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Motivazioni Juve, lo spettro della retrocessione e il rischio di perdere uno scudetto

Motivazioni Juve, lo spettro della retrocessione e il rischio di perdere uno scudetto

  • Gianni Visnadi
    Gianni Visnadi

Le motivazioni con cui la Corte di appello federale spiega i 15 punti di penalizzazione inflitti alla Juventus sono la conferma che siamo solo agl’inizi. La retrocessione in Serie B è un’ipotesi concreta, alla luce dei processi che ancora aspettano il club bianconero. Ora la Juventus ha 30 giorni per presentare la sua memoria difensiva, che – salvo sorprese – punterà sul vizio di forma, sui tempi che la Procura federale non avrebbe rispettato nel chiedere la revocazione del giudizio emesso dalla Caf ad aprile 2022.

Chiné è convinto di essere nel giusto, deciderà il Collegio di garanzia del Coni. E poi eventualmente il Tar e infine il Consiglio di Stato, se la Juventus deciderà di ricorrere alla giustizia ordinaria, abbandonando a suo ulteriore rischio l’ambito federale. Considerando che la società è stata ricostruita per la battaglia, sarebbe sorprendente il contrario. Nel 2006, l’avvocato Zaccone e quella Juventus patteggiarono la Serie B. I tifosi non li hanno mai perdonati, ma chissà cosa sarebbe successo con un altro tipo di processo.

Trentasei pagine per spiegare 15 punti in meno: nelle carte dell’inchiesta Prisma, la Caf ha confermato quanto sostenuto dall’accusa. Che ci sono fatti nuovi, importanti, che il primo giudizio può essere revocato, che le prove emerse sono determinanti. Dal “libro nero”, che sembra Cherubini compilasse per esercitare pressione su Paratici al momento del proprio rinnovo contrattuale, alle intercettazioni in cui tutti i dirigenti juventini incrociano informazioni sulle operazioni fittizie, senza mai scambi di denaro. Un insieme definito dai giudici: illecito ripetuto e prolungato, col quale è stato alterato il risultato sportivo. A leggere bene, visto che l’inchiesta Prisma parte dal bilancio 2019-20, è a rischio anche l’ultimo dei 9 scudetti consecutivi, oltre alle 2 Coppe vinte da Pirlo la stagione successiva. Sennò non si capirebbe qual è il risultato sportivo alterato.

Una sentenza dura, si sapeva e si vede, ce lo ricorda la classifica. E conta poco che il Coni possa ancora cancellarla, perché non è con l’eventuale vizio di forma che la Juventus potrà difendersi dal prossimo processo, quello per cui la Procura federale ha appena chiesto 40 giorni di proroga per poter meglio preparare il suo atto di accusa, sempre basato sulle 14 mila pagine dell’inchiesta Prisma e nel quale saranno presumibilmente riuniti 3 capi d’accusa: le manovre stipendi, le partnership con le società amiche e i rapporti sospetti con alcuni agenti. Sono gli stessi documenti che sono serviti per la condanna del 20 gennaio. Per evitarne un’altra, probabilmente più severa, i legali bianconeri dovranno estrarre dal mazzo delle carte speciali, non certo un’intercettazione in cui 2 dirigenti parlano fra loro e dicono di non aver fatto nulla di irregolare, magari già sospettando che ci sia qualcuno ad ascoltare le loro parole.

Il prossimo processo sportivo si celebrerà in primavera e porterà probabilmente anche alle squalifiche di molti giocatori, compresi alcuni che ora non sono più alla Juventus, come Dybala. Altri club saranno puniti. Altri dirigenti. Paratici può considerare chiusa non solo la sua stagione al Tottenham, ma anche la sua carriera, a rischio radiazione. Come Andrea Agnelli. E poi ci sarà forse anche il processo penale, per cui il gup deciderà il 27 marzo. Se si farà, ma non si vede come non, sarà lunghissimo e controverso. Senza dimenticare l’Uefa, che aspetta i giudizi italiani per emettere i suoi verdetti. L’attuale Europa League rischia di essere l’ultima eurocompetizione della Juventus per molti anni.

I tifosi bianconeri sono comprensibilmente delusi, feriti, furibondi col Palazzo, che avrebbe nel mirino sempre la loro squadra. Tra una disdetta e l’altra, magari anche dell’abbonamento allo Stadium, visto lo spettacolo, si prendano però il tempo di leggere ciò che hanno scritto i giudici. Perché non è sempre vero che vincere è l’unica cosa che conta.

@GianniVisnadi

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