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Ci sarebbe da impazzire se i tifosi del Milan non lo fossero già. Nemmeno una decorosa e coraggiosa prestazione, come quella offerta per lunghi tratti contro la Lazio, ha evitato la sesta sconfitta. Cambiano allenatori, giocatori, schemi e moduli ma il risultato non cambia per la sesta occasione in questo campionato. Purtroppo nemmeno l’esperienza di Pioli e il suo tentativo di costruire un telaio affidabile può supplire alle deficienze tecniche di alcuni giocatori rossoneri. Attenzione, spesso non sempre gli stessi, come diabolici protagonisti di una dolorosa staffetta. Cambia infatti, partita dopo partita, l’imputato per la sconfitta. A Udine Kessie, nel derby Romagnoli, a Torino Donnarumma, contro la Fiorentina Bennacer, a Roma Calabria, ieri soprattutto Duarte.

Non facile dunque trovare la ragione di un inizio di stagione così mortificante. Io provo a suggerire due cause, anche se molti individuano nella povertà qualitativa della rosa e nella insipienza dei dirigenti i principali motivi di queste continue brutte figure. Una causa è da ricercare in una insufficiente tenuta sia sul piano mentale che fisico. Una tabella, che mi ha mostrato un collega, è esemplificativa sul calo che il Milan accusa dopo l’ora di gioco. Se le partite si fossero fermate al quindicesimo del secondo tempo, i rossoneri avrebbero vinto cinque partite e pareggiate quattro per un totale di diciannove punti contro i tredici attuali. Forse il lavoro estivo basato sulla palla e sugli schemi più che sulla parte atletica sta portando ancora i suo effetti negativi. Per quanto riguarda la parte mentale torniamo sempre allo stesso argomento. Non avendo molti leader in squadra, nel momento più caldo del match, i giocatori più giovani stentano a trovare un punto di riferimento al quale appoggiarsi. Che meditino di dirigenti che hanno rifiutato al lucido Gattuso l’acquisto di personalità esperte e carismatiche. Soprattutto  però che provvedano, nel mercato invernale, a colmare questa lacuna.

Convincere Ibra a non andare a Bologna pare impresa così impossibile? La seconda causa va ascritta alla scarsa, scarsissima prolificità di un attacco che, con i suoi 11 gol, occupa la posizione numero 16 nel campionato italiano. Piatek continua nel suo periodo buio cominciato alla fine del campionato scorso. Sembra  triste, demotivato, cercando solo qualche appoggio sterile, forse perché quasi rassegnato a non ricevere palloni da scagliare verso i portieri avversari. Leao si è già perso dopo promettenti prestazioni iniziali. Qualcuno mormora che sarebbe già sul mercato di gennaio. Suso ha realizzato solo una rete su punizione. Rebic stenta, nel Milan, a trovare i suoi migliori motivi, che lo hanno consacrato titolare della Croazia, vice-Campione del Mondo. Castillejo, spesso criticato, è addirittura sembrato il migliore in campo domenica sera, prima di uscire per infortunio. Paquetà non riesce mai a finalizzare anche palloni facili da depositare in rete. Insomma senza gambe, senza testa nei momenti caldi, senza gol non si può andare avanti. E infatti  il povero Milan è fermo in undicesima posizione a tredici punti. Insopportabile!