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Stasera il Milan ricomincia con la speranza, come minimo, di giocare la gara di ritorno a Torino senza l’obbligo di una improbabile rimonta, perché la Juve non è più sola in testa alla classifica, ma rimane comunque più forte dei rossoneri. Mai come quest’anno, però, vincere la Coppa Italia salverebbe la stagione, anche perché il Milan non festeggia un titolo dal 2016, quando strappò la Supercoppa Italiana proprio alla Juventus. Da allora è successo di tutto, con un crollo simile a quello del secondo tempo nel derby, quando il 2-0 è diventato un 2-4. E proprio il modo con cui domenica sera è stata buttata via la vittoria nel peggiore dei modi ha fatto infuriare Ibrahimovic, che ha urlato di tutto ai suoi compagni a fine partita, prima di presentarsi in tv per dire che nell’intervallo lui aveva avvisato tutti di stare attenti nel primo quarto d’ora della ripresa

Un rimprovero elegante, meno violento dello sfogo privato negli spogliatoi, ma comunque significativo. Con una certezza evidenziata da tutti, perché il fatto che Ibrahimovic sia stato il migliore in campo dimostra che non bastano il suo talento e la sua personalità per trasformare compagni troppo giovani e con poca qualità. Come un antidolorifico che fa passare il mal di testa ma non risolve le cause della malattia, Ibrahimovic rischia di essere un farmaco il cui effetto sta finendo, o forse è già finito. Mai come nel derby ha capito che questa squadra non può avere ambizioni europee e che questa società è pericolosamente divisa come si è capito negli ultimi giorni. 
Mentre Boban e Maldini avevano fatto di tutto per salvare il salvabile, convincendo Ibrahimovic a tornare, Gazidis ha lasciato trapelare ai tedeschi della 'Bild' la notizia dell’interesse per Rangnick, come sostituto di Pioli, proprio nella settimana nel derby. E siccome lo stesso Gazidis non ha mai speso una parola per difendere Pioli, è chiaro che nel Milan ci sono due partiti in pericoloso contrasto tra loro: uno con la passione e la competenza di Boban e Maldini, l’altro freddo e invisibile, senza alcuna esperienza tecnica, di Gazidis. Per questo Maldini è uscito allo scoperto non soltanto per difendere Pioli, ma soprattutto per prendere le distanze dai desideri di Gazidis con una frase tanto chiara quanto clamorosa: "Rangnick non è adatto per un club come il nostro". Boom! Peccato, però, che ormai Pioli sia già stato messo in discussione e così il Milan rischia di pagare anche questa assurda situazione per una volta creata dall’interno e non dai soliti giornalisti, perché alla prossima battuta a vuoto torneranno a circolare le voci sul suo sostituto e così i giocatori, che già hanno poca personalità, avranno ancora meno stimoli per risalire la corrente. Per la serie "al peggio non c’è mai fine", perché come non basta Ibrahimovic in campo se ha compagni sopravvalutati, non bastano nemmeno Boban e Maldini in società se hanno contro dirigenti altrettanto sopravvalutati, più bravi a distruggere che a costruire.