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A tre giorni dalla prima sconfitta in campionato e dalla perdita dell’imbattibilità, in molti si aspettavano il contraccolpo psicologico di un Milan in grandissima emergenza. È vero, di fronte c’era il Torino, non il Real Madrid ma il rischio che si fosse rotto l’incantesimo del sogno scudetto c’era, eccome.

Non a caso Pioli si era portato in panchina i due “salvagenti” Ibrahimovic e Calhanoglu che, seppur non pronti al 100%, sarebbero serviti in caso di necessità. E invece, ancora una volta la squadra ha dimostrato di esaltarsi nelle difficoltà e ha tirato fuori un primo tempo da vera capolista.

Il Milan dei 4 ragazzotti in attacco ha cinto d’assedio il Torino senza lasciare respiro alla squadra di Giampaolo. A proposito, apro una parentesi: in queste righe non troverete nessuno spirito di rivalsa o sfottò nei confronti di un professionista serio che al Milan è stato accusato di ogni errore ma, come si è capito dalle recenti testimonianze di Maldini e Massara nella causa Boban, il clima nel quale Giampaolo ha lavorato in quei pochi mesi non era certo ideale.

Tornando alla partita e all’attacco privo di Ibra, Rebic e Calhanoglu, il migliore è stato nettamente Brahim Diaz alla sua miglior prestazione dell’anno. Il malagueno, veloce e formidabile tecnicamente ha il grosso limite di essere “leggerino”, ma ha una caratteristica invidiabile da gran parte dei giocatori di Serie A: Brahim Diaz prova sempre il colpo, la giocata, il dribbling, l’invenzione. Non è mai banale. Punta sempre l’uomo e questo spesso gli costa caro, perché tante volte perde palla e tante volte sbaglia non facendo mai la giocata più facile. Ma se il Milan nel primo tempo ha scardinato due volte il muro granata eretto da Giampaolo lo deve proprio al talentino del Real Madrid. Il suo filtrante per Leao e lo slalom con cui ubriaca Belotti per il rigore del raddoppio sono pezzi d’alta scuola.
A proposito del portoghese, un altro eccessivamente criticato, ha confermato ancora una volta di essere cresciuto molto sotto porta. Il giallo che gli farà saltare Cagliari è quantomeno contestabile e testimonia che la direzione dell’arbitro Maresca è stata tutto fuorché pro Milan. Aveva negato il rigore a Diaz e il VAR lo ha richiamato. Aveva regalato il rigore a Verdi e il Var ha rilevato che in realtà il fallo era stato invertito. Purtroppo sulla supposta simulazione di Leao la regia arbitrale non ha potuto intervenire. Questo in risposta a coloro che si limitano a leggere la graduatoria dei rigori per stabilire se sia giusta la classifica del campionato. Il Milan è lì davanti a tutti meritatamente.

E contro il Torino lo ha dimostrato, scrollandosi subito di dosso le tossine della sconfitta della Befana. A proposito di “tossine” pare che l’infermeria di Milanello si stia svuotando. A Cagliari mancherá Leao e forse i “contagiati” Rebic e Krunic, ma potrebbero tornare in batteria Saelemakers, Bennacer, Calhanoglu e Ibrahimovic, che non ha voluto rinunciare a qualche calcione dei difensori granata. Da parte sua sarebbe opportuno che rinunci alla gelida serata di Coppa Italia e che si concentri sulla trasferta in Sardegna che potrebbe addirittura laureare il Milan Campione d’inverno con una giornata d’anticipo.

Per ritrovare energie utili consigliamo a Pioli di sperare più nel recupero degli infortunati che nel mercato. Infatti, dalle parole di Massara abbiamo intuito che nella migliore delle ipotesi arriveranno Meité in prestito proprio dal Torino e, forse, un giovane difensore centrale (Simakan). Ma non bisogna aspettarsi null’altro.