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Non poteva che finire così la storia di Yonghong Li al Milan, ovvero con confusione e incertezza. Questi sostantivi hanno caratterizzato la sua (finta) gestione dal 1° giorno, quello in cui nemmeno si è presentato per ricevere le chiavi della società. Quello in cui 3/4 della stampa italiana si era bevuta, chi in buona fede e chi meno, tutte le falsità dette e promesse. Curiosità sono gli stessi che oggi chiedono chiarezza, quando sono stati i primi a fregarsene di tutto e tutti pur di cavalcare "le cose formali" e i tifosotti da social.

Che il Milan sarebbe terminato nelle mani di Elliott era la sola certezza in tutta questa vicenda, "quando" l'unica domanda a cui andava trovata risposta, e ancor oggi non lo sappiamo. Se la logica e i contratti vorrebbero la giornata di domani come quella chiave, non stupiamoci se non dovesse essere così, perlomeno formalmente.

Il cinese proverà infatti ad allungare l'agonia con una battaglia legale che farà solo del male al Milan, ma già sappiamo che a lui, come a tutti tranne Gattuso, delle sorti del club interessa ZERO.

La prossima stagione sarà quindi per l'ennesima volta interlocutoria, in attesa di un vero nuovo proprietario. Più che preoccuparmi se sarà o meno Commisso, sul quale ci sarebbe molto di cui parlare, mi concentrerei su una sua frase, ovvero: "per risolvere la questione bisogna capire chi c'è dietro a Yonghong Li".