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Gennaio non è il mese per costruire una squadra. Come da buona norma nel calcio conta la programmazione estiva, la definizione di un progetto tecnico e l'acquisto di giocatori funzionali. Gennaio è il mese di 'riparazione', per puntellare, ritoccare o allungare le scelte. Eppure azzeccare o sbagliare una mossa può fare tutta la differenza, dare la svolta o completare una disfatta. Il Milan lo ha imparato sulla propria pelle. Dal 2012, anno in cui è cominciato il ridimensionamento sotto Berlusconi con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva, i rossoneri hanno storicamente fatto fatica in questa finestra invernale, legati da stretti vincoli finanziari: lontani i fasti del 2011, gli arrivi di Cassano, Van Bommel ed Emanuelson decisivi per la conquista del 18esimo scudetto, dal 2012 la lista dei colpi riusciti impallidisce di fronte a quella dei flop.

DUE AFFARI E TANTI BUCHI - Maxi Lopez, Mesbah e Muntari non sono bastati ad Allegri per il secondo scudetto consecutivo nel 2012, ma l'elenco prosegue bene nel 2013 con il ritorno di Mario Balotelli a Milano dal Manchester City: 12 gol in 13 presenze, decisivi per la conquista di un posto in Champions, arrivata all'ultima giornata contro il Siena. Un ottimo preludio, al quale non è stato dato un degno seguito negli anni successivi. Rami, Essien e Honda nel 2014, Destro, Paletta, Cerci e Suso il gennaio seguente, Boateng nel 2016: tre stagioni chiuse tra ottavo, settimo e decimo posto, fallendo sistematicamente l'obiettivo di raggiungere quanto meno un posto in Europa. Manovre costate obiettivi, panchine e la messa sotto accusa di Adriano Galliani. Nel 2017, l'ultimo segnale di riscossa: Ocampos e soprattutto Deulofeu hanno trascinato il Milan fino al sesto posto finale, dopo tre anni di assenza con Montella il ritorno in Europa (League). Ancora una volta, tuttavia, i prodromi sono stati più positivi di quanto arrivato dopo. Nessun innesto nel 2018 con Fassone e Mirabelli sotto la gestione cinese (dopo una ricca, economicamente parlando, campagna acquisti estiva), non è andata molto meglio con Leonardo e Maldini nell'ultima finestra invernale: Paquetà e Piatek hanno illuso i tifosi di poter riportare i rossoneri sui prestigiosi palcoscenici della Champions League, ma nel finale di campionato non sono bastati ad agguantare Atalanta e Inter, per un punto in paradiso mandando il Diavolo all'inferno. Al netto delle successive decisioni Uefa che hanno escluso il Milan anche dall'Europa League per questioni legate al Fair Play Finanziario.

UN VERO COLPO - Il Milan è consapevole del passato recente ed è consapevole di non poter sbagliare, vista la pericolosa piega presa dalla stagione. I rossoneri sono a soli 4 punti dalla zona retrocessione, con l'obiettivo minimo dell'Europa League che dista 9 lunghezze dopo sole dodici giornate. Ecco perché il Diavolo non può accontentarsi di un innesto qualsiasi, ha bisogno di un acquisto che possa dare una svolta tecnica ed emotiva al gruppo, come fatto da Balotelli prima e Deulofeu poi. Un colpo alla Zlatan Ibrahimovic. Già la scorsa stagione il ritorno del gigante svedese era stato più che una semplice idea, poi bocciata da Gazidis per questioni anagrafiche, a un anno di distanza e con Ibra liberatosi dai Los Angeles Galaxy l'ipotesi è tornata di moda trovando tuttavia un'apertura da parte di Boban, grazie anche ai discorsi riaperti con Raiola su vari tavoli (ultimo Kean). Ibrahimovic, nonostante i 37 anni compiuti a ottobre, potrebbe dare l'upgrade di mentalità e personalità al gruppo che i tifosi invocano e di cui Pioli ha bisogno. Le prossime settimane saranno quelle delle riflessioni finali, il Milan non può più sbagliare: serve la scossa, serve un vero colpo, Ibrahimovic può essere il nome giusto.

@Albri_Fede90