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“Credo che possiamo diventare campioni del mondo”. Ha deciso di non nascondersi Fernando Santos durante la conferenza stampa di presentazione dei convocati e non avrebbe potuto fare diversamente. Il Portogallo arriva in Qatar probabilmente con la Seleção più forte di sempre, al pari, se non addirittura superiore, di quella arrivata quarta a Germania 2006. In panchina c’era Luiz Felipe Scolari ed era il Portogallo di Ricardo Carvalho, Luis Figo, Deco, Pauleta e di un giovanissimo Cristiano Ronaldo al suo primo Mondiale. Questo sarà probabilmente l’ultimo e CR7 si presenta a capo di una nuova generazione d’oro, piena di talento, di soluzioni ma anche con un andamento troppo altalenante e alcune contraddizioni irrisolte, come la mancanza di un vero centravanti e l’inserimento, molto graduale, per usare un eufemismo, di ragazzi giovani ma già molto affermati fra cui Vitinha, António Silva, João Felix, ma anche lo stesso Rafael Leão, da parte del CT Santos, molto legato ai suoi uomini, che in fin dei conti lo hanno portato sul tetto d’Europa nel 2016. Se alla Cidade do Futebol di Oeiras sapranno risolvere queste questioni, o semplicemente trasformarle da dubbi in punti di forza, il Portogallo potrà davvero ambire non solo ad eguagliare il terzo posto di Inghilterra ’66 (quando la stella era Eusébio), ma proprio a salire, per la prima volta nella storia di questa piccola nazione, sul tetto del mondo.
 
LA ROSA
 
Portieri: Diogo Costa (FC Porto), José Sá (Wolverhampton Wanderers FC) e Rui Patrício (AS Roma).
 
Difensori: Diogo Dalot (Manchester United), João Cancelo (Manchester City), Danilo Pereira (PSG), Pepe (FC Porto), Rúben Dias (Manchester City), António Silva (SL Benfica), Nuno Mendes (PSG) e Raphael Guerreiro (Borussia Dortmund).
 
Centrocampisti: João Palhinha (Fulham FC), Rúben Neves (Wolverhampton Wanderers FC), Bernardo Silva (Manchester City), Bruno Fernandes (Manchester United), João Mário (SL Benfica), Matheus Nunes (Wolverhampton Wanderers FC), Otávio Monteiro (FC Porto), Vitinha (PSG) e William Carvalho (Real Betis).
 
Attaccanti: André Silva (RB Leipzig), Cristiano Ronaldo (Manchester United), Gonçalo Ramos (SL Benfica), João Félix (Atlético Madrid), Rafael Leão (AC Milan) e Ricardo Horta (SC Braga).
 
PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Diogo Costa; João Cancelo, Pepe, Ruben Dias, Nuno Mendes; Ruben Neves, William Carvalho; Bernardo Silva, Bruno Fernandes, Rafael Leão; Cristiano Ronaldo.
 
IL CAMMINO – Dopo aver deluso nel Gruppo A di qualificazioni ai Mondiali, il Portogallo avrebbe dovuto essere, come da sorteggio, l’ultimo ostacolo (probabilmente insuperabile) per la nostra nazionale nel lungo cammino verso il Qatar. Invece, dopo essere arrivati secondi dietro alla Serbia di uno scatenato Mitrovic, e aver sconfitto, non senza qualche patema, la Turchia di Calhanoglu nella prima fase dei playoff, i lusitani si sono ritrovati a dover fronteggiare la Macedonia del Nord. All’Estádio do Dragão di Porto l’ha risolta senza grossi patemi una doppietta di Bruno Fernandes.
 
IL CALENDARIO
 
24 novembre, ore 17 – Portogallo-Ghana
28 novembre, ore 20 – Portogallo-Uruguay
2 dicembre, ore 16 – Corea del Sud-Portogallo.
 
LA STELLA – Sono passati 16 anni da quando un 21enne attaccante del Manchester United nato a Madeira si presentava per la prima volta ad un Campionato Mondiale di Calcio (ovviamente già da titolare, perché era un predestinato). Da allora ne ha disputati quattro, questo sarà il quinto, senza mai superare gli ottavi di finale, senza mai riuscire a incidere come faceva invece durante la stagione, con la maglia del Real Madrid. Al suo ultimo mondiale ci arriva a 37 anni e nella fase più buia della sua carriera nelle squadre di club, ancora una volta da giocatore del Manchester United, dove però, a differenza di 16 anni fa, è quasi un peso per il proprio allenatore. Con una doppietta all’Irlanda, nel 2021 è diventato il calciatore ad aver segnato più gol con una nazionale, ma, da quel giorno, ha messo a segno “solo” 6 gol in 11 partite (arrivando a quota 117), addirittura 2 in 5 partite in questo 2022. Insomma, mai era stato così in difficoltà a livello individuale, ma in nazionale non è mai imbronciato, né Santos lo ha mai fatto sentire un problema. Potrà contare su un gruppo fenomenale e ben assortito di fuoriclasse come Cancelo, Ruben Dias, Bernardo Silva e Rafael Leão. Quest’ultimo è destinato a raccoglierne la pesantissima eredità, ma in Qatar i riflettori saranno tutti, per l’ultima volta, su CR7. Quando veste il rossoverde della sua nazionale torna ragazzino e, mai come oggi, è determinato a regalare un sogno a sé stesso, ai suoi compagni e alla sua patria. Anche perché sa che non ci sarà una prossima volta. Mai come oggi, inoltre, tutto il mondo sogna un’ultima storica finale contro l’Argentina di Lionel Messi, una sorta di last dance in coppia un ultimo tango non a Parigi, ma a Doha. Certo, un duetto vis à vis nella capitale francese avrebbe avuto tutt’altro romanticismo, ma a noi che siamo cresciuti con le loro leggendarie giocate, dello scenario interessa poco. Conta solo vederli ballare, per l’ultima volta, sullo stesso palco.