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    Montella: 'Ci mancano una punta, un esterno e una mezzala, Niang può restare. Scudetto? Non mi pongo limiti'

    Montella: 'Ci mancano una punta, un esterno e una mezzala, Niang può restare. Scudetto? Non mi pongo limiti'

    Inizia la settimana che porta il Milan al suo ritorno in Europa dopo tre stagioni di assenza. Completata la tournée in Cina con la bella vittoria sul Bayern Monaco e nel bel mezzo di una campagna acquisti piena di colpi, l'allenatore rossonero Vincenzo Montella confessa le sue sensazioni dalle pagine de La Gazzetta dello Sport.

    Fassone l’ha definita la sua estate più divertente e stimolante di sempre. Lei che aggettivo userebbe?

    "La mia è stata, ed è ancora, un’estate da sognatore. Ma il bello è che i miei sogni sono stati esauditi e non è finita qui. Magari può fare scalpore il numero di giocatori acquistati e le cifre spese, resta il fatto che il club sta facendo qualcosa di straordinario".

    A che cosa può portare tutto questo?

    "Questa è una squadra che rimarrà nel tempo, e non si svaluterà nel tempo. Anche se il mister sarà un incapace...".

    Insomma, non è la prima parola che viene in mente nel pensare al suo lavoro. Ha avuto un momento in cui non è stato certo di rimanere?

    "Mai avuto dubbi, mai avuto nulla di diverso in mente che non fosse il Milan, anche perché dal club sentivo quotidianamente una stima sincera e netta".

    Fassone ha anche detto che nell’ambito dell’imponente progetto quinquennale, il Milan nel 2022 punta a essere fra i top 5 club mondiali: ci arriverà con Montella?

    "Sia in termini affettivi che professionali mi piacerebbe molto essere io a condurre in porto tutto questo, arrivare a questo traguardo. Vorrebbe dire una grande crescita professionale, sarebbe il massimo".

    Nell’attesa, ha dato quattro sberle al Bayern: troppa euforia in vista del preliminare di Europa League?

    "No, da questo punto di vista la gestione sarà facile perché ho un gruppo intelligente e una società realista. E poi è calcio estivo. Semplicemente, così come ho provato fastidio per la sconfitta col Borussia, mi fa piacere questo successo perché ho visto passi in avanti per atteggiamento, mentalità, tattica. E tutto in una volta sola. Mi sono piaciuti la copertura degli spazi e l’aggressività fin dall’inizio. La cosa più bella è stata la ricerca della compattezza. Va però detto che il Bayern era in evidente difficoltà".

    Ha una rosa con petali molto interessanti.

    "La qualità si è alzata moltissimo. Prendete per esempio Niang, ha fatto una partita strepitosa. Ha un profilo molto importante, può diventare un giocatore di altissimo livello, ma deve migliorare nella gestione di se stesso quando le cose vanno bene".

    Sta dicendo che la sua partenza potrebbe non essere così scontata?

    "Non c’è motivo per non credere in lui, dipende più che altro da M’Baye".

    Che cosa le resta di più negli occhi della partita dell’altra sera?

    "Lo spirito. La squadra non è stata passiva e poi tutti i nuovi hanno avuto un buon impatto. Biglia, per esempio. E André Silva ha potenzialità infinite, può diventare un giocatore di spessore internazionale, è solo questione di tempo. È stato bello vedere che i nuovi arrivati non erano pesci fuor d’acqua".

    Ora è più tranquillo in vista della coppa?

    "In effetti prima di questa partita ero un po’ pensieroso, o magari sarebbe meglio dire realista. Adesso mi sento rinfrancato".

    Che cosa intende per realista?

    "In vista di questa partita, a oggi, faccio fatica a trovarne otto che mi garantiscano novanta minuti. Sarei già contento di averne otto che rendessero al 70%, ma non ne sono mica certo...".

    Qual è il vostro approccio all’Europa League?

    "Ci tengo molto e devo dire che temo più le prime partite che la fase a gironi. La onoreremo fino alla fine, e dai quarti in poi si avvicina molto alla Champions".

    Ancelotti ha detto che questo Milan è da scudetto.

    "Lo ringrazio, ma non nell’imminente. Ora è un miraggio, anche se non bisogna mai porre limiti alle ambizioni".

    Ma lei, quando ha scoperto il budget a disposizione del mercato, cosa ha pensato?

    "Ho iniziato a sognare e lungo le settimane non capivo come acquisti e soldi si potessero moltiplicare così. È stato fatto più di quanto pensassi".

    Dunque, Mr. Li poche parole e molti fatti.

    "La proprietà cinese è molto rispettosa dei ruoli, cosa inusuale nel calcio. E il nostro dovere è essere altamente competitivi. L’approccio del presidente è ottimo, è sempre lì a ringraziarci. L’altra sera mi ha chiesto di portare avanti lo spirito Milan, mi ha meravigliato. E anche la squadra percepisce questo".

    Prima lei ha detto che il mercato non è finito qui: dove si potrebbe mettere ancora mano?

    "Il focus principale è sul centravanti e poi magari su una punta esterna e una mezzala. Ma la fretta di prima non c’è più".

    Qual è il suo centravanti ideale?

    "Deve combinare diverse cose: senso del gol, gol sporchi e saper giocare per la squadra".

    Le piace questo mercato così aggressivo?

    "E’ stato concordato col club, con cui ho condiviso il progetto di un mix fra giovani di talento e gente di esperienza. Se ti vuoi avvicinare al Napoli, che gioca il calcio migliore d’Europa, devi fare un mercato aggressivo per forza. È presto per dire se il gap con Roma e Napoli è stato annullato, ma non dobbiamo nasconderci. E l’entusiasmo va alimentato e mantenuto".

    Con acquisti come Bonucci è facile. Fassone dice che è arrivato per merito suo: conferma?

    "Con il club c’è grande condivisione su tutti i giocatori, ovviamente con loro al 51% e io al 49%. Ecco, con Bonucci è l’unico caso in cui è stato il contrario. Ero convinto fosse raggiungibile, mi fidavo di chi me lo diceva, mentre i miei dirigenti avevano una percezione diversa".

    E quindi che cosa ha fatto?

    "Semplice, mandavo a Mirabelli almeno dieci messaggi al giorno, con tre sole parole. Buongiorno, o buonasera, direttore: Bonucci. Con il direttore abbiamo un rapporto schietto e continuo, condividiamo anche gli stessi vizi (ride, ndr)".

    Con Bonucci che cosa acquista il Milan oltre al giocatore?

    "È un professionista altamente competitivo, con la mentalità e il suo modo di pensare è riuscito a ottimizzare al massimo il suo motore. Sarà un esempio per i giovani. Non so se senza di lui la Juve si sia indebolita, ma di certo noi ci siamo rinforzati. Non credo possa essere una figura ingombrante nello spogliatoio: solo chi lo vede ingombrante a priori lo può percepire come una minaccia".

    E con Leo, spazio alla difesa a tre...

    "Mi intriga, mi piace come idea, ma devo dire che con questi giocatori possiamo davvero usare tanti sistemi. Ho l’imbarazzo della scelta".

    Si dice che lei abbia messo lo zampino anche nella vicenda Donnarumma.

    "No, io non c’entro nulla. E’ stato Mirabelli a toccare le corde giuste. Io ho parlato con la famiglia perché loro sentivano l’esigenza di parlare con me. Ma non gli ho parlato da allenatore, ho solo raccontato la mia esperienza".

    È banale dire che Gigio ha fatto la scelta giusta, vero?

    "Più che per il progetto del club, l’ha fatta per se stesso. Lui è fantastico perché ha la capacità di unire tutte le fasce di età. Quando ha rinnovato, mia nipote Martina, che ha 7 anni, si è messa a piangere e sono certo che lo abbia fatto anche qualche nonna di 70. E’ entrato nel cuore di tutti, anche dei non milanisti, e sono certo che continuerà a essere amato dai tifosi".

    Nei mesi scorsi lei si era pizzicato un po’ con Raiola.

    "Un botta e risposta nato e finito lì. Io non ho problemi con lui e lui non credo ne abbia con me".

    A proposito di problemi: dopo questo mercato, pronti a essere massacrati alla prima brutta sconfitta?

    "Dobbiamo essere preparati anche a questo, ci saranno sbalzi di umore nei giudizi e noi non dovremo farci condizionare. Magari subiremo critiche esagerate, ma fa parte del cammino".

    Che cosa si aspetta dai prossimi cento e mille giorni?

    "Fra cento giorni mi aspetto che il Milan sia una squadra e che si veda il mio lavoro. Fra mille mi auguro che lo scudetto non sia più un miraggio, ma un obiettivo concreto".

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