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Come ampiamente previsto sia dalla logica che dal mio pronostico, l’Inter batte il Milan e, in virtù di una migliore differenza reti (in attesa del secondo scontro diretto), parcheggia davanti alla Juve. I punti sono gli stessi, ma oltre al criterio numerico, la squadra di Conte si fa preferire perché vince anche quando è ad un passo dalla sconfitta e riscatta un primo tempo abulico con un secondo feroce e furioso.

E’ finita 4-2, ma il risultato sarebbe potuto essere 3-3 solo per merito di Ibrahimovic (un assist, un gol, un palo), autentico uomo squadra sia per quel che fa, sia per come si mette al servizio dei compagni.

Il Milan, che ha fatto la partita e condotto il gioco, si è suicidato subendo due gol in due minuti (Brozovic al 51’ e Vecino al 53’) e mostrando la povertà di tutta la sua difesa. Parlo di reparto: sul secondo gol Conti ha tenuto in gioco Sanchez, sul terzo (De Vrij di testa da angolo) ha anticipato Romagnoli e sul quarto, nell’ultimo minuto del recupero, Kjaer è stato sovrastato da Lukaku che aveva avviato l’azione a metacampo difendendo palla allo stessa maniera di come avevo anticipato.

Pioli ha fatto tutto bene e avrebbe meritato di raccogliere almeno un punto. Ma sarebbe accaduto solo se avesse calciatori diversi. Non necessariamente più talentuosi, basterebbe che fossero un po’ più umili e disposti al sacrificio.

Certo, visto il Verona rimontare la Juve, dopo aver fermato proprio il MIlan e la Lazio, viene da chiedersi perché un collettivo allestito con investimenti a basso costo funzioni meglio della squadra rossonera costata un centinaio di milioni. La risposta sta nella mentalità che tra i veneti è stata creata, mentre manca a troppi uomini di Pioli. Non basta giocare bene (è successo per l’intero primo tempo), bisogna sapere che un grande avversario (e l’Inter lo è) può essere rimesso in careggiata anche da un gol episodico e quasi fuori contesto (la conclusione di Brozovic è stata una magia del tutto personale). Il Milan, invece, è stato passivo fin dall’inizio della ripresa, ha regalato un altro paio di gol per essere poi finito da Lukaku.

Per paradosso l’Inter ha dimostrato che può vincere perfino sbagliando completamente approccio alla partita e lo svolgimento di un tempo. E che, a volte, i singoli suppliscono all’annebbiamento delle idee e ad una manovra lenta, impacciata, prevedibile.

Vittoria nevratile, dunque, che rafforza la mia convinzione: l’Inter vincerà lo scudetto non solo perché virtualmente è già davanti alla Juve, ma perché sta meglio della Lazio con la quale si sconterà domenica sera. Un successo all’Olimpico significherebbe due cose: eliminare la Lazio dalla corsa al titolo (andrebbe a meno quattro) e mettere pressione ad una Juve in affanno (affronta il Brescia in casa, ma il risultato non è per nulla scontato).

Avevo scritto che Eriksen sarebbe partito dalla panchina e così è stato. Conte ha scelto un 3-5-2 di corsa e aggressività, ma ha subìto un Milan che gli ha giocato subito addosso, il grande merito di Pioli e del suo 4-4-1-1. Calhanoglu, il migliore in avvio di partita, ha colpito un palo dopo otto minuti.

Dall’altra parte Vecino ha sbagliato un gol fatto dopo galoppata a destra di Lukaku. Il vantaggio del Milan non è stato sorprendente perchè la palla, tranne qualche eccezione, l’hanno giocata solo i rossoneri, più bravi nella lettura delle situazioni, nelle uscite e, soprattutto, nel pressing. Il gol di Rebic (40’) è stato il frutto pregiato dell’assist aereo di Ibrahimovic e degli errori di Godin (battuto nel salto e nella frustata) e di Padelli, uscito fuori tempo.

Il Milan si è illuso di aver chiuso la partita sia perché ha raddoppiato un attimo prima dell’intervallo (46’), sia perché anche Skriniar ha perso la marcatura di Ibrahimovic su calcio d’angolo corretto da Kessie. Sembrava una serataccia.

Lasciare la testa nello spogliatoio è costato caro al Milan. Brozovic con un tiro al volo e Vecino, su assist di Sanchez, che ha evitato il fuorigioco per qualche centimetro, hanno rimesso in carreggiata l’Inter e create le premesse per il sorpasso. Se è vero infatti che i rossoneri hanno ripreso a giocare manovrando palla con destrezza, è altrettanto vero che l’Inter ripartiva negli spazi che il Milan lasciava.

Che poi il 3-2 (De Vrij al 70’) sia arrivato da calcio d’angolo è un puro caso. Era stato pur sempre Lukaku a propiziarlo con un tiro a giro deviato. Quando è entrato Eriksen (71’ al posto di Sanchez) la tendenza si è accentuata, anche se il danese ha rischiato di mettere subito il timbro sulla partita e di chiudere la sfida con una punizione da trenta metri (80’) che ha sbattuto sotto la traversa ed è schizzata fuori.
Pioli ha cambiato (dal 4-4-1-1 al 4-3-3 con Paquetà e Leao in campo), il Milan ha cercato di forzare la blindatura difensiva avversaria e ci sarebbe riuscito se un colpo di testa da un passo di Ibrahimovic non avesse incocciato il palo. Tuttavia un precedente fallo di mano in attacco di Bonaventura (entrato all’83’ per Rebic) e non rilevato dall’arbitro Maresca, oltre alla veemenza di Ibrahimovic su Skriniar, avrebbero probabilmente innescato il Var.

L’Inter ha stappato la festa sul gol finale di Lukaku (cross di Moses) sciogliendo la grande tensione. La Juve non è più avanti e domenica a Roma l’imperativo è affondare la Lazio



IL TABELLINO
Inter-Milan: 4-2

Marcatori: 40’ Rebic, 46’ Ibrahimovic, 6’ s.t. Brozovic, 8’ s.t. Vecino, 25’ s.t. de Vrij, 48’ s.t. Lukaku

Assist: 40’ Ibrahimovic, 46’ Kessié, 8’ s.t. Sanchez, 25’ s.t. Candreva, 48’ s.t. Moses

Inter: Padelli; Godin, de Vrij, Skriniar; Candreva (dal 35’ s.t. Moses), Vecino, Brozovic, Barella, Young; Lukaku, Sanchez (dal 26’ s.t. Eriksen).

Milan: Donnarumma; Conti, Kjaer, Romagnoli, Hernandez; Castillejo (dal 34’ s.t. Leao), Kessie (dal 36’ s.t. Paqueta), Bennacer, Rebic (dal 39’ s.t. Bonaventura); Calhanoglu, Ibrahimovic.

Ammoniti: Vecino (I), Barella, Skriniar, Kessié, Conti, Lukaku

Espulsi:

Arbitro: Fabio Maresca (della Sezione di Napoli)