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Milan, le responsabilità di Maldini. Garante sì, ma di RedBird

Milan, le responsabilità di Maldini. Garante sì, ma di RedBird

  • Gianni Visnadi
    Gianni Visnadi
Le “colpe” della proprietà Milan sono note e sono chiare. Da Elliott a RedBird, dai Singer a Cardinale, mecenati non ce ne sono, tifosi nemmeno. Appassionati forse, resta da capire di cosa. In realtà sono “scelte” più che “colpe”, per questo è giusto usare le virgolette. Si tratta di fondi di investimento che maneggiano denaro, non sentimenti. Lo scudetto che per loro più conta è quello dei bilanci, basta saperlo e lo sappiamo. Inutile tornarci sopra dopo la sconfitta in Supercoppa e a metà di una stagione che per il Milan quasi certamente si chiuderà senza titoli. Non sarà la prima, non sarà un dramma. Il Milan resterà Milan anche quando non vince. È giusto un peccato non avere cavalcato l’onda scudetto con i rinforzi adatti, resta la sensazione di una grande occasione persa.

Anche di Pioli abbiamo parlato spesso, le sue colpe sono già più chiare e non hanno bisogno di virgolette, perché hanno nomi e azioni definite. Vinto lo scudetto, rinnovato il contratto, ha probabilmente pensato oltre le sue capacità, cominciato esperimenti sui giocatori (i terzini che fanno i mediani) e sulla squadra (difesa a 3 e difesa a 4, difesa a uomo e zona mista o zona pura sui calci da fermo) nel tentativo di sorprendere l’avversario, ma col risultato di generare confusione nei suoi giocatori. Chiedere a Tomori e Theo, a Kalulu e Calabria. Kjaer invece è un altro discorso, dopo l’infortunio e a 34anni sembra davvero al capolinea: averlo mandato in campo a Riad, equivale a un suicidio calcistico. Gravissimo per un allenatore non capirlo.

Oggi però è giusto parlare anche di un totem come Maldini, una leggenda nella storia del Milan e in assoluto del calcio. Pochi giorni dopo lo scudetto vinto a maggio, in un’intervista alla Gazzetta spiegò cosa serviva per crescere: «Con due o tre acquisti importanti e il consolidamento dei giocatori che abbiamo, possiamo competere per qualcosa di più grande in Champions», altrimenti «rimarremmo nel limbo, tra le migliori sei o sette squadre in Italia per tentare di rivincere lo scudetto e qualificarci per la Champions».

Cominciò quel giorno (era il 27 maggio) un tira e molla di oltre un mese (firma alle ore 21 del 30 giugno) prima che Maldini (e Massara) firmassero il rinnovo di contratto col Milan. Si parlò di maggiori margini operativi, di carta bianca sul mercato, tutte fantasie uscite chissà come, perché l’unica cosa che Maldini strappò a RedBird (bozza del contratto ricevuta da New York nella notte fra il 29 e 30 giugno) fu un miglioramento del suo ingaggio. Nessun’altra garanzia, tanto meno tecnica. Del budget di mercato (45 milioni) sapeva fin dal primo incontro con Cardinale (2 giugno), quello in cui capì che non sarebbe mai potuto arrivare a Botman, perché la proprietà non poteva nemmeno immaginare di spendere 37 milioni per un difensore, perché un difensore non dà spettacolo.

Maldini (e Massara) hanno allora puntato forte su De Ketealere, fin qui rivelatosi inutile, anzi in realtà dannoso perché i suoi 35 milioni hanno poi costretto il Milan a ripiegare su prestiti per completare la rosa: Vrankx, Thiaw, Dest, incognite diversamente misteriose a 6 mesi dall’arrivo a Milanello. CDK gioca poco e male e a questo punto c’è da cominciare anche a dubitare del suo vero valore in prospettiva. Qual è il suo ruolo? Pioli lo schiera dietro la punta, ma chi lo conosce bene, dice che in Belgio giocava in un altro modo. E il Belgio, poi, non è la Serie A. Del resto, ricordiamo che il Milan per averlo, vinse la concorrenza del Leeds, non del Chelsea.

Maldini (e Massara) per l’attacco hanno scelto Origi, di professione riserva del Liverpool. È dalla scorsa estate che invitiamo a ragionare sui numeri del belga (sempre poche partite e pochi gol) e sulla sua scelta di restare per 6 anni sulla panchina dei Reds. Un giocatore forte, ambizioso e sicuro di sé, avrebbe cambiato aria molto prima, non a contratto scaduto (e non rinnovato). Come Maldini (e Massara) hanno potuto pensare che Origi fosse l’uomo giusto? Male per Pioli che Giroud abbia poi finito anche per giocare il Mondiale da titolare, complice l’infortunio di Benzema. Dal Qatar è tornato un campione stanco. Ma Origi, pur riposato, è peggio di lui.

Di Ziyech ed Enzo Fernandez sanno tutti, già solo con quei due sarebbe stato un altro Milan. E Dybala lasciato un mese senza squadra? Gl’infortuni, di Maignan in particolare, non hanno aiutato Pioli. Dopo Riad, Maldini è andato a Bergamo a vedere il figlio Daniel giocare in Coppa Italia. Prima, aveva spiegato perché la squadra non ha bisogno di rinforzi. Ci sta che lo dica perché rappresenta Cardinale, il suo datore di lavoro.Meno che lo pensi veramente. Garante, sì. Ma di RedBird.
@GianniVisnadi

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