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Ma per il Milan vale ancora la pena puntare su Ibrahimovic? La domanda è centrale nella programmazione della squadra del futuro, perché lo svedese condiziona profondamente le scelte, il gioco, l’ambiente, soprattutto il mercato. Con Zlatan, il club rossonero è destinato a puntare su attaccanti che non siano di primissima fascia, perché quando lui c’è e sta bene, allora gioca: e chi è il centravanti forte, magari giovane, che accetta di essere un’alternativa a un campione sì, ma di quarant’anni? Senza Zlatan, la società avrebbe la necessità - però anche l’occasione - di investire su una prima punta importante pure in prospettiva: Vlahovic sarebbe il costosissimo sogno, Scamacca un’opportunità da cogliere, ma è possibile che Maldini e Massara abbiano altre buonissime idee.

Se Ibrahimovic stesse (quasi) sempre bene e giocasse (quasi) sempre al massimo, la risposta alla domanda iniziale sarebbe scontata: certo che vale la pena andare avanti con lui. Il problema è che il tempo passa per tutti, anche per uno che si sente un essere sovrannaturale (e sportivamente lo è, almeno in una certa misura). Perciò Zlatan gioca più o meno la metà delle gare ufficiali, e non tutte in condizioni ideali. Non solo: anche quando sta bene, nel momento in cui il livello e il ritmo si alzano lui va in difficoltà; la partita contro il Liverpool lo ha confermato una volta di più.
La sensazione è che il Milan sia prigioniero di Ibrahimovic, il quale ha sì dato tanto nel suo secondo periodo in rossonero, ma adesso sta condizionando pesantemente le decisioni. Quelle di Pioli, in campo; quelle di Maldini, sul mercato. Una società dinamica come questa, capace di valorizzare tanti ragazzi acquistati a costi abbordabili, dovrebbe avere l’ambizione di prendere anche un centravanti giovane attorno al quale costruire un domani felice. Invece continua a avvilupparsi attorno a Zlatan, alla sua personalità, al suo contratto monstre, alla sua fisiologica discontinuità. Nessuno discute il valore straordinario del campione, ma un grande club deve avere il coraggio di chiudere anche le storie più belle, prima che terminino da sole, per consunzione, lasciando strascichi pesanti.

@steagresti