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Emozionante, esaltante trovare il guizzo decisivo quando ormai nessuno ci credeva più, crudele, dura da digerire quando lo sforzo dei precedenti 90 minuti è vanificato da quell'unica distrazione che in extremis manda tutto quanto all'aria. Sentimetri contrastanti che il Milan può dire di aver vissuto ripetutamente in questa prima metà di stagione, essendo una delle squadre di Serie A che ha visto la propria classifica maggiormente condizionata da quella che una volta era chiamata "zona Cesarini".

SEMPRE IN ZONA CESARINI - In 6 occasioni su 13 giornate, la formazione di Rino Gattuso ha determinato il proprio destino nelle battute conclusive della partita, con un saldo che ad oggi può consideranti positivo, anche se solo per un punto. Tre volte i rossoneri sono riusciti a strappare il risultato pieno in pieno recupero, a partire dal match contro la Roma della seconda di campionato (gol decisivo di Cutrone) agli episodi più recenti contro Genoa e Udinese, nei quali l'eroe inaspettato è stato addirittura Romagnoli. Successi pesanti, che hanno permesso al Milan di rimanere in scia delle concorrenti per la zona Champions nonostante un inizio balbettante e tanti gol concessi agli avversari. Una tendenza positiva, figlia di una squadra che sembra aver assorbito il carattere del suo allenatore e che lotta fino all'ultimo, riequilibrata però da una serie di episodi che in casa rossoneri alimentano i rimpianti per quella che sarebbe potuta essere la classifica senza questi passaggi a vuoto.
MALEDIZIONE ARGENTINA - A San Siro contro l'Atalanta, il tap-in di Rigoni ha privato Gattuso di due punti che avrebbero fatto molto comodo e permesso oggi di trovarsi davanti alla Lazio, quarta; hanno provocato ancora più sofferenza, anche perchè si trattava di due scontri diretti, le reti di Icardi e Correa nel derby e contro gli uomini di Simone Inzaghi. Curioso che a costare complessivamente 5 punti in meno siano stati tre giocatori argentini, quando quello nella rosa del Milan, Gonzalo Higuain, ha inciso solo parzialmente in relazione alla sua fama e ha abbandonato i suoi compagni nel momento di maggiore emergenza. In attesa del suo rientro, Gattuso fa di necessità virtù, confidando anche in una mano più clemente della zona Cesarini.