È inutile girarci intorno, trovare letture politically correct o dare le colpe al passato (un grande classico per strappare un applauso anche nei momenti di crisi). Il messaggio della Uefa è stato chiaro: noi i cinesi non li vediamo, dimostrateci che esistono! Non mi interessa fare quello che dice "io ve l'avevo detto", anche perché avrei davvero preferito sbagliarmi ed essere qui oggi a celebrare un grande Milan, vincente, con una proprietà facoltosa e una dirigenza capace e competente.

Ahimè niente di tutto questo, ma la conferma che quelle che io ho sempre chiamato col loro nome, ovvero "balle", si sono rivelate tali. Le spiegazioni non le devo quindi dare io, ma tutti coloro che per contratto o per raggiungere un'effimera popolarità hanno raccontato un mondo parallelo senza logica. Un mondo al quale può credere il tifosotto da social, ma non certo il massimo organismo europeo. Se ti presenti alla Uefa senza il nome del tuo reale proprietario e senza spiegare, ad esempio, come farai a rispettare i pagamenti di una campagna acquisti scellerata senza avere nemmeno i soldi da restituire a Elliott, è chiaro che la tua credibilità sarà pari a zero. Se poi davanti all'evidenza minacci anche azioni legali, ecco che il finale è già scritto. Fa sorridere che l'autore di tutto ciò parli anche di valori come trasparenza e serietà.