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Oggi comincerà ufficialmente l’era Giampaolo con la conferenza stampa di presentazione. A livello mediatico e anche simbolico, non dobbiamo vergognarci, non sarà un esordio in “pompa magna” come quello di ieri ad Appiano Gentile di Antonio Conte. Esattamente come le due squadre avranno anche quest’anno una dimensione diversa e, probabilmente giocheranno per obiettivi diversi. Questo almeno stando alle premesse e ai valori tecnici, economici e ambientali. Poi per fortuna c’è il campo. Quello stesso campo che con premesse simili un anno fa ha permesso al Milan di arrivare a un solo punto dai cugini. Un punto pesantissimo e carissimo dal punto di vista economico perché ha significato Champions League per l’Inter e “niente Europa” per il Milan. Un punto che, dobbiamo essere onesti, rischia di moltiplicarsi nella prossima stagione.

L’Inter ha preso il top player della panchina, aveva già preso il top player della scrivania e sta allestendo una squadra ricca di grossi calibri. Senza badare troppo al bilancio, già sistemato negli scorsi anni, in linea con il famigerato Financial Fair Play. Il Milan, dobbiamo essere obiettivi, è ancora molto indietro sulla strada del risanamento economico e dunque sul ritorno in grande stile nei piani alti della classifica. Questa sarà dunque un’altra stagione interlocutoria, di crescita, di passaggio, di costruzione. Chiamatela come volete voi. In questo senso Giampaolo potrebbe davvero essere l’allenatore giusto al posto giusto. Dalla conferenza di oggi cominceremo a capirlo. Dobbiamo però essere bravi a non fare paragoni con l’Inter e a non fare paragoni con Conte. Loro, purtroppo, partono da un altro livello e quest’anno contendono davvero lo scudetto alla Juve insieme al Napoli. Noi dobbiamo fare un’impresa per giocarci il quarto posto. Quindi niente paragoni, penseremo all’Inter solo in occasione dei due derby. Stop.

Per il resto dovrà essere bravo Giampaolo a trovare subito la “squadra” e a lavorare su di essa. Con la fortuna/sfortuna di poter gestire il lavoro sull’intera settimana e di non avere particolari pressioni. Cosa che invece avrà Conte all’Inter. Non possiamo e non dobbiamo chiedere a Giampaolo di vincere tutte le partite. Dobbiamo invece chiedergli di costruire una squadra, con un’identità di gioco e con giocatori da valorizzare. Su questi punti anche Giampaolo è un top player. A differenza di Conte non chiede grandi nomi sul mercato, ma lavora con quello che la società gli mette a disposizione e con quel materiale umano di solito ottiene il massimo. Nelle prossime settimane si completerà il mercato ma non mi aspetto e non ci aspettiamo grandi big. Non arriveranno. Anzi al 99% partirà uno dei pochissimi che abbiamo in rosa, Gigio Donnarumma.

Potremmo però trovarne un altro, che fino a questo momento non è ancora esploso ma che ha tutte le carte in regola per farlo in questa stagione. Giampaolo è l’allenatore giusto per farlo diventare davvero un crack. Sto parlando di Paquetà, al quale il tecnico ex Samp affiderà la maglia di trequartista e compiti di costruzione più che di interdizione. Sono sicuro che Giampaolo sia l’allenatore giusto per far emergere tutte le qualità e le potenzialità ancora inespresse del brasiliano (enormi secondo me). Nel caso in cui poi Giampaolo avesse bisogno ci sarebbe anche Boban pronto a dare i giusti consigli a Paquetà. Dalla sua esplosione dipende molto della stagione del Milan. Gattuso lo faceva giocare a intermittenza e lo considerava un interno di centrocampo, Zico lo ha battezzato con il “numero 8”, ma l’evoluzione tecnica di Paquetà è ancora tutta da completare e Giampaolo lo aiuterà in questo ritagliandogli su misura il ruolo che dovrà poi caratterizzare tutta la sua carriera, il trequartista. Con i mezzi fisici e tecnici che richiede quel ruolo nel calcio attuale. All’età di Paquetà Pirlo non faceva il regista e Kakà non faceva la seconda punta. Poi due grandi maestri come Mazzone e Ancelotti hanno ritagliato sulle spalle dei due campionissimi il loro ruolo ideale. Perché Giampaolo non potrebbe fare la stessa cosa con Lucas?