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Mondiali Femminili, in un video promo delle tedesche l'arguzia, l'ironia intelligente e sfrontata: "Non abbiamo le palle ma sappiamo usarle". Davvero? Davvero le donne usano bene la palla con cui si gioca al calcio, davvero quello che giocano è calcio? Dunque, vediamo... Vediamo quel che si vede nelle partite del Mondiale Femminile.

I portieri (nessuno nelle cronache scritte e parlate si è spinto fino a dire portiera) parano poco. Qui molto difetta, qui è calcio ancora artigianale/casalingo rispetto a quello dei maschi.

I tiri in porta: spesso, molto spesso più deboli di quando e quanto tirano i maschi. E allora? Qualcuno trova qualcosa di scadente o improponibile nel fatto che fondiste, velociste, cicliste, nuotatrici abbiano prestazioni cronometriche più alte di quelle dei maschi? Non per questo quelli femminili son meno atletica, ciclismo, nuoto.

La tecnica, il palleggio, i dribbling, la marcatura dell'avversaria: qui il tasso di errore è più alto del corrispettivo maschile. Più alto, ma non incomparabile. Sbagliano un po' di più nel tocco palla ma sono dentro perimetro e parametro di competenza.

La tattica, il gioco, i servizi, le coperture: qui è calcio professionale.

Le partite: interessanti, divertenti, magari un po' lente ma piene di voglia, corsa, tenacia, risultati che cambiano. E personaggi che emergono: la nostra in prima fila è Barbara Bonansea che firma la vittoria contro l'Australia e si porta dietro la storia tenera del papà che ha paura dell'aereo e che si è comprato per andare in Francia a vedere la figlia... il camper.

L'immagine (che come sempre è anche sostanza): niente sceneggiate, nessuna sviene ad auto comando, nessuna recita. Con l'eccezione della sola nazionale (indovina un po'...) italiana nessuna protesta ad ogni fischio dell'arbitro (molti ormai si lanciano a dire arbitra, qualcuno che ha provato a dire l'indicibile... ha subito rinunciato).

Quindi sì, tutto sommato è vero calcio quello che giocano le donne, è calcio quello che si vede ai Mondiali Femminili.

Intorno a questo calcio molta vita vera, dalle australiane alle francesi che fino a pochi anni fa facevano calendari in posa non per far soldi ma per una sorta di rabbiosa auto promozione come calciatrici fino alla sorprendente, se paragonata a quella inesistente dei maschi, capacità e voglia di parlar da umani pensanti nelle interviste.

Intervistate dicono cose, cose della vita reale, con parole reali, articolano ed espongono non frasi fatte ma frasi vere. (Probabilmente lo avrebbero fatto anche le italiane se una regia più o meno consapevolmente maschilista non le avesse obbligate ad un video promo in cui una dopo l'altra non riescono a mettere due parole due in croce e solo ridono).

Molta vita vera e anche molto show, perfetto quello organizzato dai francesi padroni di casa (bella anche la grafica di Sky, caramelloso da impiastricciarsi le orecchie il rap a sostegno). E anche retorica senza risparmio e senza originalità (un must: i sacrifici delle ragazze, delle famiglie...della patria no?).
E intorno a questo calcio come è giusto e ovvio spettacolo, divertimento, competizione e soldi che cominciano a girare. E' abbastanza probabile che questi Mondiali Femminili risulteranno economicamente redditizi e soprattutto promettenti, il valore dei diritti televisivi salirà. E cresceranno giustamente in parallelo i guadagni delle calciatrici. Tanto meglio.

Peccato però che su questo punto, anzi saltando in groppa a questo pretesto intorno a questo calcio la chiacchiera pop-chic della parità salariale tra uomini e donne del calcio. Salario? Stipendio? I calciatori lavoratori come i prof, i rider, le colf, i turnisti, gli autisti, gli infermieri...? E dunque le calciatrici sottoposte ad handicap salariale di genere come accade ai lavoratori a stipendio e salario?
Quanto guadagna e si fa pagare chi maschio gioca al calcio dipende dalla quantità di denaro che l'impresa dell'intrattenimento ramo calcio riesce a cumulare. Stesso criterio varrà per chi donna gioca al calcio. Questo è giusto e giustamente accadrà, sta cominciando ad accadere. Il resto è una sorta di simil Me Too fuori... dal vaso.