213
Infantino, queste se le poteva risparmiare.
Doveva tenersi per sé le parole che ha pronunciato in conferenza stampa, quando anche l'espressione della sua faccia ha ceduto all'evidenza dei fatti e alla pressione delle critiche. Ciò che ha fatto venire fuori tutti i suoi limiti, gli stessi che l'hanno portata a snobbare ogni critica e ogni eccezione sui Mondiali disputati in un luogo che per decine di motivi non avrebbero mai dovuto ospitarli.
E invece no.
Dopo avere avallato per mesi ogni manovra del governo qatariota, anche tutte quelle in spregio dei diritti civili e di quelli umani, comportandosi come se tutto fosse normale e tutto normalizzabile, lei ha preteso di rilanciare a muso duro. Quasi che il torto stesse dalla parte di chi critica anziché di chi viola i diritti e di chi accetta supinamente le violazioni. Lo ha fatto nel peggiore dei modi.
Non soltanto mostrando stizza, ma anche usando retoriche assolutamente fuori luogo: come quel kennedysmo da “siamo tutti berlinesi”.
E certo, lo sappiamo tutti che lei si sente qatariota. Lo sappiamo perché lei non soltanto ci si sente, ma lo è dato che nei mesi scorsi ha trasferito nell'emirato la residenza sua e dei suoi familiari. E chissà se in questa sua scelta c'entri qualcosa l'inchiesta che la magistratura svizzera sta conducendo sul suo conto, a proposito degli incontri segreti con l'ex procuratore generale della confederazione Michael Lauber.
Ma al di là delle sue scelte su dove andare a vivere, rimane il fatto che l'unica cosa vera e accettabile da lei detta in conferenza stampa riguarda il suo sentirsi qatariota. Invece tutto il resto non si può proprio udire né accettare. Quella sequela di “oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile, oggi mi sento lavoratore migrante”. E a parte chiedersi cosa diamine c'entri il sentirsi disabile e perché mai la categoria dei disabili venga accostata a tutte le altre da lei menzionate, non possiamo che risponderle: NO.
Lei NON è asiatico, anche se ormai è qatariota ideologico e di adozione.
Lei NON è africano, perché è nato e cresciuto in Svizzera e non vive la fatica di tutti gli africani meno fortunati che vanno in giro per il mondo a cercare un'opportunità di vita migliore.
Lei NON è gay, perché non deve affrontare quotidianamente il rischio di essere colpito dal codice penale qatariota per avere la sola colpa di un orientamento sessuale etichettato come “haram” (proibito) o “un problema mentale” .
Lei NON è un lavoratore migrante, perché non ha dovuto lavorare a ritmi massacranti e in condizioni di schiavitù, né ha rischiato o perso la vita, per realizzare gli stadi in cui si celebreranno le partite dei Mondiali.
E riguardo a quest'ultimo aspetto, la pianti di tirare in ballo i suoi parenti immigrati in Svizzera, come per dire che anche lei porta dentro sé l'esperienza di essere “lavoratore migrante”. 
Avrebbe fatto mille volte meglio a tacere. Invece ci ha coperto di insopportabili idiozie. Una cosa imperdonabile ancor più di tutte le nefandezze che sono circolate e circoleranno intorno a Qatar 2022, il peggior Mondiale della storia legittimato dal peggior presidente Fifa della storia.