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Il Milan è campione d'Italia, per la 19ª volta nella sua storia. E tra i principali artefici dell'impresa rossonera c'è indubbiamente Stefano Pioli. Il suo nell'ottobre del 2019, al posto dell'esonerato Giampaolo, era stato accompagnato dai dubbi e lo scetticismo aveva accompagnato tutta la prima fase della sua avventura sulla panchina del Diavolo. Al punto di finire in discussione, con Ralf Rangnick che aveva già trovato un accordo con i vertici societari ed era pronto a subentrare per dare il via a un nuovo progetto. Poi il cambio di rotta, la decisione di tenersi stretto Pioli e andare avanti con il progetto. Una scelta che, a conti fatti, ha pagato senza se e senza ma: nella Milano rossonera sono arrivati il ritorno in Champions League dopo sette anni e ora anche lo scudetto dopo undici, mentre il Manchester United piange per la stagione peggiore degli ultimi anni, chiusa fuori dalla Champions League nonostante il ritorno di Cristiano Ronaldo a Old Trafford. Ma i dolori dei Diavoli Rossi sono lontani, quelli rossoneri fanno partire la festa e con essa la celebrazione dei meriti di Pioli.

IDEE TATTICHE - A partire dalle intuizioni tattiche che ha portato dal suo arrivo al Milan e perfezionato in questa stagione. Il 4-2-3-1 è diventato l'assunto base che ha dato identità e solidità al gioco rossonero, ma definirlo un dogma sarebbe un errore guardando le evoluzioni che si sono viste nel corso del 2021/22. La più eclatante è stata probabilmente la posizione di Theo Hernandez, variabile a seconda degli avversari incontrati: il suo accentramento ha spesso e volentieri spaccato in due le partite, perché le sue incursioni dirottate al centro hanno liberato la corsia mancina per gli uno contro uno di Leao e creato superiorità con il trequartista e la punta. Mosse ad hoc a seconda del rivale di turno, la preparazione minuziosa delle gare è stata per tutto il campionato un punto di forza evidente per Pioli e così sono arrivate anche altri intuizioni come il trequartista 'muscolare': Kessie o Krunic alle spalle della punta, per coprire le difficoltà di Brahim Diaz dopo il Covid ma anche per cambiare i movimenti in fase di possesso e non possesso. Altro aspetto da non sottovalutare la lettura a gara in corso, perché il successo del Milan passa anche dai cambi giusti nei momenti chiave della stagione: contro il Verona all'andata (Castillejo), nel derby di ritorno (Brahim Diaz), a Roma contro la Lazio (Ibrahimovic) o ancora con l'Atalanta (Rebic e non Ibrahimovic al posto di Giroud per aprire la difesa dei bergamaschi) per citarne alcuni.

GUIDA SPIRITUALE - I meriti tattici non sono gli unici di Pioli. Uno dei tasti su cui hanno più battuto squadra, Maldini, Massara e Gazidis è stato l'aspetto umano del tecnico, la sua capacità di generare empatia e spirito positivo in un ambiente che aveva bisogno di un rilancio dopo anni di delusioni e difficoltà. Non un padre padrone in spogliatoio, ma una guida spirituale che ha saputo attirare su di sé emozioni positive. Dai giocatori, che non hanno mai mancato di sottolineare il legame con l'allenatore, dalla dirigenza e dalla proprietà, ma anche dai tifosi: 'Pioli is on fire' è il coro lanciato dai tifosi e abbracciato anche dai giocatori che ha accompagnato tutte le partite del Diavolo, sia in casa sia lontano dalle mura di San Siro; escludendo Rino Gattuso, beniamino del popolo rossonero anche per i meriti in campo, bisogna tornare ai tempi di Carlo Ancelotti per ritrovare un legame così forte tra l'allenatore e i fan del Milan. Questa empatia non è rimasta solo sulla carta, ma ha avuto effetti concreti soprattutto in termini di stabilità emotiva: squadra senza eccessi d'ansia o timore anche nei momenti caldi e con l'inevitabile pressione della lotta al titolo, ambiente che non si è depresso dopo sconfitte inattese e ha anzi mantenuto altissimo il livello di supporto e vicinanza alla squadra.
CAPOLAVORO CON I GIOVANI - Tra i capolavori di Pioli, infine, spicca il lavoro fatto con i più giovani del gruppo. Kalulu può rappresentare bene questo concetto. Il difensore francese è arrivato in sordina e con un ruolo incerto, un po' terzino e un po' centrale, ma quest'anno ha trovato la sua dimensione: un jolly affidabile che sa fare tutto. Ha coperto al meglio la fascia destra con gli infortuni di Calabria e Florenzi, è diventato la prima alternativa dopo l'infortunio di Kjaer e le difficoltà di Romagnoli, costituendo una cerniera quasi imperforabile con Tomori. Kalulu un esempio, ma i più evidenti in questo senso non possono che essere Leao e Tonali. La scorsa stagione i due erano stati delle note stonate nonostante il ritorno in Champions: troppo discontinuo l'attaccante portoghese, timido e inefficace il centrocampista azzurro, a tal punto che per il primo si ipotizzava la cessione e per il secondo il riscatto è arrivato solo dopo una trattativa al ribasso con il Brescia e una rinuncia dello stesso giocatore a parte dell'ingaggio. Pioli aveva avvisato all'inizio del campionato, quelli che si erano presentati a Milanello dopo le vacanze estive erano due giocatori completamente diversi, più maturi e più forti mentalmente. Il tecnico ci ha creduto, ha lavorato con meticolosa attenzione per sgrezzarli e trasformarli in diamanti puri. E ha avuto successo, perché Leao e Tonali sono diventati delle costanti per il Milan e nel girone sono andati oltre, diventando il vero fattore decisivo. Leao ha preso le redini dell'attacco dettando i tempi con le sue iniziative: dribbling, gol, assist e movimenti a liberare i compagni, l'unico capace di sfruttare con frequenza disarmante l'uno contro uno per creare la superiorità. Tonali è diventato il padrone assoluto di un centrocampo che fino a pochi mesi fa reggeva sulla fisicità di Kessie e i movimenti di Bennacer: ha ringhiato come il suo idolo Gattuso, ha aiutato nella costruzione dal basso, infine ha aggiunto le incursioni in area avversaria e i gol come i migliori box to box, come quel De Rossi a cui può avvicinarsi secondo Pioli. Kalulu, Leao e Tonali, una valorizzazione decisiva per la conquista dello scudetto e preziosa anche per il futuro: un capolavoro nel capolavoro.

@Albri_Fede90