Higuain è risorto, il Milan è vivo. La Lazio, quarta e braccata da una canizza di squadre, sta solo un punto più sù dei rossoneri. Certo, come ha detto Paolo Maldini alla vigilia della partita con la Spal, ci si aspettava qualcosa di più. Ma se mettiamo in relazione l’attuale posizione del Milan con la sequela di infortuni patiti - per tacere di un cambio di proprietà in piena estate e di un mercato ancora monco - nessuno può permettersi di gettare la croce addosso a Gattuso.

Forse Rino non sarà il migliore allenatore del mondo, forse non è “stiloso” come Wenger, di sicuro ha commesso qualche errore nelle scelte degli uomini e dei sistemi di gioco, ma insistere su Higuain anche quando, come ieri notte, San Siro rumoreggiava e stavano partendo i primi fischi, ebbene quella cosa lì è stata psicologia e azzardo, intuizione e pazienza, fede e coerenza. 

Higuain ha segnato al 64’, 866 (ottocentosessantasei) minuti dopo l’ultimo gol, confinato nell’oblio dei più, incattiviti contro il campione che non vede più la porta, perde anche le palle più semplici e corre come appesantito da quintali di frustrazione. Gonzalo ha segnato di destro, al culmine di un’azione ben congegnata da Calabria, appena entrato, abile nel cross e rifinita da Calhanoglu che, appostato sul secondo palo, ha rimesso sui piedi dell’argentino. Higuain sembrava aver perso la battuta. Invece ha atteso che la palla gli scorresse sul destro per piazzarla con violenza sotto la traversa, lì dove nessun avversario sarebbe riuscito a respingerla.

Gol tanto atteso da sembrare il più bello, certamente quello da festeggiare più a lungo, con tutti i compagni (compresi quelli della panchina) e qualche lacrima. Ma quel gol non ha trasformato Higuain, lo ha solo rimesso dentro la sua storia. E’ certamente un campione, ma un’astinenza così lunga, non può essere un segnale trascurabile. Qualcosa sta accadendo dentro di lui. Non sappiamo ancora cosa. Non è escluso che sia l’in(d)izio della fine. Resto dell’idea che, se la Juve è d’accordo, Higuain vada mandato al Chelsea e sostituito con Morata, che ha molti meno gol di lui in carriera, però è più giovane e di sicuro accetterebbe, a volte, la panchina, evitando di castrare la crescita di Cutrone.

Gattuso, contro la Spal, ha cominciato con il 4-3-3, è passato al 4-4-2 (62’) con l’ingresso di Calabria (per Abate) e di Cutrone (per Castillejo), ha chiuso con il 4-2-3-1 quando ha tolto Higuain (82’) e inserito Borini. Nulla da eccepire se non per gli stenti man mano che si avvicinava il 90’. Negli ultimi minuti i rossoneri sono rimasti in dieci (espulso Suso per doppia ammonizione), ma avevano cominciato a soffrire dal 78’ in avanti quando, in rapida successione, la Spal ha sfiorato il pareggio con Cionek (testa), con Petagna (di piede, provvidenziale deviazione di Romagnoli) e con  Fares, entrato al 60’ per Costa. Sul colpo di testa dello spallino subentrato, Donnarumma ha compiuto un mezzo prodigio, deviando in angolo. Conteggiato quanto prodotto e analizzati i dati sul possesso palla, il pareggio sarebbe stato un premio eccessivo per la Spal. Tuttavia il calcio s’incarica spesso di sparigliare situazioni che sembrano cristallizzate. 

Non per nulla la squadra di Semplici (si è presentato con il 3-5-2, poi è passato al 4-4-2 ma non avrebbe dovuto lasciare l’uno contro uno centrale in difesa quando Cutrone ha affiancato Higuain) è andata in vantaggio dopo un inizio travolgente del Milan. Su lancio dalla metacampo di Kurtic (13’), Petagna ha fatto perno su Romagnoli, lo ha aggirato e ha tirato. La palla, “sporcata” dal capitano rossonero, ha preso un effetto a girare, beffando Donnarumma proteso in tuffo.

Per fortuna di Gattuso e dei cuori rossoneri, Castillejo, che si è speso in un primo tempo di grande generosità e coraggio, ha trovato il pareggio tre minuti dopo (16’) con un sinistro a incrociare appena dentro l’area. Gol bellissimo, ma propiziato da ben due errori difensivi degli spallini. Quello di Costa che, nel tentativo di liberare sulla pressione di Suso, ha messo la palla in mezzo alla propria area. Quello di Dickmann che, in vantaggio su Castillejo, se l’è fatta strappare dallo spagnolo.

Il Milan avrebbe potuto allungare già nel primo tempo se Bakayoko (36’) e Calhanoglu (41’) non avessero mancato di pochissimo la porta. Anche dopo il vantaggio di Higuain, di nuovo Calhanoglu (fuori) e ancora Bakayoko (deviazione di Gomis) hanno accarezzato il possibile 3-1. Ma senza il gol della sicurezza, il Milan ha rivisto i fantasmi. Il finale, a tutto vantaggio della Spal, si spiega con la “paura” di vincere del Milan. I tre punti non erano vitali solo per la classifica, ma anche per Gattuso che, al di là delle rassicurazioni di facciata, ad ogni partita si gioca la panchina. Una cosa è certa: la squadra è tutta con lui e Higuain, da adesso in poi, ancora di più.




IL TABELLINO


Milan-Spal (primo tempo 1-1)

Il tabellino

Milan-Spal 2-1 (primo tempo 1-1)

Marcatori: 
13' pt Petagna (Spal), 17' pt Castillejo (Mil), 19' st Higuain (Mi)

Assist: 19' st Calhanoglu (Mi)

Milan: Donnarumma; Abate (dal 16' Calabria), Zapata, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Bakayoko, Calhanoglu; Suso, Higuain (dal 37' st Borini), Castillejo (dal 16' st Cutrone). A disp.: Reina, Donnarumma, Calabria, Mauri, Borini, Conti, Bertolacci, Montolivo, Musacchio, Cutrone, Laxalt, Tsadjout. All.: Gattuso

SPAL: Gomis; Bonifazi, Cionek, Felipe, Costa (dall'8 st Fares); Dickmann (dal 1' st Vicari), Schiattarella (dal 28' st Valdifiori) , Kurtic, Missiroli, Antenucci, Petagna. A disp.: Poluzzi, Milinkovic Savic, Simic, Valori, Floccari, Moncini, Valdifiori, Vicari, Everton Luiz, Paloschi, Viviani, Fares. All.: Semplici

Ammonti: 10' st Castillejo (Mi), 25' st Schiattarella (Spal), 28' st Zapata (Mi)

Espulsioni: 45' st Suso (Mi)