10 giugno, ci sembra troppo. E non soltanto per scaramanzia.

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